1.

0 0 0
                                        

Adam

La musica.
La musica é forse l'unico vero modo razionale es elegante per spiegare ciò che proviamo. Le note colpiscono i timpani, che mandano il segnale principale verso i ricettori e tramite le sensazioni comprendiamo frasi non esordite. Non servono parole, spiegazioni, schemi o altro. Le emozioni possono essere espresse e spiegate in pochi passi. In poche note unite bene, basta scegliere lo strumento giusto. Per questo ho scelto il piano. I tasti spinti che compongono storie tramite le orecchie degli ascoltatori. I martelletti che sbattono vellutatamente le corde.
Un'armonia piena di colori sprizzanti.
Per questo ho sempre odiato la musica Pop e di qualsiasi altro genere. L'ho sempre trovata eccessiva, esuberante e non elegante. Non abbastaza da mostrare significato. Le parole possono essere profonde e con forte significato, ma non é mai stato mio.

«Ci dobbiamo andare davvero?» chiedo al mio amico mentre mi siedo in auto al posto passeggero. «Si, me lo avevi promesso» mi ricorda sfacciatamente. Stiamo andando ad un concerto di musica Pop, dove dovrò subirmi spintoni, urla, pianti e frastuono inutile. La testa mi scoppierà dopo pochi minuti, ma alla fine gli e lo avevo promesso, anche perché il concerto non é un'artista qualsiasi. É il concerto di sua sorella, una delle persone che meno digerisco al mondo. Il mio letterario opposto. Caotica, espressiva, esagerata, lasciata costantemente al caso. Fortunatamente, le nostre strade si sono divise molto presto. Lei a sei anni che già partecipava a piccoli show, concorsi e cose di questo genere, mentre io e Eric, il ragazzo accanto a me, abbiamo continuato per la nostra strada rimanendo insieme nonostante le diverse scelte di vita.
«Adam...» mi richiama la sua voce distaccando il mio sguardo dal paesaggio di Sydney. «Si?».
«Non litigarci dal primo minuto» mi supplica lui, sapendo già perfettamente come andranno le cose. «Va bene»
«Promettimelo»
«Te lo prometto». Una promessa che non sarà mantenuta. Non ci sopportiamo. Quando lei aveva quattro anni, io ne avevo otto e i continui litigi erano esasperanti, persino i nostri genitori ci mettevano in stanze diverse quando ce n'era la possibilità. Aveva sempre delle lunghe trecce alla Mercoledi Addams e quando lei mi rubava la tazza con il succo io gli e le tiravo con tutta la forza. Le lanciavo i pastelli quando mi faceva le pernacchie, le mettevo il pongo nel naso quando mi tirava le sberle e la buttavo nel fango quando non faceva niente. Due opposti costanti. Che esasperazione quella ragazzina.
«Per fortuna il suo manager ci ha preso i pass, entriamo saltando la fila e ci mettiamo nella zona del parterre senza la folla. Oltre le transenne!» inizia Eric pieno di felicità. Non vede sua sorella da circa cinque anni, mentre io non la vedo da circa sedici. Si era trasferita temporaneamente in America, precisamente a New York, per fare i suoi dischi e ora, purtroppo, torna nella sua dimora. Questa é la sua ultima tappa del tour mondiale, per poi fare una pausa.
«É stata in Italia, Cina, America... Ha girato il mondo e finalmente io la rivedrò!». E poteva rimanerci sinceramente...
«Chissà come sarà cambiata» borbotto con un tono creato solo per sostenere la sua felicità, ma fortunatamente non sono obbligato a farlo per ancora troppo. Finalmente siamo arrivati al The Hordern Pavilion. Il posto lo troviamo stranamente subito, ma le file per l'ingresso sono improponibili. Chi ha la maglia con il suo simbolo, chi ha i suoi colori in faccia, chi già strilla dalla felicità e chi piange.
Caos. Caos. Caos.
«Vieni! Sbrigati!» mi incita Eric prendendomi e tirandomi dal braccio. In pochi secondi vengo trascinato con forza dentro al padiglione. Dei bodyguard, senza nemmeno controllarci i pass, ci trasportano tra la folla per portarci oltre le transenne e ci pregano di aspettare con pazienza. Non so dove posare gli occhi. O sulla folla che spinge al parterre e soffoca nel sudore o sulle gradinate piene di persone che tra poco faranno cadere la struttura per via del peso e della quantità. Forse, se io non avessi scelto la musica classica, farebbero così tanto anche per me. So solo che quando suono io, ci sono donne che espellono qualche lacrima in preda all'isteria empatica, mentre gli uomini stringono le loro mani e applaudono forte solo per via della loro incredibile compresione verso le note che regalo ai loro timpani. «Vieni, sta iniziando!» strilla Eric non appena le luci iniziano a spegnersi. Un urlo unico avvale tutta l'area, mischiato ad applausi e pianti di gioia.
