Era il giugno del 2020. Fuori il mondo ricominciava timidamente a respirare dopo il lockdown, ma dentro quella casa l’ossigeno sembrava finito. Lui era uscito. Presi lo smartphone tra le mani; tremavano così tanto che lo schermo sembrava ballare. Chiamai mio padre. La mia voce era un sussurro rotto, ma lui capì tutto: "Sto arrivando, Federica. Resisti".
Iniziai a muovermi in trance. Non presi gioielli o vestiti eleganti. Corsi verso quello che contava: le foto dei miei figli. Volevo i loro sorrisi, l'unica cosa pulita in quell'inferno. Quando vidi l'auto di mio padre, scappai. Quel "clack" della portiera che si chiudeva fu il suono più bello del mondo. Lasciavo indietro le lacrime; portavo con me la vita.
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SCAMPATA ALLA MORTE
Short StoryA chi non ha ancora voce Scrivo queste pagine perché so cosa significa sentire il sapore del sangue in bocca e pensare che quella sia la fine. Scrivo perché so cosa vuol dire tremare al suono di una serratura che gira. Questo libro non è solo la cro...
