CAPITOLO 1

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Nei treni la notte - Calcutta
BEA

<<Che idea di merda>>
Già che idea di merda trasferirmi a solo sedici anni in un'altra città con i miei fratelli maggiori sperando che qualcosa nella mia vita possa cambiare.
Che idea di merda
Tutto per una scuola "migliore" a Roma. Tutto per cambiare qualcosa, come se cambiare palazzi e vie potesse cambiare me.
Siamo in macchina da circa un'ora e siamo quasi arrivati a destinazione, "let me know" di juice WRLD rimbomba nelle case mentre mio fratello Theodore sta al volante e intanto mi chiedo sé questa sia la scelta giusta per il mio futuro.
troppo tardi per rendermene conto vero?
guardo fuori e mi sento minuscola. Palazzi alti, fontane illuminate, negozi eleganti. E io... io che vengo da dove il massimo della notte è un giro in moto con amici che non sanno dove finisce la loro fortuna.
<< ti sei già pentita? Guarda che ti divertirai molto di più da noi, diamo una festa a casa praticamente ogni sabato>>
<< no Theo ti prego dimmi che non è vero, stai scherzando>>
Decido che forse dovrei solo smetterla di ascoltare quel biondo ossigenato di mio fratello, spegnare il cervello e cercare di riposarmi un po'. Non pensare a nessuno, solo a me stessa.
Mi guardo intorno fontane, parchi, strutture alte e lussuose mi circondano ma effettivamente non apparterrò mai ad un luogo del genere, vengo da dove per vivere i ragazzi fanno gare clandestine di moto rischiando di morire oppure spacciano, non c'è molto da dire né da nascondere: è una realtà visibile a tutti che tutti, però, cercano di ignorare.
Arriviamo davanti a un palazzo di sei piani. Non è brutto, ma nemmeno bello. Dignitoso, senza pretese. Mi chiedo se mi sentirò mai "a casa" qui. Scarichiamo le valigie e saliamo. L'ascensore sembra muoversi al rallentatore.
Arrivati al terzo piano, mi precipito davanti al portone. Theo lo apre senza fretta, mentre io faccio zigzag con le tre valigie gigantesche. L'ingresso si apre direttamente sul salotto e lì vedo Mattheo. Seduto sul divano, controller in mano, occhi fissi sulla TV, come se il mondo fuori non esistesse. Accanto a lui ci sono alcuni ragazzi che parlano, ridono.
Mi dimentico di respirare per un attimo e mi catapulto verso di lui. Lo abbraccio forte, più forte di quanto avrei mai immaginato. È il più grande, quello che se ne era andato prima, quello che avevo visto troppo poco negli ultimi mesi.
<<Bea, così mi strozzerai. Mollami>>
<< fanculo Matt, sei rimasto il solito stronzo di sempre>>
Mi guarda per un attimo negli occhi per poi stringermi di nuovo a se << allora, come stai? Cosa mi racconti?>>
Vorrei dirgli tutto. Tutto quello che ho fatto negli ultimi mesi: i giri sbagliati, le corse clandestine, le risse, le persone che mi hanno delusa. Ma no. Non ora.
<< niente di che>> rispondo letteralmente " niente di che" << tu invece, che mi dici?>>
<< non ti aspettare che cambi molto qui: ovunque c'è la stessa merda.>>
seduti sul divano accanto a lui ci sono tre ragazzi, tutti esattamente diversi l'uno dall'altro: uno è moro, uno biondo e l'ultimo ha i capelli tendenti al rosso ma gli occhi di ognuno di loro è su di me.
Mi avvicino chiedendo a Theodore di portarmi in camera mia perché ho davvero bisogno di sistemare la mia roba e sopratutto farmi una doccia.

Chiudo la porta della stanza dietro di me e inizio a disfare la valigia, sistemo i vestiti nell'armadio e resto ad ammirare, per un secondo di troppo, tutti quei romanzi che ho portato in valigia con la speranza che mi aiutino a far passare il tempo. Tra tutti mi soffermo sul mio preferito, un romanz con la copertina rossa e nera e con un finale straziante. Probabilmente conosco a memoria ogni passaggio di quel libro per quante volte l'ho letto, ma è come se fosse l'unico a scavarmi profondamente nell'animo.
Il telefono vibra sul comodino, mi sporgo leggermente dal bordo del letto per capire chi fosse e mi rendo conto che è Noah, il mio migliore amico. Da quando sono arrivata penso a come può cambiare la vita dei miei amici a Fiumicino, senza di me. Magari tutto resterà come sempre: stessi giri, stesse dipendenze e stessa gente.
Noah
Sei arrivata? Tutto bene?
Prendo il telefono e sorrido leggermente nel notare come Noah sia alla continua ricerca del controllo, ha bisogno di sapere cosa sta succedendo anche a distanza di chilometri. Si assicura che tutto sia apposto da quando mi disperavo in lacrime perché non volevo stare a scuola da sola, circa undici anni fa, direi che forse qualcosa è cambiato da quel momento.
Nell'esatto momento in cui l'angolo della mia bocca si alza accennando un sorriso la porta della mia stanza si spalanca rivelando la faccia di cazzo di Theo.
<< senti non vorrei interrompere qualsiasi cosa tu stia facendo, anche se mi piacerebbe tanto sapere a chi stai sorridendo al telefono, ma Matt vuole che vieni in salotto.>>
Ignoro totalmente la battuta sulla mia espressione << e perché mai dovrei venire in salotto?>>
<< smettila di fare la bambina e muovi il culo, non lo so cosa vuole>>
Non rispondo, non ho voglia di discutere anche con lui, sono troppo stanca a causa del viaggio, quindi lo sorpasso dandogli una spallata ed esco dalla stanza.
<< Quindi, che cosa vuoi?>> mi rivolgo direttamente a Matteo, l'ultima cosa che ho voglia di fare in questo momento è stare al centro di quella stanza con fin troppe persone per i miei gusti.
<<Sei agitata, hai litigato con il fidanzatino?>> giuro che prima o poi lo uccido
<< Matt, ti assicuro che non è il momento. Dimmi cosa vuoi>> sono stanca, è infastidita da tutto quanto.
<< Penavo volessi conoscere i miei amici, ma a quanto pare preferisci startene chiusa in camera da sola. Poi da sola per modo di dire.>>
Inclino la testa senza rispondere. Matt continua << lui è liam>> indica quello moro che si limita a farmi un cenno con il capo << il biondo è Axel>> alza la mano salutandomi << e infine lui è zane>>>
<< io sono bea.>> mi fissano tutti << okay... ora torno in camera mia>>

Never by chance Historias para obsesionarse. Descúbrelo ahora