Da cosa scappa e perchè?

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20 novembre dell'anno 2023, alle ore 8.30, Parigi.

Sono in fila da circa mezz'ora. Quale fila? In realtà non ho molte informazioni al riguardo. Sono qui per un colloquio di lavoro ma insieme a me ci sono davvero troppe persone. La fila è chilometrica e porta direttamente all'interno di un palazzo nero come il carbone, alto quanto un grattacielo, e dove si vedono solo delle finestre quadrate con le persiane abbassate. Se non fosse per un lavoro a cui ambisco scapperei di fronte a questo luogo. Mette un po' i brividi visto da fuori. E dentro? Una volta sistemato il numero 234 sulla camicetta, mi accomodo su un divanetto della sala d'aspetto, raggiunta attraverso una porta lungo un corridoio che partiva dall'ingresso. È molto minimalista. Intorno a me vedo solo quadri con cornici nere, due finestre, la porta e qualche divanetto dove sono sedute altre persone.

"Siete qui per un colloquio di lavoro?" La mia domanda sorprende qualcuno di loro. Un paio di persone sono qui per il lavoro, come me, altre invece no. Ma nessuno mi ha detto cos'altro dovevano fare.

"Che caldo in questa stanza," sono passate altre ore nel frattempo, e un uomo si alza per aprire una finestra, che però non si alza. Prova con la successiva ma stessa storia della prima, non si apre.

"Possibile che siano rotte entrambe?" Alla sua domanda una donna risponde:

"Un po' strano, però è possibile," e la discussione finisce lì.

Faccio passare ancora un po' di tempo ma dopo aver perso la pazienza deciso di alzarmi e avviarmi alla porta dicendo:

"Vado a sentire quanto ancora dobbiamo rimanere qui," nessuno mi segue e nessuno mi risponde, ognuno si fa gli affari propri.

Una volta in corridoio mi rendo conto di non essere l'unica, c'è qualcuno che cerca di aprire la porta d'ingresso inutilmente, gridando "siamo in trappola". Altri che fanno avanti e indietro cercando un segnale inesistente, a quanto parte, del telefono. Altri ancora che si urlano da un piano all'altro dicendo che le finestre sono chiuse anche lì. Non ho neanche il tempo di chiedere a qualcuno cosa stesse succedendo perché un piccolo terremoto fa barcollare tutti quanti. Arrivare all'ultimo piano mi sembra la scelta migliore per cercare un'uscita, così entro velocemente nel primo ascensore che trovo e seleziono il pulsante dell'ultimo piano. Mi guardo intorno e l'unica cosa che vedo è una botola sul pavimento, di solito non sono sulla parte superiore? L'ascensore si ferma e si apre al decimo, provo a selezionare più volte e velocemente l'ultimo piano ma le porte non si richiudono, costringendomi ad uscire. Da qui noto un grande foro al centro del palazzo, avvicinarmi al bordo significa poter vedere l'ingresso, guardando in basso, e diversi piani a salire, guardando in alto. Con un altro terremoto mi reggo al bordo senza muovermi. Dopo qualche secondo ancora un'altra scossa. Ormai il terremoto è frequente e non si ferma, la cosa più inquntante? È che non è colpa della terra, bensì dei piani soprastanti che stanno cadendo uno sopra l'altro. Dal bordo mi rendo conto che ogni piano sta inghiottendo quello successivo, e arriverà presto al mio. Ma come possiamo uscire se ne porte e ne finestre si aprono? D'un tratto mi viene un'idea. Perché ci sono così tanti ascensori? Perché hanno una botola solo sul pavimento? Mi affaccio leggermente in fuori, oltre il foro, gridando:

"L'uscita è nell'ascensore! C'è una botola!"

Dopodiché non mi resta altro che scappare e sperare di fare in tempo. Entro di corsa nell'ascensore dove anche altre persone mi vengo dietro. Clicco il piano terra e in un batter d'occhio sfrecciamo verso il basso. Come immaginavo le porte non si aprono più, ci facciamo stretti per poter aprire la botola che, una volta tolta, mostra un tunnel che continua a scendere. Lo imbocchiamo uno alla volta e dopo aver camminato per un tempo che non so quantificare riusciamo ad uscirne attraverso una botola che assomiglia ad un tombino. Uscendo dal sottosuolo mi rendo conto che siamo liberi dal palazzo, c'è il sole e un venticello fresco che mi accarezza la pelle. Ma qualcosa mi dice che non siamo davvero scappati, la città non sembra essere quella in cui eravamo, ed è deserta, a parte le persone che continuano ad uscire da diversi tombini. Non ho quasi il tempo di respirare perché un rintocco di orologio si fa eco tutto intorno a me. Non so a cosa dia inizio ma qualcosa mi dice di iniziare a correre. Non sono molto veloce e non posso definirmi granché atletica, ma quando le persone che si trovano dietro me, quelle che non stanno correndo o a cui non importa perché credono di essere salve, iniziano ad urlare inizio ad accelerare. Mi volto indietro solo per un attimo e quello che vedo è terrificante. Una nebbiolina rosa che avanza verso di noi, le persone che ci finiscono dentro si liquefanno all'istante. Praticamente sono morta, a questa velocità. E non so se sia un destino fortuito o davvero molta fortuna ma subito dopo, in lontananza, vedo avvicinarsi una moto guidata da un mio vecchio amico, Will.

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