Giulio
La pioggia su Roma non pulisce mai niente; si limita a mescolare lo sporco finché non diventa un'unica poltiglia grigia.
Ero fermo dietro il nastro giallo della scientifica, con le scarpe d'ordinanza che affondavano nel fango del vicolo dietro Via Giulia. Il vapore del mio respiro si condensava nell'aria gelida di novembre, una scia bianca che spariva in fretta, proprio come la vita di quell'uomo steso a terra.
«Ispettore Valenti, è un brutto affare,» mormorò il mio collega, l'agente scelto Moretti, porgendomi un caffè nel bicchiere di plastica.
Annuii senza guardarlo. I miei occhi erano fissi sul corpo di Marco Micetti. Era riverso a terra, il volto premuto contro i sampietrini bagnati. Sentii un freddo improvviso salirmi lungo la schiena, un brivido che non aveva nulla a che fare con il meteo. Sapevo chi era. Lo avevo visto in una foto nel cassetto di mia moglie, Elena, solo pochi giorni prima. Un sospetto che mi aveva logorato le viscere e che ora, davanti a quel corpo senza vita, diventava un macigno insopportabile.
«Sappiamo chi è?» chiesi. La mia voce era appena un sussurro, incrinata da una stanchezza che veniva da dentro.
«Un istruttore di nuoto. Trent'anni. Portafoglio sparito, sembra una rapina finita male, ma i colpi... ispettore, chiunque sia stato deve aver provato un odio profondo.»
Chiusi gli occhi per un istante, cercando di mantenere la calma. Il mondo mi stava crollando addosso: l'uomo che aveva messo in crisi il mio matrimonio era morto, e io ero il detective incaricato di trovare chi lo avesse ucciso. Era un paradosso crudele, una prova di integrità che non avrei augurato nemmeno al mio peggior nemico.
«Lo conosceva mia moglie, Moretti,» dissi infine, guardando il collega con la massima sincerità di cui ero capace. «Era il suo istruttore. Devo essere io a dirglielo.»
Vidi la pietà dipingersi sul volto di Moretti. Mi posò una mano sulla spalla, un gesto di solidarietà tra uomini. «Mi dispiace, Giulio. Se non te la senti di seguire il caso, parlerò io con il Capo...»
«No,» lo interruppi, raddrizzando le spalle. «È il mio lavoro. Devo scoprire chi è stato. Lo devo alla giustizia, e in qualche modo, lo devo anche a lei.»
Quella notte, tornato a casa, rimasi a lungo a guardare il cursore lampeggiante sullo schermo del mio laptop. Avevo bisogno di mettere ordine nel caos della mia testa. Avevo bisogno di scrivere questa indagine, di sviscerare ogni indizio, ogni sospetto, per non impazzire.
Iniziai a digitare. Non per gloria, ma per sopravvivere. Dovevo trovare l'assassino di Marco Micetti. Dovevo capire chi fosse il mostro capace di tanta violenza, per poter guardare di nuovo Elena negli occhi e dirle che, almeno come detective, non l'avevo tradita.
KAMU SEDANG MEMBACA
Il Caso Numero Zero
Misteri / ThrillerGiulio Valenti è l'orgoglio degli omicidi: mente analitica, intuito infallibile e una carriera costruita sulla giustizia. Ma la sua vita privata è un castello di carta che crolla quando scopre che sua moglie, Elena Colonna, ha una relazione segreta...
