Neve

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Capitolo 1

Mi chiamo Luca. Sono nato in Italia, tra le braccia di
mamma e un telo verde smeraldo. Ho gli occhi grandi
ma spesso si socchiudono al mondo cercando di
mettere a fuoco o meglio, di mettere in ordine. Tanti
sono i pensieri nella mia testa, in grembo di mamma
era tutto più semplice. Mi piaceva essere bambino,
mordere i tappi delle penne e uscire spettinato, mi
piaceva l'odore del panino al prosciutto nello zaino, mi
piaceva tornare da scuola e trovare il pranzo caldo, il
cioccolatino pronto accanto al bicchiere se avessi finito
tutti gli spinaci, i pochi e imperdibili impegni del
pomeriggio. Uno dei più belli, era quello con Enzo: la
sua nonna aveva conserve di marmellata nascoste in
qualsiasi pertugio della casa, con tende di pomodori
secchi e setole di rosmarino. Quando passavamo le
mani su quei grandi fasci di erbe aromatiche sentivo
pizzicare tutto in petto, il mio respiro si apriva e mi
sembrava di trovarmi su di una grande montagna
insieme ad alci e stambecchi. Sentivo l'aria fresca
passarmi nel naso, respiravo profondo. Enzo diceva che
se avessi respirato quel profumo così intensamente,
avrei potuto sentire la neve tra le mie mani e i fiocchi
di ghiaccio toccarmi le guance; noi non avevamo mai
visto la neve, ma nella nostra mente essa profumava di
menta piperita e se avesse nevicato ci eravamo
promessi di mangiarla a bocconi, grandi bocconi di
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neve e menta e sogno, e poi ancora ancora e ancora
sino ad avere la pancia così piena da scoppiare. La
immaginavamo la grande nevicata cadere sulle scalette
dell'uscio di casa. Ogni inizio d'inverno la speranza di
vedere quei batuffoli di cotone venir giù dal cielo si
accendeva, ma andava inesorabilmente a sfumare con
la prima rugiada di marzo. Enzo diceva che non
l'avremmo mai vista perché qui da noi fa sempre
troppo caldo e la neve del nostro paese è il tarassaco,
leggero, bianco e tondo, perché ognuno ha la sua neve
e di quella bisognava gioire. Aveva ragione Enzo,
piccolo occhialuto distratto, ne sapeva una più del
diavolo. Io invece ci volevo sperare nella neve qui, ma
anche Nonna Cì rompeva come cristallo la mia
convinzione:
"Non può nevicare qui ninnello, il cuore della nostra
gente è troppo caldo e così la neve non può starci",
aveva spiegato.
Cuori caldi? Non capivo. Enzo si spinse con l'indice
gli occhiali sul naso, con la manica si tolse le briciole
attaccate sulla bocca, con la lingua raccolse la
marmellata sul pollice: finita la merenda era ora per me
di tornare a casa.
Oggi che ho i piedi grandi, ricordo con affetto quel
pomeriggio. Io ed Enzo abbiamo preso strade diverse,
la porta d'entrata in legno e vetro della sua nonna ora è
un massiccio portone orlato che poco mi ricorda i bei
tempi da bambino. La sua sostituzione non ha
scardinato i miei ricordi e quando ci passo mi sembra
ancora di vederci giocare e di sentire le dita
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appiccicarsi di confettura. Sono passati anni, sino ad
oggi non ha sbagliato Nonna Cì: nemmeno un flebile
fiocco di neve aveva toccato la mia fronte, lo posso
garantire, io che ero rimasto tra i pochi giovani a non
spostarmi a Nord.
Mi veniva spesso in mente Nonna Cì, io che nonna non
ne avevo avuta mai. La pensavo soprattutto alla fine di
novembre, quando lei iniziava a imbastire tavolate di
biscotti, di pasta di mandorla e di arance candite. Me
ne dava sempre un panaro da portare a mamma ed io
rubacchiavo un pezzettino qua e là nel tragitto. Mamma
faceva finta di non sapere che ero stato io a rompere il
meticoloso ordine in cui aveva posizionato le
prelibatezze Nonna Cì e me ne dava sempre uno intero:
