Il Mar dei Caraibi non è più il paradiso di giada e corallo che i geografi descrivevano nelle loro mappe ingiallite. È diventato un immenso cimitero liquido, un'estensione vischiosa di grigio e opale dove l'orizzonte ha smesso di esistere, inghiottito da una nebbia perenne che non è vapore, ma un sudario. Si incolla alla pelle come bava di spettro, penetra nei polmoni con il sapore metallico del rame e del sale amaro. Qui, dove le leggende non vengono raccontate ma respirate, la Queen Anne's Revenge solca le onde silenziose come un predatore d'ebano, una ferita scura nel bianco lattiginoso del mondo.
Sento le vibrazioni del ponte sotto i miei stivali di cuoio logoro, un battito sordo che risale dalle assi di quercia annerita fino alle mie ginocchia. Il legno di questa nave è impregnato di una maledizione antica; le venature scure sembrano pulsare sotto i miei piedi, nutrite dai litri di sangue che hanno bagnato questo ponte nei decenni. Sono Elizabeth Swan, e questo legno è l'unica cosa che mi separa dall'abisso. O forse, è proprio ciò che mi ci sta trascinando dentro.
Passo una mano sulla balaustra, sentendo le schegge incrostate di sale che tentano di pungere il palmo. La mia pelle è una mappa di guerra: segnata dal ferro delle spade, indurita dal vento che taglia come un rasoio, arsa da un sole che non scalda più ma brucia con una luce malata. Ho barattato la seta e i corsetti della mia vecchia vita per il peso di una sciabola d'abbordaggio e il comando di un branco di lupi. La mia anima? Probabilmente è rimasta incagliata in qualche scoglio dell'isola di Tortuga anni fa, o forse l'ho venduta un pezzo alla volta per ogni ordine che ho dovuto impartire per non finire sgozzata nel sonno.
Sposto lo sguardo sull'equipaggio. Sono bestie. Uomini che hanno dimenticato il nome della propria madre ma ricordano perfettamente il sapore del rum scadente e l'odore delle budella esposte.
«Tenete quel fiocco teso, ammasso di carogne! O giuro sull'Inferno che userò la vostra pelle per rammendare la tela!» La mia voce taglia la nebbia come una lama affilata, fredda e precisa. Non urlo per rabbia, urlo per necessità.
Questi uomini non seguono un leader per lealtà; obbediscono solo al terrore che sanno che posso scatenare. Li osservo uno a uno: volti butterati dal vaiolo, occhi giallastri per lo scorbuto, dita monche e denti marci. Sono il sedimento dell'umanità e io sono l'unica cosa che impedisce loro di sbranarsi a vicenda prima ancora di avvistare una preda.
Sento un passo pesante dietro di me. Un tonfo che scuote le assi, accompagnato dall'odore pungente di tabacco masticato, grasso di balena e un rancore che bolle da troppo tempo.
«La nebbia si fa densa, Swan. Troppo densa perfino per una come te, che dice di saper leggere il buio meglio di un gatto nero» Mi volto lentamente, senza fretta, lasciando che il mantello pesante di pelle di squalo si apra quel tanto che basta a rivelare l'impugnatura della mia pistola e il pomolo della sciabola.
Murdock, il Nostromo, sovrasta la mia figura con la sua stazza imponente. È un gigante d'uomo, una montagna di muscoli e grasso indurito che puzza di violenza. Una cicatrice spaventosa gli attraversa la faccia dal sopracciglio alla mascella, dividendo in due un volto che sembra scolpito in una roccia lavica. I suoi occhi, piccoli e scuri come grani di pepe, non smettono mai di studiarmi. Cerca un segno di cedimento, un tremito nelle mie mani, una singola crepa nell'armatura che indosso ogni mattina insieme ai miei stivali.
«Murdock» rispondo, mantenendo la voce bassa, su quel registro profondo che so che lo irrita. «Se la nebbia ti spaventa, puoi sempre scendere in stiva a contare i topi. Ma finché io sono sul cassero, farai meglio a controllare che i cannoni siano asciutti. Se perdiamo la rotta a causa della tua negligenza, la tua testa sarà la prima a decorare il bompresso»
Lui sputa un grumo scuro di tabacco vicino ai miei piedi, un gesto di sfida che profuma di ammutinamento represso. «Il Capitano non sarà felice di questo rallentamento. Vane sente il fiato del Tristo Mietitore sul collo. E quando il Capitano ha paura, noi tutti iniziamo a sanguinare»
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LACRIME NERE
RomanceIl mare non ha cuore e le sue figlie non conoscono la pietà. Elizabeth Swan non è una lady, è un'arma. Al fianco del Capitano Vane, solca il Mar dei Caraibi a bordo di un predatore d'ebano, la Queen Anne's Revenge, con un unico scopo: trovare la Fon...
