In una desolata via secondaria del centro della città, più precisamente all'angolo con il vicolo degli "artisti" (così un tempo) si illuminava, un po' sì e un po' no, l'insegna del Lumière Caffè.
La via era abbastanza buia a causa dei palazzoni in stile britannico coi mattoni rossi e pietre che coprivano i lati. Era rimasto qualche lampione in vecchio stile, di quelli verdi con il vetro che fa da riparo alla lampada. Le panchine che costeggiavano la strada erano antiquate ma ancora in buono stato, peccato che non ci si sedeva più nessuno.
Ogni tanto, in quella via, passava qualche anima a spasso con il cane e si capiva che erano residenti del posto dal fatto che erano sfuggenti e poco loquaci.
Si intravedevano, tra sacconi di spazzatura neri, dei retro di alcuni locali che affacciavano l'entrata principale sulla via adiacente. Nelle pause dei dipendenti si alzava una nuvola di fumo di sigaretta. E qualche imprecazione.
A primo impatto poteva sembrare una via che era meglio evitare, ma la sua tranquillità era riuscita ad attirare nel tempo chi era in cerca di ispirazione e verità.
L'assordante silenzio veniva piano piano distorto da una sinfonia cozy-jazz che sapeva di casa, danzando nell'aria raggiungeva l'udito di chi sapeva apprezzarne le calde note. Come una tazza di cioccolata con panna che guarisce dall'inverno.
Proveniva dal Lumière Caffè.
(Consiglio d'autore: prosegui ascoltando "After Love is Gone" - Satini by Playlist "Cozy Coffee Shop" - Spotify)
Il richiamo del Lumière brillava dalla feritoia d'ombra tra i palazzi, dove l'umidità sembrava ancora conservare i segreti di una città un tempo allegra, spensierata e dinamica.
L'insegna era il gioiello "scintillante" nella notte buia: un vero connubio tra neon e metallo fluttuante sopra la porta d'ingresso. La luce intermittente calda e ambrata dipingeva i ciottoli della strada.
Un battente di legno scuro faceva da ingresso, segnato dal tempo ma lucidato con cura. La maniglia di ottone era visibilmente consumata dalle mille e mila mani che l'avevano varcata. Sognatori, artisti, disperati, geni.
Il vetro satinato della porta lasciava intravedere ombre in movimento. Poche.
Così, entrai.
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Piacere, Nostalgia.
General FictionIn un mondo iperconnesso dove essere produttivi al 100% è ormai obbligatorio, concediti una pausa nei racconti di uno scrittore che incontra una scrittrice in un bar, all'angolo di una via poco frequentata e dimenticata dal resto del mondo. Entrambi...
