Capitolo 1-Il Giovane Helio

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Guardavo l'acqua limpida e i chiari riflessi di luce che si rifrangevano fra uno scroscio e l'altro, la schiuma che si formava ai miei piedi per il collidere delle onde con la fresca sabbia del bagnasciuga, e il sole era lì, sopra il mio capo, e mi piaceva, eccome se mi piaceva, o meglio dire mi piacevano i raggi del sole, quei piccoli intoccabili fili d'oro che, intrecciandosi, mi rasserenavano la giornata.

La brezza si innalzò, tutto l'odore salino mi colmò l'animo e, nel mentre, fragili foglie di palma si muovevano in modo scordinato, resistevano a quel vento, ma non la sabbia, spostata lievemente, e nemmeno le onde, che andavano via via ad agitarsi.

"Helio vieni in casa! Con un vento così fuori ti prenderai qualche malanno!"
"Arrivo..." risposi un po' sbuffando, era come sempre mia madre, sempre fin troppo iperprotettiva per i miei gusti, così mi alzai ed entrai in casa
"È già pronto il pranzo?" Chiesi a gran voce mentre mi toglievo gli scarponi.
"Non ancora, serviranno altri 10 minuti alla zuppa di pesce" rispose mia madre mentre girava il mestolo in quell'intruglio.
"Di nuovo zuppa di pesce? L'avrai preparata non so quante volte questa settimana, non ti scocci un po'?"
"È quello che potevo cucinare, se non ti va bene non mangiare" disse mentre mi posizionava il piatto davanti, così non stetti più a discutere e mangiai.
"Papà?" Chiesi io dato che, solitamente, per quell'ora era già arrivato a casa.
"Ha faccende importanti oggi, non mi ha detto perché o cosa è successo, fatto sta che sta via tutto il giorno, anzi può essere che torni addirittura domattina."
"Domattina!" Esclamai alzandomi dal tavolo "ma non è mai stato via per così tanto tempo, dev'essere successo qualcosa di grave"
"Amore, dimentichi che giorno è oggi? 29 giugno, il giorno della riunione continentale annuale, magari hanno avuto un contrattempo, più da discutere, che ne so! Fatto sta che è normale che stia via, magari finiscono a tarda notte e, per sicurezza, rimane la notte a dormire, sai bene quanto è orribile tornare a casa da solo la notte"
"Diavolo, vero, scusami tanto mamma, oggi sto con la testa fra le nuvole"
"Lo noto" rispose freddamente lei, così mangiai la mia zuppa, misi il piatto nella lavastoviglie e andai in camera mia.

Entrai, mi coricai nel letto, e guardai il soffitto per poi rialzarmi, mi sedetti al bordo del letto e mi misi a pensare cosa potevo mai fare in quella giornata. Solitamente prendevo la mia canna da pesca in legno di ciliegio e acciaio e andavo a pescare, ma quella non era proprio la giornata adatta, grazie al cielo fu mia madre che mi salvò dalla noia daro che entrò nella stanza e disse:"Helio, serve portare del pane alla nonna, puoi andare tu?", Così le presi il cestello di mano e mi incamminai.

Mia nonna era una tipa assai strana(a dire la verità lo è sempre stata), una di quelle persone che basano la loro vita sul misticismo, i segni zodiacali, i cristalli e tutte le altre cose di questo genere, ma spesso esagerava, del tipo che sceglieva cosa mangiare in base a cosa le dicesse il fato, riuscite a crederci?
Fatto sta che viveva in una vecchia catapecchia che quasi crollava a pezzi: il legno era scalfito dagli anni, tanto che non era possibile passarci una mano sopra che una scheggia di legno ti si piantava dritta nel palmo, le finestre erano lerce, piene di polvere e sabbia, poi la porta era ormai andata, non si poteva più chiudere, così gli spifferi entravano a gran festa. Grazie al cielo i ladri non tentavano mai di entrare in quella topaia, anche perchè non c'era chissà che da rubare e poi, la sua condizione, trasmetteva l'idea che fosse abbandonata.

Arrivai davanti alla casa, salì i 3 miseri gradini e bussai vigorosamente alla porta, in modo che la nonna sentisse il mio arrivo, poi aprì, ma fui colto di sopresa: quell'esserino basso e grassoccio era già lì, di fronte a me, così prese il cesto, lo appoggiò sul piano da cucina e mi prese per il dito, tirandomi a sé fra tutto quel disordine che c'era in casa, fino a giungere nel salone. Mi accomodai su quel sofà blu, e lei si mise affianco a me, il sorriso che aveva già in viso si era accentuato ancor di più e mi chiese:"come stai amor bello di nonna? Hai mangiato patato? Se vuoi nonna ha preparato qualcosina per te." Così io le risposi:"tranquilla nonna, ho già mangiato la zuppa di pesce oggi, l'ha preparata la mamma" e lei, corrucciata, disse:"sempre a rifiutare il cibo, mai visto uno come te, devi mangiare tanto per crescere forte e in salute!"
"Ma nonna, ho già 19 anni, sono grande e sto bene, tranquilla"
"Bhe, ma tuo zio quando aveva la tua età mangiava il bis, e anche il bis del bis"
"Uff, va bene, però mettimi poco", in quel momento mi pentì amaramente di aver detto quelle parole perchè di fronte a me apparve in poco meno di quattro secondi un piatto stracolmo di spaghetti con le cozze.

