Prologo

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Il castello Viscogliosi-Boncompagni non aveva mai amato il silenzio.
Da secoli respirava voci, passi, sussurri, segreti. Quella sera, però, il silenzio era innaturale, come se le mura stesse stessero ascoltando.

Gino, il padrone di casa, sedeva nella sua poltrona preferita, lo sguardo fisso verso la vetrata che dava sul parco. A settantotto anni aveva imparato a riconoscere i mutamenti dell'aria, e quella notte sentiva qualcosa di diverso. Un presagio, forse. O un ricordo che tornava a fargli visita.

Ascanio, il maggiordomo, attraversava il salone con l'andatura precisa e silenziosa di chi conosce ogni ombra del castello. Posò una tazza di tè accanto al vecchio proprietario, ma non ricevette risposta. Gino sembrava ascoltare altro: un rumore lontano... o un pensiero.

Negli alloggi del piano superiore, la famiglia era riunita per la prima volta dopo mesi.
Federico Teodoro, il primogenito, stava litigando a bassa voce con la moglie Antonella: il tono controllato, lo sguardo no. Ogni parola era una lama trattenuta.
Nella stanza accanto, Dora Galatea, la figlia minore, cercava inutilmente di calmare Fabrizio Giuseppe, il bambino di sette anni che non voleva dormire. Suo marito Ezio passeggiava avanti e indietro come un animale in gabbia, incapace di trovare una posizione comoda, come se il castello stesso gli procurasse inquietudine.

Solo la piccola Silvia Marina, sei anni appena, dormiva profondamente, stretta al suo pupazzo di stoffa, ignara dell'aria elettrica che percorreva il palazzo come un filo teso.

Un colpo secco risuonò nel corridoio.
Non forte, ma abbastanza da far tacere ogni voce.
Non sembrava un rumore casuale.

Ascanio fu il primo a muoversi, attirato da quella nota fuori posto. Prese una lanterna e seguì il suono, attraversando la galleria dei ritratti, dove i visi degli antenati del castello sembravano osservare ogni suo passo.

Quando raggiunse la porta del vecchio archivio, qualcosa lo fece esitare.
La maniglia era fredda.
Troppo fredda.

Aprì piano, trattenendo il fiato.

La finestra era spalancata sulla notte, e il vento muoveva le tende come braccia inquiethe. La stanza era vuota. O almeno così sembrava.
Poi Ascanio lo vide.
Un dettaglio minuscolo, ma impossibile da ignorare: un foglio strappato, abbandonato sul pavimento di pietra. Sopra, una sola parola, vergata con urgenza:

"Tornato."

Ascanio sentì un brivido corrergli lungo la schiena.

Nel salone, mentre il maggiordomo non tornava, Gino si alzò con fatica, appoggiandosi al bastone.
Sapeva che quella notte sarebbe arrivata.
La notte in cui il passato, dopo anni di silenzio, avrebbe bussato di nuovo alla porta.

E questa volta non sarebbe andato via senza portare qualcuno con sé.

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⏰ Last updated: Nov 17, 2025 ⏰

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