In "Eroina" la droga è l'altra persona e diventa così un gioco di parole tra la sostanza stupefacente e la figura femminile, parlando di quella dipendenza affettiva che ti toglie il respiro e ti rovina le giornate.
Parla di un legame che somiglia a un disastro, dove gli occhi di chi ami diventano l'unica cosa che cerchi, anche se sai che ti faranno male.
Cerca di raccontare i momenti meno razionali ed emotivamente più forti che tutti vivono all'interno di una relazione.
"Se non mi ami, giuro, mi incasini"
- Eroina, Kid Yugi & Tutti Fenomeni
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Camelia era nata e cresciuta a Taranto, con l'odore del mare da una parte e l'odore denso e metallico dell'Ilva che entrava dalle finestre anche quando erano chiuse e si infilava nei vestiti stesi, nei capelli, nelle lenzuola.
Lei era la più piccola di quattro, nata in una famiglia di musicisti dove la musica era sempre stata al centro di tutto. Tre fratelli prima di lei suonavano perchè avevano dita veloci, sicure, costruite negli anni di esercizio e quando lo faceva la gente li guardava e capiva subito cosa stavano facendo. Lei invece aveva una voce. All'inizio non se n'era nemmeno accorta. Cantava per imitazione, per gioco. Dietro le porte, nei corridoi, sopra le basi che uscivano gracchianti da casse troppo vecchie. Era qualcosa che le usciva senza pensarci ed era come respirare. Avere una bella voce, però non bastava. Crescere aveva complicato tutto. Suonare era una cosa che si vedeva. Che si spiegava. Che si poteva misurare. Cantare no, voleva dire era esporsi in un modo diverso. Più nudo. Più facile da mettere in discussione e più difficile da far arrivare.
Molte volte le avevano detto che era brava, ma... non era abbastanza e quel maledetto "ma" arrivava sempre. Le avevano detto che era troppo particolare, sporca, poco commerciale... semplicemente era troppo e il mercato musicale italiano non aveva bisogno di lei. I suoi fratelli continuavano a suonare. Uno di loro era andato via, al nord. Aveva trovato lavori migliori, contatti migliori, posti dove la musica sembrava avere più spazio per esistere senza dover chiedere scusa. Gli altri due erano rimasti e lei con loro.
Camelia ci aveva provato per davvero, non una volta sola, né per gioco. Aveva mandato demo registrati male, in camere troppo piccole, con il rumore dei vicini sotto che passava attraverso i muri. Aveva fatto audizioni dove nessuno la guardava davvero, serate dove la gente parlava sopra la sua voce come se fosse musica di sottofondo. Aveva imparato a cantare anche così, senza essere ascoltata.
Lavorava dove capitava. Locali, matrimoni, eventi. Posti dove la musica serviva a riempire i vuoti, non a crearli. Nonostante ciò c'era sempre qualcosa che le sfuggiva, che la faceva rimanere insoddisfatta. Non credeva più davvero che qualcuno sarebbe arrivato a scoprirla. Aveva visto troppa gente provarci, troppa gente restare ferma nello stesso punto per anni, finché la musica smetteva di essere un sogno e diventava solo una cosa che facevi ogni tanto, quando avevi tempo.
La scuola di musica dei suoi genitori stava al piano terra, con l'ingresso che dava su una strada con la vista sul mare. Le pareti erano piene di fotografie ingiallite, spartiti incorniciati, programmi di vecchi concerti. In mezzo, più in alto degli altri, una fotografia di sua madre giovane, in abito da scena, lo sguardo lontano da chi la guardava. Era stata un'eccezionale cantate lirica.
Quel pomeriggio la scuola era vuota. Niente studenti, niente voci sovrapposte, niente strumenti che si accendevano uno sopra l'altro. Suo fratello era seduto davanti al pianoforte, le dita che si muovevano distratte, senza una melodia precisa. Provava accordi, li lasciava cadere, li riprendeva.
Camelia stava in piedi accanto alla finestra, la schiena appoggiata al muro, le braccia incrociate. «Allora?» fece lui senza guardarla. «Canti o continui a fare scena?»
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Eroina » Kid Yugi
Fanfiction"Se non mi ami, giuro, mi incasini" La storia di Camelia e Francesco, nata per puro caso, accomunati dalla loro passione per la musica. tw: violenza, scene di sesso. Ogni riferimento è puramente casuale, questa è solo una storia cioè finzione. La mi...
