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PRIMO ATTO

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Capitolo uno 

Ero nata con un dono che nessuno poteva vedere, a nessuno importava di nessuno, solo guerra, odio e distruzione.

Come si vive sentendo ogni cosa? Dolore, tristezza, rabbia, perdita?

Un dono divenuto condanna, per me che sono un'esiliata.

L ' esercito di Mc Murdo sta varcando i grandi cancelli, i guerrieri di pietra sotto il comando del grande demone si preparano per una nuova battaglia, li guardo, dall'alto della collina e mi preparo a ricevere le emozioni dannate di questa nuova giornata.

Marciano tutti allo stesso ritmo, non hanno anima, nessun bagliore di luce, solo fredda roccia.

A capo fila un guerriero più alto degli altri, vedo la sua aura, un miscuglio di nero e rosso.

Alza lo sguardo su di me, non so come, non so perché, ma percepisce la mia presenza.

I suoi occhi sono neri, il contorno delle sue pupille è rosso come il fuoco, avverto inquietudine, oscurità, il sangue nelle mie vene diviene improvvisamente freddo, poi ricambio lo sguardo, gli occhi mi bruciano e nel petto sento una piccola fiamma ardere, per la prima volta in un guerriero di pietra percepisco sofferenza.

I guerrieri di pietra una volta erano uomini, abitavano la terra, fino al giorno della grande divisione, poi un grande demone, Mc Murdo, volle creare un esercito di guerrieri per imporre il suo potere nei paesi inferiori e così nacquero i guerrieri di pietra, esseri senza sentimenti e anima, la loro forza ineguagliabile, nati per distruggere e sentire solo il loro padrone.

Mai avevo sentito sofferenza in un guerriero di pietra, come ho detto, somigliano agli uomini ma non lo sono, la loro pelle granitica non lascia spazio a calore o ad un battito del cuore, eppure perché ho sentito quella fiamma? Il guerriero distoglie lo sguardo dal mio, fa procedere il suo esercito verso i villaggi, nessuna espressione sul suo viso, il mio sangue riprende calore, torno a sentirmi meglio.

Allontano il mio sguardo e le mie emozioni dall'esercito e mi dirigo a casa, una volta li potrò brevemente estraniarmi dal mondo e dalle sue tempeste emotive che mi colpiscono continuamente.

Eccola li, casa mia, castello del demone Mc Levant uno dei grandi demoni, ossessionato molto tempo fa dall'angelo Lucinda con la quale diede vita a me, metà angelo, metà demone , un "sangue misto" nata con il dono degli angeli di poter sentire e vedere le emozioni del mondo, costretta a sentire anche la mia parte demoniaca. Non so ancora chi sono, per ora sono Selene, l'esiliata dai paesi superiori dopo la grande divisione.

Varco i grandi cancelli del castello, un giardino di rose nere e uno stagno di acqua scarlatta incorniciano l'entrata, passo oltre senza soffermarmi su tutta quella oscurità.

Arrivo nella mia stanza, il mio riparo, il mio angolo di mondo dove non sento nulla.

Esco sul terrazzino e guardo quell'infinito cielo così scuro da ingoiare qualsiasi cosa, nei paesi inferiori non esistono stelle, ma nei miei ricordi prima della divisione, i miei occhi  ne hanno viste un sacco, lucenti, splendide e maestose.

Rientro in camera e cerco la mia camicia da notte, mentre mi spoglio il mio riflesso si scontra con il grande specchio davanti a me, odio farmi vedere, detesto i miei occhi.

Sono un sangue misto per questo ho un occhio azzurro e uno nero, il richiamo dei due mondi a cui appartengo: I miei capelli sono un groviglio nero di onde, le mie spalle sempre coperte, per non ricordare chi ha spezzato le mie ali da angelo quando ero una bambina.

Mi volto di scatto, infilo la mia camicia da notte bianca e raggiungo la mia poltrona in fondo alla stanza e guardo fuori: Nei paesi inferiori non esiste il sole ma una luce malata che non scalda, un eterna eclisse, quasi interamente coperta dall'oscurità, la stessa che avvolge la mia mente e il mio cuore giorno dopo giorno. 

Non so esattamente per quanto ho dormito, forse ore, forse giorni, qui il tempo è immutabile .

Faccio un bagno caldo e mi vesto per uscire, credo andrò in visita ai villaggi, ci sono un sacco di anime sofferenti, gli schiavi che hanno bisogno di aiuto, parole di conforto , quando posso faccio visita e parlo con loro, li ascolto piangere, li abbraccio, mi sforzo costantemente di mettere in risalto la mia luce, spero sempre nel mio cuore di non perderla mai di non esser ingoiata dalla mia metà , dalla stessa oscurità  che abita il mio corpo . 

Decido di visitare Karten, uno dei quattro villaggi dei paesi inferiori , abitato e costruito per le donne. 

Alcune di loro hanno peccato, altre sono figlie, sorelle, bambine cresciute qui, costrette alle stesse sorti delle loro antenate, madri, nonne. 

Qui le donne si occupano di agricoltura, lavandaie, schiave sessuali , tutte sotto il comando dei grandi demoni che vivono qui . 

Mentre cammino , sento una voce chiamarmi << Selene, finalmente sei passata a trovarci >>. 

 È Una graziosa nonnina, segnata dal tempo e dal duro lavoro.  <<  Artemis, sono contenta di vederti, come stai ? >>. Ci spostiamo verso la sua baracca, mi prende dolcemente sotto braccio: <<  Sopravvivo, bambina mia. L'esercito è in giro, in cerca di qualche  umano da torturare. Quanto ancora i miei occhi devono vedere questo strazio ? >>.  Avverto la sua tristezza, la sua pena. Le accarezzo la mano e la stringo dolcemente, conosco questa donna da quando sono bambina, solo i paesi superiori possono conoscere la sua sofferenza : << Artemis, devi fare attenzione, non cercare di provocarli, ti prego di non metterti in pericolo >>. Mi guarda, accenna un sorriso. << Il pericolo non mi spaventa più dopo aver perso Dorotea, nessuna sofferenza può uccidermi>>.  Mi si stringe il petto, uccisero sua figlia, una schiava sessuale per essersi ribellata alle violenze di Mc Murdo . 

La mia specie, la mia razza. 


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