Il profilo twitter di Simone aveva duecento follower e in quel periodo un'unica costante: i treni. Ma non i treni in senso romantico, niente foto di binari al tramonto o citazioni sui viaggi come metafore sull'esistenza. I tweet di Simone erano un'altra roba.
@SB_ricalcola: "Trenitalia: regionale delle 7:10 soppresso. Terza volta questa settimana. Grazie! #storiedaunbinario"
@SB_ricalcola: "Il signore seduto accanto a me sta mangiando un tramezzino tonno e cipolline. Sono le 6:58 di mattina. Esistono leggi contro questo crimine? #storiedaunbinario"
@SB_ricalcola: "Non so perché continuo a prendere questo treno tutti i giorni come se un giorno potesse sorprendermi. Spoiler: non può. #storiedaunbinario"
L'ultimo era il preferito di Manuel.
Seguiva #storiedaunbinario da circa un anno. Lo aveva scoperto per caso, una sera annoiato sul divano e da allora era diventato uno di quei pozzi in cui cadeva quando non aveva voglia di fare niente di utile. C'era di tutto sotto quell'hashtag: gente che twittava foto di albe viste dal finestrino, gente che si lamentava dei ritardi con una creatività ammirevole, qualche anima poetica che scriveva frammenti di storie su persone mai conosciute.
Manuel, che studiava filosofia e aveva un rapporto complicato con il concetto di tempo libero ben speso, si era convinto che seguire #storiedaunbinario fosse una forma legittima di antropologia del quotidiano.
Matteo la chiamava procrastinazione. Chicca era d'accordo con Matteo.
Aveva trovato il profilo di Simone un martedì di inizio marzo.
@SB_ricalcola: "Venti minuti di ritardo. Il tabellone dice "in orario". Uno di noi due sta mentendo e non sono io. #storiedaunbinario"
Anche il suo treno era in ritardo e la cosa lo aveva fatto ridere. Aveva messo like e, incuriosito, aveva aperto quell'account.
La foto profilo era in bianco e nero: un ragazzo moro dagli occhi grandi, in tuta, seduto sullo schienale di un divano con i piedi appoggiati sui cuscini e sullo sfondo un computer acceso.
Esitò un secondo, poi premette il tasto "segui".
Qualche giorno dopo Simone ricambiò.
I giorni passavano e Manuel continuava a leggere i tweet di Simone con la stessa regolarità con cui leggeva il meteo: ogni mattina, in automatico, prima ancora di essere del tutto sveglio.
Simone twittava quasi sempre con quel tono tra il rassegnato e il sarcastico che Manuel trovava adorabile.
A volte si chiedeva se anche Simone leggesse quello che scriveva lui. Probabilmente no.
I suoi tweet non erano divertenti, tendevano verso il criptico, verso le citazioni senza contesto, verso gli sfoghi sugli esami. Erano scritti in un italiano che al mattino sembrava sensato, ma alla sera, a volte, risultava imbarazzante.
La sua foto profilo era uno scatto in controluce, la sagoma scura di una persona in piedi su un ponte, il cielo arancione dietro. Non si vedeva quasi niente. Era una foto che gli aveva fatto Chicca per motivi che non ricordava più e che aveva messo come immagine del profilo perché in quel momento gli sembrava bella e adesso non aveva più voglia di cambiarla.
@SB_ricalcola: "Vogliamo parlare del ragazzo con il pi.greco tatuato sul collo?"
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#storiedaunbinario - SIMUEL
FanfictionDue pendolari, due account twitter, un #. Un incontro che ti cambia la vita. Tratto da una storia vera: la mia. Anche in questo caso ci sono dei treni. Capirete che non posso che esserne emotivamente legata.
