An empty shell I used to be
The shadow of my life was hangin' over me
A broken man that I don't know
Won't even stand the devil's chance to win my soul ~Beggin'
Quando Damiano David, Victoria De Angelis, Thomas Raggi e Ethan Torchio entrano in una stanza, lo spazio si riempie.
Il carisma che ognuno dei quattro componenti dei Måneskin portava con sé era tanto naturale quanto irresistibile e, in un mix esplosivo, complementare a quello degli altri: vederli insieme fuori dalle scene era cogliere all'istante quell'alchimia unica di cui si nutre l'aura leggendaria delle band che hanno fatto la storia del rock.
Erano belli, sfacciati, pieni di talento e maledettamente consapevoli.
Quando l'Italia si accorse di loro, l'unico ad aver compiuto diciotto anni fu Damiano, l'istrione, il frontman perfetto, nato l'8 gennaio come Elvis Presley e David Bowie: occhi perennemente bistrati, gioielli, vestiti luccicanti e una presenza scenica che toglie il fiato: un dio greco con l'accento di Monteverde che sui quaderni delle elementari scriveva <<da grande voglio fare la rocstar.>> che ascolta musica soul e R'n'B' e adora James Arthur- anche se raccontò di avere avuto un passato da metallaro, la sua voce graffiante non lascia dubbi sulle sue fonti di ispirazioni -, dal modo di fare magnetico e ammaliante, che stupisce quando il sorriso gli fa brillare gli occhi dietro il suo manto maledettismo.
Damiano era la punta dell'iceberg dei Måneskin, il loro fuoco più esposto, che può mettere i piedi (e i tacchi) sulla scrivania durante la conferenza stampa dopo la vittoria all'Eurovision, bevendo champagne direttamente dalla bottiglia, ben sapendo di non essere da solo sulla vetta.
