Parte 1

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Fin da quando ero una ragazzina mi sono appassionata alla catastrofe di Chernobyl e finalmente sono riuscita a risparmiare i soldi per andarci insieme al mio migliore amico Nate.

Atterrati a Kyiv, prendiamo subito un taxi che ci porta in hotel. Appena entro in camera, mi butto sul letto: sono stanca e distrutta e mi addormento subito, aspettando la partenza della mattina successiva.

"Grace, muoviti, dobbiamo partire!"

Apro gli occhi di scatto. Per un attimo non capisco dove mi trovo, poi realizzo: Chernobyl. È il giorno che aspettavo da anni.

Corro giù dalle scale con il mio zaino, pieno di tutto l'occorrente per il viaggio.

"Eccomi!" esclamo, ma proprio mentre lo dico inciampo sull'ultimo gradino. Per fortuna Nate corre subito a prendermi prima che io cada.

"Devi stare più attenta, Grace."

Abbasso lo sguardo, imbarazzata. Fin da quando ero piccola ho sempre avuto una cotta per lui, ma non gliel'avevo mai confessato finché lui non ha dichiarato i suoi sentimenti e, da lì, ci siamo messi insieme. Infatti siamo fidanzati da ormai 3 anni e ci amiamo come non mai.

Senza perdere troppo tempo, mi faccio aiutare da Nate a mettere lo zaino nel bagagliaio della macchina che ha noleggiato per il viaggio. Poco dopo partiamo in direzione di Chernobyl.

La nostra tappa è Pripyat, "la città fantasma", o almeno così viene chiamata da molti. Fu abbandonata nel 1986, subito dopo l'esplosione. Ho scelto proprio quel luogo perché un tempo era pieno di vita: sapere che lì vivevano così tante persone mi trasmette una strana sensazione di inquietudine.

Ovviamente, per entrare in quei posti bisognerebbe partecipare a un tour guidato autorizzato, ma io e Nate non possiamo permettercelo. Così lui ha contattato un suo amico d'infanzia, una guardia di sicurezza della zona, che dovrebbe farci entrare.

Mentre guardo fuori dal finestrino, i miei occhi si fanno sempre più pesanti. Albero dopo albero, il paesaggio scorre lento... finché non mi addormento.

Sento delle voci: sono Nate e il suo amico, che gli sta indicando l'entrata. Apro piano gli occhi; Nate è di fianco a me e sta parcheggiando la macchina in una zona nascosta.

Il posto è deserto. Ci siamo solo noi.

Scendiamo dall'auto, prendiamo gli zaini dal bagagliaio e iniziamo a incamminarci per visitare la città.

"Non ti sembra tutto troppo... fermo?" sussurra Nate.

Non rispondo. L'aria è diversa, pesante, come se quel posto ci stesse osservando.

Accendo il telefono per fare una foto, ma noto subito che non c'è segnale. In fondo, me lo aspettavo.

"Grace, anche a te non funziona internet?"
"Sì, è normale, siamo in un luogo isolato, sta' tranquillo."

Iniziamo a incamminarci lungo i palazzi abbandonati e silenziosi; tutto sembra così strano. A un certo punto noto che Nate non c'è più e inizio ad avere paura.

"Nate! Nate! Dove sei?" lo chiamo preoccupata.

Non faccio in tempo a girare l'angolo che mi spunta davanti, spaventandomi.

"AHAHAHAHA! Ti eri preoccupata? Volevo solo farti uno scherzo, scusa."

"Mi hai fatto prendere un infarto, stavo iniziando a pensare che in realtà non fossimo del tutto soli."

E proprio mentre lo dico, un rumore molto forte ci fa sussultare.

"Cos'era?" chiede Nate, che ora sembra più spaventato di me.

"Sarà stato il vento," dico cercando di far vedere che non sono terrorizzata.

Mi sto pentendo di essere venuta qui. Infatti, prima di partire avevo litigato con i miei genitori perché erano contrari: dicevano che molte persone erano scomparse senza fare più ritorno. Ovviamente non gli credevo, ma ora, pensandoci, forse non avevano del tutto torto.

In effetti questo posto fa gelare il sangue. Gli appartamenti sono tutti crepati e pieni di piante e muffa, o almeno spero che sia muffa.E molte giostrine si sono arrugginite con il tempo.

Cercando di non pensare a quello che è appena successo, io e Nate continuiamo ad andare avanti finché non arriviamo davanti a una ruota panoramica.

Nate mi tende una mano.

"Vieni, andiamo lì su!"

Stringe la mia mano e iniziamo ad arrampicarci fino in cima e ci sediamo su una cabina, da dove si riesce a vedere la centrale nucleare di Chernobyl.

"Ho una sorpresa per te."

Intanto che me lo dice, tira fuori una scatolina e la apre. All'interno c'è un anello.

Inizio a tremare e a piangere dalla gioia.

"Grace, mi vuoi sposare?"

Io rimango immobile, ancora incredula per le parole che sono uscite dalla bocca di Nate.

"Sì! Ti amo da morire! Voglio stare con te per il resto della mia vita!"

Appena lo dico iniziamo a baciarci. Quando mi stacco, però, intravedo qualcosa dietro all'albero.

Osservando meglio, noto che non è né una persona ,né un animale. La creatura è giallastra, con le mani davanti alla faccia. Non sembra umana. E osservando meglio noto che sulle mani ha degli occhi che ci stanno guardando.

Il mio cuore inizia a martellarmi nel petto. Nate nota che c'è qualcosa che non va.

"Grace, che hai?"

💋☢️Nota dell'autrice☢️💋

Ciao a tutti, cari lettori!
Spero che questo primo capitolo vi sia piaciuto!
Avviso: questa storia non è molto lunga perché nasce come un compito assegnato dalla mia professoressa di italiano, ma ho deciso di condividerla comunque con voi perché mi piaceva l'idea di farvela leggere.
Spero davvero che vi piaccia!

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ChernobylWhere stories live. Discover now