Capitolo 1

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Era un'insolita giornata di settembre, più precisamente il 22. Era dal giorno prima che avevo una bruttissima sensazione, come se lo sapessi già ma volevo negarlo a me stessa.

Sapevo che prima o poi sarebbe accaduto, mio nonno se ne stava andando con una tale sofferenza per via di un bruttissimo male che lo colpì neanche quattro mesi fa.

Erano le 2:42 del mattino del 22 settembre quando mi svegliai all'improvviso e istintivamente guardai alla finestra, piena di tristezza, come se il mio corpo lo avesse già avvertito, vidi una stella cadente.

Non mi capitava da parecchio, era luminosa e sembrava strano, sembrava mi stesse aspettando per brillare, versai una lacrima e mi rimisi a dormire senza pensarci troppo.

All'indomani seppi della morte di nonno il mio secondo papà, non riuscivo a crederci, fu tremendo tanto da non riuscire a respirare mi uscivano solo lacrime, una dietro altra.

Passai la mattina accanto a lui, tenendo stretta la mia mano alla sua ancora calda, sentivo quell'odore di morte che mi tormentava, è assurdo, non era solo un odore ma una sensazione troppo strana da spiegare. Singhiozzavo senza tregua, mi scoppiava la testa che sentivo ormai pesante e finalmente crollai, accanto a lui.

Ero sola, mancava il mio pezzo di cuore, colui che mi ha cresciuta e non riuscii nemmeno a salutarlo prima che se ne andasse.

Questo penso sia il mio rimpianto più grande e che mi tormenterà a vita..

Purtroppo il giorno dopo dovetti salutarlo con la consapevolezza che non l'avrei più rivisto, di non poterlo più osservare di nascosto mentre guardava la tv o quando mangiava tutta quella frutta e vedere il suo pancione gonfiarsi. Mi faceva sempre sorridere, specialmente quando mi salutava dal balcone seduto su uno sgabello; casa nostra era su un piano rialzato e quando uscivo per andare a scuola mi bastava avvicinarmi alla ringhiera e cercare la sua mano.

"Hope forza, vieni qui" disse suo nonno incoraggiandola a fare i primi passi.

Hope stava provando a reggersi in piedi aggrappandosi alla stoffa del divano per raggiungere suo nonno. Era una bimba intelligente e piuttosto avventurosa, le piaceva tantissimo esplorare la casa, rompere oggetti e soprattutto stare sulle spalle di suo nonno .

Passò molti anni della sua infanzia con il nonno materno, sua madre purtroppo venne a mancare quando  aveva solo 4 anni e pochi ricordi di lei. Suo padre invece era praticamente scomparso, abbandonò lei e sua madre Grace quando portava ancora in grembo la piccola Hope.

I giorni a seguire dalla straziante perdita la ragazza dai capelli nocciola doveva pensare a come avrebbe dovuto cavarsela. Certo non era semplice , era un piccolo granello di sabbia dispersa nell'immensità del mare e ormai non c'era più qualcosa che la tenesse legata a questa città.

Passarono mesi e Hope decise finalmente si ricominciare e sgomberare la casa per metterla all'asta, sicuramente una scelta dolorosa siccome ogni angolo di essa le riportava in mente la sua famiglia. C'erano ancora gli occhiali e il cappello di suo nonno poggiati sul tavolo del salone, ormai quella casa era diventata spoglia senza suo nonno. Era un'abitazione piena di arredi, quadri e una quantità infinita di tazzine e bicchieri particolari ma ormai nulla aveva più senso. Hope girava per l'ultima volta in quella casa ormai gelida e oscura, si appoggiò per un momento sul muro vicino alla porta asciugandosi una lacrima, chiuse gli occhi e parlò a suo nonno con la speranza che la potesse sentirà da laggiù:

"Ti voglio bene, perdonami se me ne vado... non ti dimenticherò mai".

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