Era incredibile come quella vecchietta avesse così tante energie per cucinare, ma d'altronde lo faceva con affetto e amore, da giovane era stata addirittura fondatrice della più rinomata trattoria del territorio, la trattoria "coda pesce", attualmente nelle mani del nuovo titolare, mio zio Girolamo. Come ben intuibile dal nome i piatti erano a base di pesce, ma erano così deliziosi che tutto il continente accorreva ad assaggiare le specialità gourmet che il locale aveva da offrire, tanto che, attaccato a una delle varie mura, c'erano tutte le foto dei vari ambasciatori degli altri stati, felici e riappagati dopo la grande scorpacciata.

Mia nonna, dopo avermi riempito completamente lo stomaco, si sedette sulla poltrona alla mia sinistra e mi disse:"come sta andando la pesca di questi giorni?"
"Potrebbe andare meglio, oggi sfortunatamente il maltempo mi ha fermato dalla mia abituale attività e recentemente si trovano solo pesci piccoli"
"Lo sapevo! Vedi che il fato me la diceva giusta! Fatto sta che è stato scoperto che alcuni pescatori, o vandali li chiamerei io, hanno utilizzando apposite sostanze per attirare i pesci più grandi e, al tempo stesso, ucciderli, solo che da grandi beoti non hanno pensato che la sostanza si potesse propagare nelle acque, indovina un po'? così è successo e tutti i pesci ne hanno subito le conseguenze. Attualmente non si sa se tali sostanze stanno ancora avendo effetto o meno, fatto sta che vari pescatori sono andati a recuperare i pesci che si trovavano sulla superficie del mare e, purchè non vengano buttati, si farà una grande sagra"
"Davvero? E quando?"
"Questo fine settimana"
"Cavoli, allora ci sarò!" Dissi mentre le sorridevo calorosamente.

Le diedi un ultimo abbraccio prima di andare e mi avvicinai all'uscio, strinsi forte la maniglia, ma quella vecchia e cara voce mi fermò dall'andarmene:"fermo, mi sono dimenticata di darti una cosuccia" così mise le mani in mezzo al suo seno in cerca di qualcosa, assai orrida e insolita come cosa nascondere gli oggetti di valore lì in mezzo pensai tra me e me, fatto sta che tirò fuori un piccolo borsello rosso che sembrava fatto di squame di serpe, con eleganti rifiniture dorate, lo aprì e, oltre a vari cristalli variopinti di diverse forme e dimensioni, tirò fuori una piccola collanina:era un semplice girocollo fatto con un spesso filo in nylon nero a cui era attaccata una conchiglia a spirale con al centro un cristallo verde smeraldo.
"Ma è magnifica nonna!" Esclamai mettendomela subito al collo, lei apprezzò molto il mio stupore, tanto che nel suo volto da vecchia con due grossi lenti tonde e con folti capelli arruffati bianchi vidi il sorriso di una bambina che aveva appena regalato alla madre un fiore.
Poi, dandomi una pacca sulla spalla, mi disse con una lacrimuccia pronta a scendere:"forza, meglio che ora tu te ne vada, sennò il buio ti coglierà alla sprovvista, ti aspetto sabato alla sagra, non te ne dimenticare! Ah e portati il pigiama che ti farò dormire da me", con il capo le feci un cenno e, dopo un ultimo abbraccio (questa volta veramente), mi voltai e andai per la mia strada, verso casa.

Quando arrivai l'abitazione era pervasa dal silenzio totale, andai a controllare se qualcuno fosse in casa e trovai mia madre dormire sul divano, era così insolito dato che era sempre così agitata, con mille impegni.
Andai poi in camera mia, presi la chitarra e, finchè non arrivò sera, mi misi a suonare in riva al mare, ora che il tempo era migliorato, facendomi trasportare dalle note della brezza marina che usciva e entrava dal ventre dello strumento.

Mezz'oretta dopo, ancora un po' assonnata, arrivò mia madre che appoggio una mano sulla mia spalla e disse:"sei migliorato a suonarla", io le sorrisi, poi si sedette affianco a me e chiese:"com'è andata dalla nonna? Sta bene? Ultimamente non si fa molto sentire".
A lungo le parlai di quel che era successo, dei suoi racconti, della casa, della sagra e poi le mostrai la collana, lei sorrise come se la trovasse familiare, poi andammo a cenare.

"Amore io vado a letto" disse mia madre dopo aver sistemato la cucina in seguito alla cena, poi mi abbracciò da dietro mentre ero ancora seduto a tavola, concentrato a leggere un libro, dandomi un bacetto sulla guancia e dicendo:"ti voglio tanto bene, sappilo sempre, anche nei momenti più duri" così se ne andò.

Da lì a poco anch'io mi incamminai verso la mia camera, mi coricai nel soffice letto e, dopo aver trovato la posizione più comoda, mi addormentai in dolce e irrefrenabile attesa del vivace fine settimana.

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⏰ Last updated: Apr 26, 2025 ⏰

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