A New Story
L'amore infelice è la sofferenza più pesante,
ma a sua volta l'amore infelice più pesante, il più tormentante,
è quando l'oggetto dell'amore è tale che per sua natura non può essere amato,
mentre per l'amante esso è l'unico oggetto
ch'egli desidera con tutto il cuore.
(Søren Kierkegaard)
« Baciami, dai! »
La spinse ancora di più sulla porta, intrappolandola tra le braccia, sbarrandole in questo modo ogni via di fuga.
Il suo corpo premuto al suo non le stava rendendo le cose facili, e il tremore che cominciò a percuoterla dalla testa ai piedi era un chiaro segnale di quanto il suo incrollabile raziocinio fosse prossimo al vacillare.
Era così vicino. Sentiva il suo respiro solleticarle le labbra, e i suoi occhi plumbei, così tetri nella penombra della notte, che la scrutavano come in preda ad un tormento interiore.
« Baciami » la esortò di nuovo, sferrando l'ennesimo affondo alle sue facoltà mentali, già fortemente provate.
Si appellò a tutti i santi del Paradiso. La tentazione era così forte da paralizzarle il respiro.
Il maledetto non poteva fare così, spingerla ad un soffio dal precipizio, ad un passo dalla perdizione. Perché era esattamente così che sarebbe andata a finire, non riusciva a pensarla diversamente. E la sensazione di aver fatto una cavolata, e bella grossa, cominciò a martellarle il cervello a ritmo incalzante.
Che diavolo le era saltato in mente di fare? Presentarsi in camera sua, nel cuore della notte, come se nulla fosse, con la convinzione assurda che dopo aver chiarito le cose ne sarebbe uscita indenne.
Non poteva credere di essere stata così avventata, lei, che della propria lungimiranza aveva sempre fatto un vanto, proprio lei, che si era più volte ripromessa di non cascarci, di fare in modo di tenersi fuori, a dovuta distanza dai guai o da qualunque situazione che poteva rivelarsi pericolosa, e guarda caso quella in cui si ritrovava aveva tutta l'aria d'esserlo.
Si chiese se magari avesse battuto la testa da qualche parte e la botta subita le avesse annullato tutto d'un tratto la capacità di intendere e di volere o di colpo, per qualche ragione a lei ignota, era semplicemente impazzita. E prossima com'era allo stremo delle forze, ad un passo dal perdere se stessa, preferì gettarsi a capofitto su quest'ultima deduzione, altrimenti sarebbe stato difficile dare un senso al suo comportamento, perché era chiaro come il sole che non si era soffermata neanche un secondo a riflettere sulla decisione presa, quella di precipitarsi nell'unico posto al mondo da cui non solo avrebbe dovuto tenersi lontana, ma non avrebbe dovuto avvicinarvisi, neanche per sbaglio.
Un topo. ecco come si sentiva, come un povero esserino imprigionato nel covo del peggior serpente mai esistito, le cui spire la stavano adesso stritolando impedendole persino di respirare.
Si sentiva una stupida, anzi no, troppo riduttivo come insulto rispetto alla gravità della faccenda. A conti fatti si era aggiudicata il titolo di regina degli stupidi, al punto che di lì a mille anni difficilmente ci sarebbe stato qualcuno capace di sottrarglielo. Non se avesse continuato ad interagire con il re degli esseri più infidi e astuti che avesse mai conosciuto.
Doveva aspettarselo che lui ne avrebbe approfittato, fiutando la sua debolezza come un segugio a caccia di una facile preda.
Sapeva cosa stava facendo, e si sentiva morire al pensiero di essere stata proprio lei ad offrirgliene l'occasione. Era una sfida, la solita a cui si erano abituati da tempo, e chi avrebbe ceduto per primo avrebbe perso, mentre il vincitore avrebbe gioito della disfatta dell'altro senza remore, senza mostrare alcuna pietà.
Baciarlo avrebbe significato cedere, dargliela vinta, cancellare l'ultimo granello di dignità rimastole, l'unico che ancora le consentiva di non crollare sotto il peso dei sensi di colpa.
Ma era difficile resistere, tremendamente e inesorabilmente difficile.
Serrò gli occhi cercando, anche se solo con la mente, l'unico appiglio, l'unica ancora per non affogare. E quando la trovò vi si aggrappò con tutte le sue forze.
Non poteva fare questo all'unica persona che più l'amava al mondo, a colui che la rispettava sopra ogni cosa, il solo meritevole cui riservare il proprio cuore. Non poteva continuare a mancargli di rispetto, a far sì che questo venisse sempre meno ogni volta che il maledetto artefice di tutti i suoi mali entrava nel suo raggio d'azione.
Doveva chiuderla lì, porre fine a quella cosa tra loro, qualunque cosa fosse, rifiutava di darvi un nome, benché ne comprendesse chiaramente la gravità. Qualcosa che non poteva essere detto né pensato, qualcosa la cui potenza d'urto non avrebbe risparmiato nessuno, presenti compresi.
« Dannazione! » l'imprecazione la ridestò da quella sorta di limbo mentale in cui si era impantanata. La vicinanza era tale da renderle chiaramente visibili gli effetti della sua ritrosia.
C'era rabbia in quei i pugni sbattuti sulla porta, così tanta che le vene degli avambracci parevano esplodergli per la pressione esercitata. Ed era stata proprio lei a provocarla.
« Non puoi... Cristo santo, non puoi presentarti in camera mia, a questora della notte e startene così inerme, senza dire una parola, aspettandoti che io non agisca, che ti mostri indifferenza, quando invece vorrei solo... »
Il cuore le parve uscire fuori dal petto. Cos'era quella nota incrinata nella sua voce? Quell'incertezza, realizzò d'improvviso, che mai avrebbe immaginato di associare a lui. Il solo pensiero strideva con la ragione, vi faceva a pugni, proprio quelli che non risparmiava quando la collera prendeva il sopravvento o quando l'alcol lo spingeva ad oltrepassare il limite.
