Prologo

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Tutti conoscono la storia.

Prima del momento della mia nascita non ricordo nulla. Poi dal nulla, il dolore.

Sono nato da una pozza di fango. La massa informe si solidificava prendendo sembianze umane. Masse di polvere e terriccio prendevano forma e si accumulavano dando vita ad ossa, muscoli, legamenti e organi. Un volto, due labbra e finalmente la capacità di poter parlare.

La mia prima parola? Un urlo agghiacciante. Il mondo attorno a me vibrava nervosamente mentre nei miei occhi prendevano forma le luci e i colori.

Sentivo qualcosa arrampicarsi su tutto il mio corpo , qualcosa che bruciava. Era la pelle che lentamente mi ricopriva. La peluria sul mio corpo pungeva come migliaia di aghi intenti a trafiggermi tutti insieme.

Chiunque avesse deciso di crearmi in quel modo evidentemente non teneva al mio benessere, di questo avrei avuto conferma molto tempo dopo.

Ricordo che il dolore e la sofferenza dell'essere vivo svanirono poco dopo. Mi ritrovai rannicchiato a terra, sfinito e con una sensazione fredda addosso. Il mio corpo era coperto di sudore, senza accorgermene stavo piangendo.

Ricordo che lentamente mi alzai e mi guardai attorno mentre la vista si abituava a tutte quelle informazioni.

Ricordo che ancora barcollante iniziai a camminare, mettendo un piede di fronte all'altro d'istinto, senza che nessuno mi avesse insegnato davvero come fare.

Ricordo che mi diressi verso la cosa che più mi metteva a mio agio, che più avanti scoprì essere una pozza d'acqua e mi ci immersi completamente lavando i residui di fango dal mio corpo.

Ricordo che, una volta uscito, mi trovai al cospetto di centinaia di misteriose creature occupate a dissetarsi in quella pozza d'acqua.

Ricordo che la mia vista li turbò inizialmente ma evidentemente per loro non rappresentavo nessuna minaccia perchè nessuno di loro mi dedicò più di uno sguardo pigro prima di tornare a bere.

D'untratto Egli Parlò.

"Creatura. D'ora in avanti sarai l'uomo e vivrai rispettando gli animali della terra e la natura, senza corrompere l'equilibrio delle cose. Così è deciso!"

La voce non aveva una provenienza diretta. Parlava dal cielo ma anche dalle piante, dal terreno, dagli animali stessi. La sentivo dentro di me e attorno a me, quella voce era tutto, quella voce era Lui.

Davanti a una tale dimostrazione di potere non potei far altro che inginocchiarmi e rispondere sottovoce "Si, mio signore".

Ricordo che passai diverse migliaia di anni a camminare su quella terra senza più sentire la sua voce. Col tempo imparai ad amare ogni cosa di quel palcoscenico creato a regola d'arte per me. Potevo camminare per mesi senza mai arrivarne alla fine ed ogni secolo o due scoprivo una nuova specie di animale che imparavo a conoscere e con cui imparavo a convivere in maniera pacifica.

Il verde del prato, il cielo azzurro, l'acqua trasparente che rifletteva ogni cosa, i versi dei miei compagni di avventura che riecheggiavano nei boschi, nelle paludi, sulle montagne, ovunque intorno a me tenendomi compagnia.

Più di ogni altra cosa amavo il sole. Il sole rosso che mi teneva compagnia dal momento della mia nascita, pronto a farmi sentire il suo calore in ogni istante. Quello che provavo per il sole era amore puro. Sempre presente, irraggiungibile, platonico e al tempo stesso così reale.

Capii ben presto però che l'amore è un'altra cosa.

Egli aveva in mente un'altro destino per me. Come la prima volta decise di farmi scoprire i suoi piani in modo doloroso e miserabile.

Il Primo MaledettoWhere stories live. Discover now