Quella mattina Eleonora era stata svegliata alle sette spaccate della mattina, dal suono insistente del suo cellulare. Aveva sempre odiato svegliarsi presto. Era sempre stata una dormigliona, oltre che ritardataria cronica. Quella mattina però non si sarebbe potuta permettere né di dormire, né tanto meno di tardare all'appuntamento che aveva.
Quindi si scapicollò giù dal letto, rischiando di cadere faccia a terra a causa delle sue pantofole a forma di cane che avevano ostacolato il suo cammino. Con gli occhi ancora incollati si diresse a farsi un caffè, nella speranza che questo avrebbe potuto aiutarla. Non fece colazione, non la faceva mai, si ostinava a dire che ingerire sostanze solide prima delle undici le faceva venire il voltastomaco. Si diresse poi in bagno, fece una doccia veloce e si vestì. Avrebbe voluto mettere qualcosa di carino per fare una buona impressione, ma alla fine optò per qualcosa di comodo che l'avrebbe messa a suo agio. Un baggy e una canotta - tutto rigorosamente nero -, con sopra una leggera felpa viola sarebbero andati più che bene. I suoi capelli lisci, tinti di un biondo freddo, li lasciò liberi in quel caschetto ordinato che aveva fatto da poco. Nel dubbio però un mollettone in borsa lo mise, in caso avessero iniziato a darle fastidio. Una punta di correttore sotto gli occhi per coprire le occhiaie scure che contrastavano con la pelle già leggermente dorata dal sole, una generosa quantità di mascara per incorniciare quegli occhi color miele e fu pronta per uscire.
Salutò i suoi genitori, che la riempirono d'affetto augurandole buona fortuna per quel giorno speciale, e il suo fratellino Luca, che al contrario dei primi sembrava decisamente disinteressato a ciò che stava per accadere nella vita della sorella. Occhiali da sole sul naso, borsa in spalla, un respiro profondo e si ritrovò a camminare verso la fermata dell'autobus, pregando qualsiasi Dio nel quale non aveva mai creduto per far sì che questo passasse in orario.
Una volta raggiunta quella fredda panca un po' precaria la guardò, decidendo poi di non sedercisi. Il terrore che avrebbe potuto in qualche modo non vedere il mezzo di trasporto pubblico la terrorizzava, nonostante sapesse benissimo che fosse alquanto improbabile come ipotesi. Comunque decise che sarebbe rimasta a guardare l'orizzonte della strada. La sua gamba smise di saltellare solo quando, circa cinque minuti dopo, vide l'autobus avvicinarsi. Salì in silenzio andando ad occupare una di quelle scomode sedute in plastica.
Scese una ventina di minuti dopo alla sua fermata, venendo investita di nuovo dalla leggera brezza mattutina che le giornate di piena primavera ancora conservavano. Intraprese una camminata che durò poco più di un paio di minuti. Arrivata a destinazione si bloccò. Guardò quel grande salone con una luce diversa negli occhi e fece un bel respiro profondo, prima di bussare alla grande porta di vetro ancora chiusa.
Il suo primo giorno di lavoro era finalmente arrivato. Primo giorno come parrucchiera nel salone di Ivan, in quella piccola bottega in periferia.
"Eleonora!" L'uomo la accolse con grande entusiasmo, quasi quanto ne aveva lei.
Ivan aveva circa una cinquantina d'anni ed era un affascinante uomo brizzolato con una curata barba che incorniciava il volto ovale. Delle simpatiche rughe d'espressione contornavano i suoi occhi scuri mentre allargava le braccia per stringere in un la ragazza alla quale si era già affezionato, dopo le ore che avevano passato insieme per perfezionare la tecnica della bionda.
"Pronta per questo tuo primo giorno?" Le domandò l'uomo sorridente, mentre la invitava a lasciare la borsa nello stanzino sul retro.
"Non credo di potermi concedere il lusso di non essere pronta" ironizzò lei, ammettendo quella verità sotto altra forma. Lei non poteva permettersi di non essere pronta. Non poteva permettersi di perdere quell'occasione che la vita le aveva dato di fare ciò che sognava.
Eleonora non era mai stata una persona esigente, né una sognatrice accanita. Quando era piccola le sarebbe piaciuto fare la maestra supplente. Non voleva una cattedra effettiva, alla mini lei, per qualche motivo, piaceva l'idea di fare la supplente. Poi, alle medie, aveva deciso che sarebbe diventata una volontaria negli ospedali. Una di quelle che andavano a trovare i pazienti di oncologia pediatrica per far passare un momento di serenità a loro che stavano vivendo una vita d'inferno. Crescendo ancora un po' aveva capito due cose: la prima era che non avrebbe potuto campare di volontariato, purtroppo per stare al mondo servono i soldi e, quindi, uno stipendio; la seconda era che lei era fin troppo empatica, si sarebbe subito affezionata a chiunque, anche a quel bambino incrociato una volta in corridoio per sbaglio, e questo l'avrebbe distrutta piano piano. Quindi, arrivata al liceo, aveva scoperto la sua passione per i capelli. Passava intere ricreazioni ad acconciare le sue amiche. Aveva iniziato un piccolo business grazie al quale racimolava qualche soldino, tagliando i capelli ai suoi amici per pochi soldi. Una volta ricevuto il suo diploma non ci aveva pensato due volte prima di inseguire il suo nuovo sogno. E Ivan le stava offrendo quella possibilità imperdibile.
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Ci rideremo su, un giorno // Caph
FanfictionEleonora e Marco quella mattina si svegliarono, senza sapere che una giornata qualsiasi avrebbe potuto stravolgere tanto le loro vite. Ma non se ne preoccuparono troppo, semplicemente si lasciarono trasportare dal flusso del destino e - con il senno...
