31 ottobre

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Ele: "Quindi alla fine puoi venire?"


Tu: "No, mio padre non mi lascia. Mi ha trascinato con lui e la troupe"


Ele:"Dove?


Tu: "Alla villa quella abbandonata giù al lago, a caccia di fantasmi e dello "scoop


della vita" come dice lui.


Ele: "vb"


Il van si fermò con una brusca frenata davanti ad un cancello arrugginito, da qui


dovevamo andare a piedisotto una fitta e fastidiosa pioggierella.


"Fantastico! e mi si arricceranno i capelli e farò schifo anche ai passeri!" pensavo.


Ero arrabbiata, tutti i miei amici erano già alla festa di Halloween della scuola mentre


io ero in mezzo al niente con mio papà e la sua troupe di disadattati sociali rimasti


negli anni 80, a giocare a "Gostbusters".


Finalmente raggiungemmo l'ingresso della villa dopo una corta e spiacevole


camminata lungo il viale alberato pieno di sterpaglie e di rovi. Aprimmo la pesante


porta di larice; mio padre in testa faceva luce con la torcia alogena, dentro c'era


polvere dappertutto ma non era umido c'era odore di vecchio e di chiuso.


La troupe cominciò a preparare le attrezzature e le telecamere termiche, sul cellulare


non avevo neanche una tacca ma forse fuori prendeva di più; almeno avrei potuto


ascoltare della musica e dimenticarmi di tutto fino a quando saremmo tornati a casa.


Perché doveva proprio portarmi con lui? Potevo andare alla festa con Ele, alla


peggio potevo stare a casa da sola, tanto non sarebbe stata la prima volta


soprattutto da quando la mamma non c'era più.

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