diciott'anni, ma a vent'anni Sarai un altro te

8 0 0
                                        


Il bar era affollato quella sera, ma nonostante la musica, le risate e le chiacchiere, sembrava che il mondo si fosse ridotto a un angolo in quel piccolo locale. Il fumo del tabacco mescolato alla fragranza del caffè e dei drink rendeva l'aria densa e calda, come se ogni conversazione fosse avvolta in una bolla di intimità. Le luci basse, quelle che segnano la differenza tra un ambiente familiare e un luogo dove i volti rimangono sconosciuti, facevano risaltare i lineamenti dei clienti, creando ombre sfuggenti sulle pareti. Fuori, la luna piena brillava nel cielo come un faro giallo, immobile e distante, a guardare tutto con una calma disinteressata.

ilian, trent'anni, si trovava seduto al bancone con una birra in mano. Il suo sguardo era tranquillo, quasi sfuggente, mentre assaporava la sua solitudine. Non sembrava uno che cercasse nulla, ma se c'era qualcosa che amava, era l'osservare. Gli occhi scivolavano su ogni dettaglio: un movimento, una parola, un'ombra. i suoi capelli scuri, scompigliati, gli incorniciavano il viso sbarbato, quasi a farlo sembrare più piccolo, era elegante nel suo disordine. Indossava una giacca nera, che sembrava troppo formale per il bar, ma per lui non faceva differenza. Non cercava attenzione, ma allo stesso tempo non si nascondeva. Era uno che non si faceva mai sopraffare dal contesto, eppure c'era una presenza silenziosa che lo rendeva inevitabilmente interessante.

Quando theodore  entrò, fu come una ventata d'aria fresca. Alto, bello, con un sorriso che poteva mettere in ombra qualsiasi altra cosa. Non sembrava nemmeno sentire il freddo, la sua giacca leggera non faceva nulla per proteggere dalla bassa temperatura che fuori stava calando, ma sembrava che nulla potesse scuoterlo. I suoi occhi azzurri, luminosi, incrociarono quelli dell'uomo al bancone per un breve istante. C'era qualcosa di quasi predatorio in quel contatto visivo, come se il ragazzo sapesse già che da quel momento sarebbe stato lui a decidere come sarebbe andata la serata.

Il ragazzo si fermò al bancone e ordinò un cocktail, con quel tono di disinvoltura che solo chi sa di essere al centro dell'attenzione riesce a mettere in pratica senza sforzo. Poi si girò, notando lo sguardo dell'uomo più grande. Lo fissò per qualche secondo, quasi come se volesse misurarlo. Poi, senza fare una mossa troppo vistosa, si avvicinò.

"Sei solo?" chiese il ragazzo, fermandosi a guardarlo anche lui, la voce bassa ma senza esitazione.

 ilian lo guardò con un'espressione calma, ma la sua attenzione non sfuggì al tono del ragazzo. Non sembrava stupito, solo curioso. "Sì," rispose con un sorriso quasi impercettibile. "E tu?"

Il ragazzo fece spallucce, il sorriso che non lasciava trasparire nulla di troppo personale. "Un po'... sì. A volte mi piace stare da solo, nonostante la gente."

Il silenzio che seguì fu breve, ma c'era qualcosa di strano in quel momento. L'uomo non cercava di prendere il controllo, ma il suo sguardo si fermò un po' più a lungo su di lui, scrutandolo con discrezione.. lasciò la birra sul bancone solo per allungargli una mano "ilian". 

il ragazzo la strinse a sua volta, quasi ammiccando "theodore"

 "Sei giovane," disse ilian, lasciando la mano del più piccolo e sorseggiando nuovamente la birra. "Di solito la gente come te non ha bisogno di stare da sola."

Il ragazzo lo guardò, il sorriso che non scompariva, ma che si faceva più sfacciato. "E tu sei di quelli che pensano che, visto che sono giovane, dovrei essere sempre circondato, eh?"

"No," rispose l'uomo, il tono ora più morbido, ma sempre fermo. "Non tutti sono come te, ma io non ne faccio una regola."

Il ragazzo alzò un sopracciglio, incuriosito. "E come sarei io?"

"Facile," disse l'uomo con una certa tranquillità. "Sembri il tipo che non ha mai paura di mostrarsi."

"E tu, invece?" il ragazzo alzò lo sguardo. "Non sembri il tipo che si fa prendere dalle apparenze."

L'uomo lo guardò per un istante, la sua espressione leggermente indecifrabile. "Non sono qui per mostrare nulla," rispose con calma. "Sono qui perché mi piace essere in un posto dove posso non fare niente."

Il ragazzo fece un piccolo sorriso, ma non rise. "Beh, io sono venuto qui per qualcosa di diverso, allora. Vediamo se c'è qualcosa da scoprire."

L'uomo non rispose subito, ma continuò a osservarlo, i suoi occhi più intensi ora. "Sai, non è che sia facile farsi scoprire."

"Perché?" theodore sembrava sinceramente incuriosito. "Pensi che non sarò capace di farlo?"

L'uomo ridacchiò brevemente. "No, è che ti basta guardarmi per capire che non sono uno che si svela facilmente."

Il ragazzo si inclinò leggermente in avanti, come se fosse uno stimolo. "E io ti ho già capito," disse con un tono che non lasciava spazio a dubbi, ma c'era una scintilla negli occhi che suggeriva qualcos'altro. "Sei il tipo che preferisce non parlare, non rivelarsi troppo."

"Non sempre," rispose ilian, il sorriso che si faceva più sornione. "A volte la gente non ha bisogno di parole."

Il ragazzo rimase in silenzio per un momento, come se stesse riflettendo su ciò che aveva appena sentito. Poi, improvvisamente, come se non ci fosse altro da dire, si girò e ordinò un altro drink. Non c'era tensione, solo un gioco di parole, ma qualcosa nell'aria era cambiato. Come se il gioco fosse appena iniziato, ma ancora nessuno dei due lo avesse dichiarato apertamente.

"Beh, non posso restare qui a guardarti per sempre," disse theodore dopo qualche istante, il tono di sfida che non poteva passare inosservato.

ilian lo guardò per un attimo, il sorriso quasi impercettibile che si faceva più evidente. "Vero," rispose, guardando il ragazzo alzarsi. "Ma a volte è bello guardare senza fare nulla."

Il ragazzo si voltò, il suo sorriso sicuro e sfacciato. "E cosa farai adesso?"

L'uomo non rispose subito, ma sembrava considerare le sue parole per un momento. Poi, con un'espressione più calma, si alzò. "Probabilmente la stessa cosa che farai tu."

theodore lo fissò, per un attimo senza parlare. Poi, con un tono più morbido, disse: "vieni da me?"

ilian lo guardò, il suo sorriso ora meno enigmatico, più genuino. "Non sei mai troppo sicuro di quello che chiedi, eh?"

Il ragazzo lo guardò intensamente, con un sorriso che nascondeva qualcosa di più. "Proviamo a vedere. Non siamo venuti qui per niente."

Un silenzio breve. La tensione tra i due ora era palpabile, come se qualcosa di inevitabile stesse per succedere. Senza dire altro, l'uomo fece un passo verso l'uscita, seguito dal ragazzo. La luna, ancora alta nel cielo, continuava a brillare sopra di loro, a guardare l'inizio di una storia che nessuno dei due sapeva ancora dove li avrebbe portati.


sabato seraStories to obsess over. Discover now