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Le ombre avanzarono fra i folti faggi, abeti e i fitti pini; oscurando tutto il sottobosco. I sentieri, battuti da migliaia d’impronte sovrapposte, si stagliavano in contrasto con la neve ghiacciata, di un selvoso deserto bianco: un cimitero naturale, popolato da esseri possedenti degli organi vitali e da quelli reincarnati in altri o ricongiunti nelle proprie membra. Quei percorsi si intrecciarono fino a congiungersi negli argini dell’antico fiume glaciale Nixeveron, l’anima brillante che tranciò il caratteristico cimitero vivente in due metà gemelle, fortemente isolate tra loro.                                                                  Il chiarore argenteo della luna riflettò su ogni finestra, tegola, muro della crescente serie di casupole, una che segue l’altra, disposte in file parallele; una pineta lasciata andare che ospita tutte le persone e animali emarginati dalla comunità di quei tempi, con elevata discriminazione  per le loro differenze fisiche o psicologiche.              Dietro all’ultima baracca della prima fila sulla sinistra, la più vicina ai piedi dei monti Necrovalles, vi era la catapecchia nelle condizioni più invivibili: priva di finestre, camino, fumaiolo; solo sorretta dalle rocce che la formano e definivano ogni elemento del suo interno. Si era sempre pensato che nessuna anima viva avrebbe mai vissuto in quello stato pietoso, fino al giorno in cui era stata portata da una città sconosciuta al piccolo villaggio malmesso una bambina minuta di appena 5 anni. La piccola creatura lasciò una continua scia di sangue mentre avanzava nella serpentina via centrale, emanando un grande senso di tristezza e di enigmaticità nelle menti di coloro che passarono accanto a quella povera malridotta, che aveva i piedi nudi ormai esangui per ogni ferita aperta e i polsi avvolti da una grande catena d’acciaio divisa in due estremità tenute tramite una presa esperta da due soldati della corona.                                                            Un bambino incappucciato, appoggiato in penombra, a delle mattonelle restanti di un’abitazione scrutò la nuova vittima arrivata: capelli corvini lisci allungati dalle spalle al basso ventre e stesi su una leggiadra veste rosso fuoco con un grande squarcio al fianco destro e qualche strappo qua e là sulle braccia. Incuriosito, si incamminò attraversando la folla, indebolito dalla forte folata gelida che gli andò contro. Per seguirla.    La bambina venne strattonata appena fece due passi di troppo, verso la radura biancheggiante, oltre la casupola disumana dove avrebbe dovuto passare il resto della sua misera vita. Fu immediatamente acchiappata dalle caviglie e sballottolatala a testa in giù ed infine scaraventata rudemente sopra un piatto ciottolo, che fu il sotto piano della porta, la quale tempi prima vi si innalzò come unica barriera da ogni tipo di avversità che provenisse dalla codesta dannata selva.

Infinity EntityWhere stories live. Discover now