Casamatta 31: diario di un disertore

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Diserterò. Ho già deciso e organizzato la mia fuga tempo prima di mettermi a scrivere questa piccola premessa introduttiva. Se pensi che io sia un "traditore della patria", allora ti invito a riflettere attentamente sul significato di ciò che ho scritto nelle pagine seguenti. Il mio obiettivo non è cambiare la tua opinione su di me, voglio solo raccontare un piccolo frammento di realtà quotidiana, così da darti qualche strumento in più per comprendere il mondo folle in cui viviamo. Se invece ti trovi d'accordo con la mia scelta, il mio consiglio è uno: scappa. Fuggi il più lontano possibile, allontanati da quella che ci ostiniamo a chiamare "società civile" e non tornare mai più indietro. Probabilmente sarai confuso, dubbioso, diffiderai delle parole di un "disertore". Io, però, vorrei che leggessi questo piccolo resoconto della mia esperienza al fronte. Leggilo attentamente e poi fanne ciò che preferisci. Non so chi tu sia o come tu abbia ottenuto il mio libro e probabilmente non lo saprò mai, ma in cuor mio spero di poterti lasciare un qualche tipo di insegnamento.

Adesso però basta con i discorsi smielati e veniamo al dunque di quest'opera. Si tratta di un breve estratto della mia ultima settimana al fronte, più precisamente dal 27 del quinto mese al 2 del sesto mese. Ero stato assegnato alla "Linea" (così la chiamavamo noi soldati) circa 2 anni prima e da allora le trincee erano diventate la mia nuova casa, anche perché il comando supremo non autorizzava riposi nelle retrovie da non so quanto tempo. Per quanto riguarda il fronte di per sé, si trattava di una lunga, anzi lunghissima, serie di fortificazioni, composta da campi minati, reticolati di filo spinato, trincee e casematte di osservazione. L'estensione precisa di tale capolavoro malefico mi era, e lo è tuttora, totalmente sconosciuta. Tuttavia i rapporti ufficiali parlavano di una lunghezza media di 2500 milarchi, un dato plausibile per chi, come noi, ci viveva dentro. L'unica cosa di cui sono certo era la distanza tra i vari bunker: uno ogni 1000 passi esatti, lo posso affermare con certezza perché un giorno io e i miei compagni la misurammo di persona. La mia casamatta era la numero 31, posta a difesa di un settore relativamente tranquillo e munita di alcuni degli uomini più esperti di tutto il fronte. Ma la guerra laggiù non è fatta di scontri a fuoco diretti, come spesso la gente a casa immagina, è ,invece, un costante susseguirsi di bombardamenti, attacchi con droni e interminabili sbarramenti d’artiglieria. Durante tutta la mia permanenza in prima linea non ho mai sentito il suono delle esplosioni cessare per più di 1 minuto, giusto il tempo di far raffreddare la canna degli obici o di passare a un altro cannone.

Detto questo, troverai il resto delle informazioni sul conflitto in corso all’interno delle pagine successive. Ti consiglio di leggere attentamente ciò che sto per raccontarti, perché alla fine dovrai fare tu una scelta morale giudicando il mio operato. Se nonostante tutto dovessi ancora ostinarti a non credere alle mie parole o a condannare le mie scelte, allora saresti già pronto per unirti ai soldati della Linea.

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