Il Sole Fuori, il Diluvio Dentro

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Fuori c'è una di quelle giornate estive che a Napoli fanno sembrare tutto più forte, più rumoroso, più vivo. L'aria profuma di mare, di caffè e di quella promessa di festa che contagia chiunque incroci per strada. Tutto ha più sapore, per gli altri.
Io invece mi sento vuota.
È una sensazione strana, quasi paradossale. Sono ferma al centro del mio mondo, circondata dalla luce, ma è come se fossi protetta — o forse intrappolata — da una cupola invisibile. Intorno a me la gente ride, progetta le vacanze, si gode il sole. Dentro di me, invece, imperversa un diluvio universale. Gocce pesanti che oscurano i pensieri e bagnano i ricordi, lasciando solo quel senso di freddo e di apatia.
Mi chiamo Clara, ho trent'anni e nella vita faccio l'architetto. Per lavoro rimetto in sesto gli spazi, trovo l'armonia tra i volumi, ridò luce agli angoli bui delle case altrui. Ma se dovessi disegnare una pianta della mia anima in questo momento, sarebbe una stanza vuota, con le pareti spoglie e una pioggia battente che cade dal soffitto.
Per capire come sono arrivata a questo punto, a questo vuoto che mi consuma anche nelle giornate più calde dell'anno, dobbiamo fare un salto indietro. Dobbiamo tornare a cinque anni fa.

Il sole non bastaStories to obsess over. Discover now