io lo avvolgevo nel tovagliolo e salivo su in camera
mia a custodirlo come un gioiello, lo avrei mangiato
prima di dormire per scacciare i brutti sogni e sino a
quel momento aveva sempre funzionato, tanto che mi
inumidivo il dito con la saliva e ci prendevo le briciole
cadute, affinché avesse pieno effetto benefico.
Mi viene da sorridere a pensare che oggi non lo farei
mai, sarebbe così stupido. Non so se è stato un bene
crescere, se veramente mi ha cambiato in meglio o mi
ha semplicemente tolto la parte migliore di me, se la
barba sul mio volto è riuscita a nascondere le
insicurezze e a rendermi uomo. Quanto costa essere
crescere? Come si misura? In altezza, in peso, in
saggezza? Non saprei rispondere, so solo che mi manca
tanto la menta piperita. Ad oggi, quando attraverso i
corridoi del supermercato, acquisto sempre una
confezione di caramelle balsamiche. Quando sento il
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bisogno di tranquillizzarmi o di rifugiarmi nei miei
pensieri, ne scarto una o due, le lancio in bocca a mo di
dadi da roulette e lascio che la freschezza mi avvolga.
Vorrei avere notizie da Enzo: l'ultima volta che ci
siamo visti, ci siamo lasciati con la promessa che ci
saremmo sentiti ma alla fine nessuno dei due ha fatto il
primo passo e così ci ritroviamo solo nella mia
memoria, dove ci scambiamo le biglie e facciamo la
gara di ciottoli. Lui era un gran pasticcione, si sporcava
sempre la giubba e finiva per dare la colpa a me per
non farsele suonare di santa ragione. Io mi prendevo
volentieri la colpa, improvvisavo delle scuse ai suoi e
lui mi guardava soppiatto con gli occhi della
gratitudine, gli occhi di chi si accolla una colpa
mortale. Io mi sentivo un eroe, toccavo letteralmente il
cielo con un dito. Nessuno mi avrebbe evitato la
ramanzina quando mia madre avrebbe saputo del
misfatto, ma insomma, io ero un eroe, mica bruscolini.
Anche io ero grato a lui perché conosceva il mio timore
per le api, mi allora si armava di spada di cartone e mi
proteggeva per tutta la stagione calda. Ne vedevo una
avvicinarsi e lui " zac!" nemmeno il tempo di fargli un
fischio ed era già lì pronto a proteggermi a spada tratta!
Posso un assicurarvi, mai stato punto quando lui era
con me! Come cavalieri che porgono il proprio
mantello per proteggere l'altro, così credevo fosse e lo
è stato, sino al momento in cui si è diventati adulti.
Quando si è adulti non c'è tempo per proteggere gli
altri ma a malapena se stessi, i pericoli diventano più
grandi e le macchie più evidenti. Così si cambia, le
cose che prima erano importanti diventano inutili
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mentre le cose inutili diventano importanti. Si
indossano abiti puliti con coscienze sporche, tanto
quelle nessuno le vede, mica ci sta mamma a giudicare.
Per non parlare delle api, ormai chi protegge dalle api
noi poveri melissofobici? Ma d'altronde non è più un
problema, di api nemmeno se ne vedono in giro, solo
qualche timido bombo in cerca del suo fiore, ad esser
fortunati.
Da adulti, le cose piccole perdono di importanza e le
cose grandi la hanno solo se posso essere ostentate.
Case di famiglie come vetrine sulle strade, figli di
genitori in continua competizione per chi ha il figlio
più alto, più bravo, più sveglio. Io non ero il figlio
perfetto e forse nemmeno quello che i miei genitori
avrebbero voluto: mamma voleva una femmina ed io
ruppi la sua speranza con la prepotenza che solo la
realtà sa avere, ma mai (e dico mai) mi fece pesare un
solo giorno della mia vita, amandomi fragorosamente.

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⏰ Last updated: Oct 30, 2024 ⏰

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