Mi aspettavo di tutto... Note scordinate, balletti ridicoli, parole incompresibili, costumi eccessivamente sgargianti e luci stroboscopiche... Invece, un'unico riflettore si decide di accendere, puntando su un punto a tre quarti della passerella. Fortunatamente riusciamo a vedere perfettamente e l'altezza del palco é accessibile. Delle note tranquille e legiadre iniziano a suonare facendo immediatamente tacere la folla e una figura esile e leggermente tremante appare da sotto al palco tramite qualche meccanismo. Le sue canzoni non le conosco e non ho intenzione di conoscerle o di ascoltarle, perciò per me, é uno stupore un'inizio cosí. La figura ha davanti a se un microfono tenuto dalla solita asta nera. Le luci pian piano si accendono meglio, regalando colori mischiati tra il viola e il blu, con piccoli raggi qua e là dorati che riflettono i confetti che cadono dal soffitto. Finalmente la riesco a scrutare meglio.
I capelli neri come il petrolio, lunghi fino ai glutei e scomposti. Le braccia esili che si muovono a tempo, lasciate nude dalla canottiera bianca. I pantaloncini di pelle coprono il giusto mostrando la fine di un tatuaggio, mentre le cosce rimangono evidenti a tutti. Un paio di stivali neri fino al ginocchio dimostrano il vero carattere della ragazza, ma non é questo che mi importa. La distanza é troppa, non riesco a vedere bene e gli spintoni dietro mi distraggono. Giro la testa il giusto per vedere sugli schermi e, dopo aver inquadrato alcuni fan che cantano e si sgolano, finalmente le telecamere puntano su di lei inquadrando perfettamente il suo viso. Il naso fine, le guance rosse dal caldo, la pelle pallida e luccicante dal sudore con un paio di capelli attaccati alla fronte, le labbra carnose che si piegano e sfiorano il metallo del microfono e le ciglia folte che nascondono il vero valore. L'unico che ho sempre rispettato in lei. La sua bravura nell'usare il suo sguardo. Un paio di occhi azzurri, glaciali e completamente vuoti. La sua voce ipnotica mischiata agli occhi da sirena... Ecco cosa hanno fatto di lei qualcuno.
Purtroppo, i miei timpani hanno sperato troppo. In pochi minuti le casse hanno iniziato a sparare musica che odio. L'asta é scomparsa e il microfono é nelle sue mani. Le gambe si muovono sul palco di legno mentre il corpo sudato balla insieme alle sue ballerine fidate. La folla si agita sempre di più, mentre confetti, fuochi vari e caos continuo continua a riempirmi la vista e i timpani.
Per piu di due ore e mezza ricevo spintoni, manate, reggiseni volanti, e altri comportamenti indicibi. Ammiro la sua fama, ma non ammiro il comportamento che hanno le persone durante questo genere di eventi. Finalmente tutto questo arriva ad una fine. Lei esausta saluta tutti con lacrime sul viso mischiate al sudore sulla pelle e,neanche il tempo di riprendermi mentalmente, che il mio amico in pochi secondi mi afferra per il polso e, quasi correndo, mi trascina nella zona VIP.
Mostriamo i pass ai bodyguard, conosciamo il manager della star e, dopo vari corridoi spogli e rovinati, arriviamo a destinazione. Purtroppo, Eric si aspettava uno spettacolo diverso, e lo si legge in faccia. Si aspettava un'abbraccio pieno di sentimenti e sorrisi, e invece non appena entriamo nel camerino ritroviamo la nostra star a vomitare nel Water, mentre una delle sue ballerine più fidate le tiene i capelli. Solita reazione che hanno in molti quando c'è un'accumulo di stress, agitazione e ansia incontrollata. All'inizio io stesso ero cosi. Mi riempivo di agitazione per poi fare conoscenza con il fondale del cesso.
Rimaniamo fermi al centro della stanza a fissare lo scenario per qualche minuto. Io con un'espressione disgustata e Eric con preoccupazione stampata sul viso.
Finalmente tutto ciò finisce infretta e, dopo essersi pulita, aver bevuto e ripreso le proprie forze, finalmente Eric ha ciò che voleva. Riceve un caloroso abbraccio dalla sorella che non vede da anni. La sua unica parente rimasta in vita. La sua piccola stella nel cielo. «Torni a casa ora?» chiede lui con occhi lucidi come un bambino che vede la sua mamma dopo il primo giorno di scuola. «Per tua sfortuna, si!» risponde ironica. Forse per lui é fortuna, ma per me sarà sicuramente tortura!
«Sei cresciuta» le dico non appena i due si staccano leggermente dal loro abbraccio.
«E tu ti sei imbruttito» mi risponde lei porgendomi una mano in segno di saluto. Lo ricambio velocemente, mentre cerco di non dare importanza al piccolo punto debole, ma purtroppo fallisco miseramente.
I due occhi, opposti ai miei, si posano su di me, ricordandomi ciò che ho odiato e disprezzato per anni.

You've reached the end of published parts.

⏰ Last updated: Sep 17, 2025 ⏰

Add this story to your Library to get notified about new parts!

Opposite LoveWhere stories live. Discover now