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PROLOGO

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                                                                "Accendi un sogno e lasciali bruciare in te." (William Shakespeare)



E' una sensazione piacevole, la scarica di adrenalina che ti attraversa ogni centimentro del corpo al solo pensiero di poter correre liberi su queste piste.All'inizio non capivo cosa ci fosse di tanto emozionate a spingere dei ragazzi a rischiare tutto per due ore di follia. L'ho capito nel momento in cui sono salita in auto con mio fratello, la pista vuota, il piede sull'acceleratore, la paura di rischiare, la sensazione di libertà ed euforia che ti dona anche stando nel sedile del passeggero.

Gia lo sento mio padre correggermi " Questo sport è sacrificio, concentrazione, allenamento" e allo stesso modo vedo mio fratello alzare gli occhi al cielo e trattenere una risata, come fa ogni volta che mio padre caccia fuori il suo mantra.

Le persone, i tifosi, spendono centinaia di dollari per stare seduti in tribuna per dieci gare a guardare sedici piloti correre in pista ad alta velocità, ma la realtà è che se non tenessi lo sguardo fisso sullo schermo faticherei a capire quello che succede in pista.

Ho memorizzato il suo sguardo, prima che salisse in auto e si allontanasse dai box, lo sguardo caldo e dolce che prima di una gara mi riserva sempre, istantaneamente mi porto una mano sul petto.

Andrà bene.

Andrà tutto bene.

Me lo ripeto sempre.

Lo vedo superare senza difficoltà la prima curva, poi la seconda. Fatica per il terzo posto ma ha la determinazione di chi può farcela.

<< Puoi andarmi a prendere una bottiglietta d'acqua tesoro?>>

La voce tremolante di mia madre mi spinge a distogliere lo sguardo dallo schermo. Annuisco e vado via.

Ci impiego cinque minuti- che in media equivalgono a tre, a volte quattro giri se si è più lenti- ad andare al bar, prendere un caffè da asporto e una bottiglietta d'acqua e tornare alla postazione del team per seguire la gara.

Ma non sono delle auto in corsa quelle che adesso riempiono gli schermi.

C'è solo fumo, e silenzio.

Un silenzio talmente assordante da bruciare i timpani.

Il nome di Jules Mckeller e in risalto, evidenziato di rosso, quasi lo stesso colore delle fiamme che stanno fuoriuscendo da quell'auto.

Cerco mia madre, ma non la vedo.

Non vedo nulla che non sia mio fratello che punta lo sguardo allegro sulla telecamera e fa l'occhiolino prima di indossare il casco.

Rivedo il pugno che si è battuto sul petto due volte, una per me e una per mamma, prima di mettere in moto e partire.

Non sento nient'altro che non sia la sua voce che mi rassicura "Andrà tutto bene."

Ma non sta andando bene. La camera di sposta sul compagno di mio fratello, riconosco il numero 4 in mezzo a tutto quel caos, scendere dall'auto e dirigersi da mio fratello ma viene bloccato da un paio di uomini mentre gli altri cercano di domare le fiamme.
"La situazione è critica." pronuncia attraverso gli schermi uno dei telecronisti "la gara è stata annullata." aggiunge alla fine.

E poi non sento più nulla.
Non vedo più nulla.

Forse se mi rifiuto di farlo, questo momento cesserà d'esistere.


Se ripenso al giorno peggiore della mia vita, vedo gli occhi verdi di mio fratello sorridermi dalla visiera del casco, lo vedo portarsi la mano sul cuore e batterla due volte prima di entrare nella sua vettura schiacciare l'acceleratore e andare via, portandosi con se anche una parte di me. Lasciando una scia di dolore, sofferenza e rabbia dietro di se. A me e mia madre non ci è rimasto nient'altro. Ed è questa consapevolezza che mi ha spinto a salire in auto, lasciare la mia vita, la mia casa e mia madre per tornare dove tutto è iniziato. Dall'uomo che mi ha portato via mio fratello, e dal ragazzo che sta per portarmi via ciò che mi spetta di diritto.
Il boato dei motori sferza l'aria così ardentemente da farmi sussultare, lo sento rimbombarmi nelle ossa e impregnarsi dentro di me.
Alzo lo sguardo giusto in tempo per vedere la Mckeller trionfare per il terzo anno di seguito, i tifosi che urlano il suo nome, lo elogiano come fosse un Dio mentre scende dall'auto e sale sul tettuccio invogliando la folla ad urlare più forte.
Mi sporgo per prendere il telecomando e spegnere la tv, quando Alex me lo ruba dalle mani e mi fa segno di aspettare le interviste. Gli lancio un occhiataccia ma lo lascio fare, infondo il lavoro viene prima dei miei sentimenti, e non si può scrivere un articolo senza riportare le parole del vincitore.

<<Zade, cosa si prova ad essere il più giovane tra i piloti a vincere per il terzo anno di seguito?>> gli chiede il giornalista.
Zade sposta lo sguardo dalla telecamera al suo compagno di squadra, un passo dietro di lui, anche in classifica.
<< Tutto ciò che voleva la nostra scuderia quest'anno era vincere per rendere omaggio ad un fantastico pilota, che avrebbe vinto il suo primo campionato esattamente dieci anni fa. Sono solo felice di aver reso omaggio a Jules McKeller.>>
Il giornalista, quasi emozionato dalle sue parole, si ricogratula con lui, non solo per la vittoria ma anche il bel gesto nei confronti di un ex collega morto tragicamente in un incidente.
<< Il nostro è uno sport bellissimo, ma anche pericoloso. Gli incidenti purtroppo capitano.>> conclude Zade, prima di lasciare il posto al compagno e salutare il giornalista. Kyle Davis alle sue spalle, tiene lo sguardo fisso sul compagno mentre si prepara alla sua intervista.
<< Non ho altro da aggiungere.>> pronuncia e va via.

E' quasi mezzanotte quando Alex mi invia l'articolo finito sulla gara, contrariamente a ciò che farei di solito lo metto online senza neanche leggerlo, mi fido di lui e so che l'avrà riletto e controllato diverse volte prima di inviarmelo.
Perché sa che io non l'avrei fatto.
Passano diversi minuti dalla pubblicazione, controllo le storie dei profili social dei piloti alla ricerca di un qualcosa per un altro articolo da assegnare.
Nulla di insolito, cena di fine campionato tutti uniti, diversi post di congratulazioni, ballano, bevono, si divertono. Sono tutti lì, tutti presenti.
Tranne il protagonista della serata.
Lascio il pc aperto e mi alzo, quando l'arrivo di una notifica mi riporta con lo sguardo sullo scherzo.
Un commento sotto il post dell'articolo.
Una domanda.
La leggo, e rileggo cercando un significato diverso dietro quelle parole.
Ma non c'è. Non può esserci.


"Jersey0564: E se non fosse stato un incidente?"

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