Il gatto bianco sedeva immobile davanti al portoncino chiuso. Non era la prima volta che aspettava lì, ma quella mattina il suo sguardo sembrava diverso: come se sapesse che oggi, finalmente, lei l'avrebbe seguito.
Quando Petronilla aprì la porta di casa, pronta per andare a fare la spesa e mettere qualcosa nel frigorifero che urlava il suo vuoto interiore, il gatto scattò in piedi e scese quasi di corsa i quattro gradini di pietra, voltandosi a guardarla, con la coda nervosa.
Petronilla non gli badò.
Seguì la strada raggiungendo il negozietto di alimentari poco distante. Attese il suo turno osservando la merce esposta sugli scaffali in legno lucidati dal tempo e curvati dal peso. Il vecchio frigorifero con le grandi maniglie scintillanti; il bancone con formaggi triangolari, tondi e quadrati, accanto a vasche di olive e pomodorini sott'olio.
L'odore di spezie appese al sole: origano, maggiorana, salvia e rosmarino, mazzi ordinati di campi puliti. In sottofondo la sensazione di vissuto che si era depositata sul pavimento consumato.
Petronilla uscì con i suoi acquisti e rivide il gatto bianco. Sembrava attendesse proprio lei, ma ancora una volta, non vi badò mentre lui la fissava dal bordo del marciapiede.
Svoltò l'angolo diretta verso il fruttivendolo con la sacca di tela rigonfia di acquisti e si fermò a valutare le pesche vellutate e meloni caldi.
Il profumo dell'estate era già nell'aria troppo calda, e poco oltre si sentiva quello del mare, tra i pesci luccicanti disposti in cassette di scaglie di ghiaccio.
Quando Petronilla avanzò dirigendosi all'edicola sull'altro lato, il gatto le si parò davanti strusciandosi tra le sue gambe rischiando di farla inciampare.
Petronilla si chinò e gli fece due carezze sul pelo morbido, poi cercò di riprendere la sua strada ma il gatto, ancora una volta, le si strusciò tra le gambe, miagolando indispettito.
"Che vuoi?" chiese la ragazza non aspettandosi una risposta. Lo scansò con un piede ma lui, imperterrito, tornò alla carica miagolando.
Petronilla pensò volesse qualcosa da mangiare e deviò verso il pescivendolo intorno al quale altri due gatti stavano in paziente attesa.
Proprio in quel momento, il proprietario con un basco blu sulla testa e il pompom rosso, gettò alcuni piccoli pesci, non più grossi di un mignolo, ai gatti che si avventarono sulle prede affamati. L'uomo scosse il capo divertito, ma il gatto bianco rimase accanto a Petronilla che gli rivolse uno sguardo perplesso.
Quando la ragazza oltrepassò l'esposizione affollata, il gatto l'affiancò. Fece ancora una decina di passi e cercò di voltarsi indietro, ma il gatto si mise ancora in mezzo bloccandole la strada.
Petronilla sospirò. Non sapeva se doveva essere infastidita o incuriosita, ma l'ultima cosa che si aspettava era di essere disturbata da un gatto invadente.
Guardò l'ora. Non aveva fretta. Doveva solo fare le faccende di casa e nessuno la stava aspettando.
"Avanti, fai strada".
Il gatto miagolò e con la coda dritta avanzò sicuro sul marciapiede.
Svoltando un paio di volte arrivarono a un negozio di libri. Il gatto si fermò sullo zerbino in attesa che Petronilla aprisse la porta.
La ragazza però osservò intrigata la vetrina opaca, il serramento in legno e le copertine sbiadite accorgendosi che quella non era una libreria, ma una legatoria. Una vecchissima legatoria.
Petronilla ne aveva visitata una da piccola, e ne aveva un vago ricordo di carta nuova, colla e quel rumore costante degli aghi meccanici che trapassavano plichi ordinati, unendoli tra loro.
