Prologo

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JJ

L'aria del mattino a Los Angeles è stranamente fredda, o forse sono io che la sento così. Mi stringo nella giacca mentre attraversiamo la strada verso il pub. È chiuso, serrande a metà, insegna spenta. Un posto che dovrebbe sapere di musica e alcol e risate, e invece odora solo di qualcosa di fermo, stagnante. Come se il tempo qui dentro si fosse bloccato nel momento esatto in cui quelle ragazze sono entrate... e non sono più uscite.

Accanto a me, Spencer mi osserva troppo. Lo sento anche senza guardarlo.

«Sicura di star bene?»

Annuisco subito, troppo in fretta. «Sì.»

Non voglio parlarne. Non qui. Non adesso.

«Sei pallida...» insiste, abbassando leggermente la voce, come se il silenzio del locale potesse ascoltarci.

«Sto bene.» Stringo i denti e spingo la porta.

Dentro è peggio. Sedie capovolte sui tavoli, pavimento appiccicoso, odore di birra vecchia e disinfettante economico. Le luci sono accese solo a metà, abbastanza da creare ombre lunghe e inquietanti.

Spencer si avvicina leggermente a me. «Hai mangiato stamattina?»

«Sì.»

«Cosa?»

«Spencer...»

«Quanto?»

Lo guardo male. «Non è un interrogatorio.»

«Tecnicamente lo è, ma non sei tu il sospetto.» Inclina la testa, studiandomi. «Hai dormito?»

Non rispondo. Non davvero. Perché la verità è che ho dormito poco. E male. E con quella nausea che sale appena apro gli occhi.

«Quello è il proprietario.» dice poi, indicando un uomo dietro il bancone.

Perfetto tempismo.

Faccio un respiro e mi ricompongo. «Buongiorno, lei è il signor Lion.»

L'uomo si gira lentamente. Sguardo viscido, sorriso storto. «Buongiorno... sì, sono io. Posso essere utile?»

Il modo in cui lo dice mi fa venire voglia di lavarmi le mani.

«Siamo qui per delle domande.» interviene Spencer, già teso.

«Oh, davvero?» si appoggia al bancone, incrociando le braccia. «E io che pensavo foste qui per bere qualcosa.»

«Possiamo andare nel suo ufficio.» dico, ignorando il tono.

«Certo.» sorride, ma non arriva agli occhi. «Seguitemi, agenti.»

Il suo ufficio è piccolo, soffocante. Una scrivania disordinata, odore di fumo stantio. Mi siedo cercando di ignorare il leggero giramento di testa.

Spencer non perde tempo. «Arrivo subito al sodo. Conosceva le ragazze scomparse?»

Lion scoppia a ridere.

Una risata lunga, fastidiosa. Studiata.

Spencer si irrigidisce. «Lo trova divertente?!»

«Oh, andiamo...» si piega leggermente in avanti. «Dieci ragazze. In un pub. Mi state chiedendo se le conoscevo? Che devo dire, agente, che facevo loro l'albero genealogico prima di servirgli da bere?»

Stringo le mani sulle ginocchia. «Frequentavano questo posto regolarmente.»

«Come centinaia di altre.» alza le spalle. «Non tengo un registro delle facce carine.»

JJ & ReidStories to obsess over. Discover now