Max's pov
Ero appena arrivato a casa, abitavo a monaco in una grande villa, lontano dal caotico centro della città del lusso.
L'avevo scelta proprio bene, era un'abitazione moderna, su due piani e nel giardino vi era una grande piscina rettangolare, il cui bordo, su cui ero in piedi, era in mattonelle grigie circondate dal prato curato.
Ero solito fermarmi lì a pensare, a volte alla giornata passata e a volte agli impegni di quella successiva.
Anche questa volta stavo rimuginando sul lavoro quando, dopo aver sentito un tonfo, mi ritrovai in acqua.
Riemersi confuso sentendo una fragorosa risata e senza bisogno di girarmi capii subito di chi si trattasse.
《Charles sei un bastardo》ringhiai passandomi una mano sugli occhi.
La sua risata si fece ancora piú forte, e questo non mi stava bene, perciò mi avvicinai nuotando e lo presi per una caviglia, facendolo cadere affianco a me.
Quando tornò in superficie mi fulminò con lo sguardo e a quel punto risi anche io rendendomi conto che tutti e due fossimo vestiti e fradici.
《chi ti ha fatto entrare? E perché sei qui?》chiesi dubbioso con un sopracciglio alzato, non curandomi del fatto che, essendo sera, il giorno dopo avremmo avuto il raffreddore o la febbre.
《stavo tornando a casa e ho incontrato il tuo ingegnere di pista che, visto che tanto dovevo passare per casa tua per tornare a casa, mi ha dato dei fogli che ti ho lasciato sul tavolo. Come ho fatto ad entrare? Semplice, hai lasciato la porta di casa aperta deficiente》mi racconta per poi ammonirmi con un sorrisetto odioso stampato sulla faccia.
Sorrisetto che per quanto mi facesse incazzare, no, non riuscivo a odiarlo.
E poi quelle fossette che gli spuntano, Dio se avessi potuto gli avrei divorato quelle labbra rosee e perfette che si trova.
《sta zitto francesino》sogghignai, sapendo quanto gli desse fastidio quel soprannome.
Infatti socchiuse gli occhi in segno di sfida, prima di iniziare a schizzarmi sulla faccia.
Per rispondere lo presi per un braccio e lo tirai sott'acqua.
Iniziammo a ridere come due deficienti e a fare la lotta tirandoci a fondo a vicenda, tra schizzi e vestiti strappati e zuppi.
Quando ci stancammo, tornammo in superficie ridacchiando, mentre si levava la cravatta che aveva appiccicata al collo, ormai diventata inutile.
Quando ci rendemmo conto della vicinanza dei nostri visi, diventammo seri di colpo.
Ci guardavano e basta, affondavamo io nei suoi occhi color smeraldo e lui nei miei colori ghiaccio.
Non ci allontanavamo, anzi, io mi avvicinavo lentamente con il cuore a mille, mentre lui rimaneva fermo, inerte, contro la sponda della piscina.
I nostri respiri affannati si fusero tra loro e desiderai che le nostre labbra facessero la stessa fine, ma non sapevo se questo desiderio lo avesse anche il ragazzo davanti a me.
Non sapevo se anche lui, ogni volta che mi vedeva avesse voglia di baciami, come invece volevo fare io con lui
Non sapevo se anche lui, ogni volta che gli stavo vicino, avesse voglia di strapparmi i vestiti di dosso e di mandare a fanculo tutto e tutti, come ogni santa volta volevo fare io con lui.
Questi miei pensieri peró vennero zittiti, dopo un tempo indeterminato, passato a imprimere nella propria mente il viso dell'altro, dalle sue labbra incollate alle mie.
Non ci capii piú niente e inziai a baciarlo voracemente, facendo mie quelle labbra che avevo tanto bramato fino a quel momento.
Lo sbattei sulle bianche piastrelle del bordo della piscina, senza fargli male e le mie mani finirono ovunque sul suo corpo.
Ogni secondo in piú che passava volevo sempre di piú, e cosí anche lui che si aggrappó alle mie spalle per tirarsi su e raggiungere la mia altezza.
Per facilitargli il lavoro gli feci agganciare le gambe al mio bacino, ma questo provocó un contatto delle nostre intimità, che ci fece ansimare.
Non volevamo e non riuscivamo a staccarci, non ora.
Non adesso che eravamo riusciti a prenderci.
Perché ci volevamo, ci bramavamo da tempo, ma nessuno dei due aveva mai avuto il coraggio di farsi avanti, forse per il giudizio degli altri, forse per la paura di essere rifiutati, ma ora non importava.
Adesso non me ne fregava nulla degli altri, il cervello ormai era andato a farsi fottere.
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One shot - Lestappen
Short StoryRaccolta One shot scritte da me su Max Verstappen e Charles Leclerc. Attenzione: linguaggio esplicito e volgare. Ogni capitolo è a se e non c'è alcun collegamento tra uno e l'altro a meno che non sia segnalato nel titolo di questi.