Ma né l'uno né l'altro caso parevano c'entrarci qualcosa questa volta, ne era sicura. Non si trattava di ostilità, la solita che spesso le riservava, ma di qualcos'altro cui non sapeva dare un nome, o forse non osava perché troppo terrorizzata di farlo.
D'altronde era così che finora erano andate le cose tra loro, una guerra psicologica senza fine, nella quale si erano gettati a capofitto e ad armi impari, senza curarsi delle conseguenze, ed erano arrivati al punto che farsi del male a vicenda aveva assunto le fattezze di una sadica routine quotidiana, un singolar tenzone ripetuto all'infinito cui entrambi non si erano sottratti.
Lo odiava, ma ancora di più detestava se stessa per avergli permesso di far emergere questo lato di lei, proprio quello che aveva sempre cercato di nascondere.
Prima che le loro strade si incrociassero, aveva sempre vissuto con morigeratezza, da perfetta lady della buona società, fedele a se stessa, ai sani principi che si era prefissata, almeno questa avrebbe dovuto essere la versione ufficiale, quella che gli altri dovevano conoscere, che si aspettavano da lei.
Non aveva mai avuto scelta. Non ve ne poteva essere alcuna per un'orfanella vestita di stracci imbattutasi per uno strano intreccio della sorte in una delle famiglie più ricche e potenti degli Stati Uniti.
Fin da bambina era stata costretta a fare buon viso a cattivo gioco, a cibarsi di pane ed etichetta, in un ambiente dove le apparenze contavano sopra ogni cosa e un solo passo falso poteva costare il marchio indelebile del reietto. Una strada ripida e tortuosa che era stata costretta a percorrere solo per far sì che l'accettassero.
La sua vera indole, quella da ribelle, quella che la spingeva a violare le regole, a spogliarsi delle vesti di gentildonna e godersi un po' di gratificante libertà, avrebbe dovuto rimanere ignota all'intera umanità, relegata all'angolo più buio dell'oblio.
Tarzan, epiteto che proprio il soggetto più indisponente e odioso del pianeta le aveva affibbiato da quella volta che l'aveva sorpresa cimentarsi nel suo passatempo preferito, le calzava così a pennello perché era esattamente come si sentiva le rare volte in cui riusciva a liberarsi dalle catene di un mondo che la teneva imprigionata.
Ma lei non poteva permettere che la verità venisse fuori, né di abbassare troppo la guardia. L'avrebbero annientata, fatta a pezzi e gettata via senza scrupolo alcuno.
Se solo avesse potuto tornare indietro, a quel giorno in particolare in cui aveva preso la decisione che le avrebbe compromesso l'esistenza, sarebbe stata disposta a tutto, persino a stringere un patto col diavolo in persona. Allora non poteva saperlo, non poteva immaginare che su quella nave diretta in Inghilterra la sua vita sarebbe stata segnata irrimediabilmente. Tantomeno sarebbe stato possibile prevedere che quella boccata d'aria sul pontone le sarebbe costato tutto un destino, ogni progetto, ogni sogno, ogni barlume di buonsenso.
Era assurdo, ma era esattamente così che erano andate le cose. E tornare indietro, come desiderava con tutta se stessa, era più che mai impossibile.
ANGOLO DELL'AUTORE
Carissime benvenute/i in questa longfic di Candy Candy tutta in versione OC.
Era da tempo che l'idea mi mangiucchiava il cervello, e tra una bozza e l'altra, mentale e non, ho buttato giù questo prologo e i primi capitoli.
Spero tanto di suscitare l'attenzione di coloro che, come me, sono cresciute a pane e anime, in particolare con le trame che ci hanno fatto battere il cuore e c'hanno segnato in modo indelebile l'adolescenza.
Naturalmente l'invito è esteso anche alla new generation. Se non avete mai visto l'anime di Candy, né letto il manga, ahimè, mi tocca invitarvi a correre velocemente ai ripari, perché se siete riuscite a godervi un'infanzia e un'adolescenza felice e tranquilla, permettetemi almeno di sconvolgervi la menopausa! ah ah ah
Auspico che questo esordio abbia sollecitato il vostro appetito da lettori, ma è mio dovere anticiparvi/avvisarvi che questa non sarà una storia per "cuori deboli".
Personaggi e trama originale saranno in buona parte stravolti. Le loro caratteristiche essenziali verranno mantenute, ma chi mi conosce come autore sa già quanto io ami estremizzarle fino al limite della sopportazione. Ah ah ah
Quindi, se siete alla ricerca di una long di tipo "tradizionale", per così dire, beh, è stato un piacere, sarà per la prossima volta.
Se siete alla ricerca di una trama leggera, mi duole disilludervi perché sarà l'esatto contrario.
Se invece la vostra curiosità è stata sufficientemente stuzzicata e avete deciso di darmi fiducia e di imbarcarvi in questa mia nuova epopea, non mi rimane altro che darvi il benvenuto e augurarvi una buona lettura.
Vi abbraccio forte
Tereca
AVVISO: questa storia può essere letta da tutti, anche da coloro che non hanno letto il manga o visto l'anime.
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Fanfiction"L'amore infelice è la sofferenza più pesante, ma a sua volta l'amore infelice più pesante, il più tormentante, è quando l'oggetto dell'amore è tale che per sua natura non può essere amato, mentre per l'amante esso è l'unico oggetto ch'egli desidera...
