Quando arrivammo al villaggio, scesi dal pullman. Il caldo ci avvolse come se fossimo entrati in una sauna. La temperatura non era così elevata, ma il contrasto con l'aria condizionata all'interno del mezzo faceva sembrare il caldo insopportabile. Aspettammo tutti in gruppo che ci scaricassero i bagagli. Ci misero un po' e, nel frattempo, il nostro corpo prese confidenza con il nuovo clima e si acclimatò. Avevamo lasciato l'Italia con ancora qualche restrizione in atto per il covid. Appena giunti al Maya Beach ce ne eravamo completamente dimenticati. Obiettivo: sette giorni di mare e di servizi all-inclusive. Finalmente scaricarono borse e valigie. Le recuperammo e ci recammo alla reception. Ci illustrarono brevemente le caratteristiche del villaggio o, meglio, dell'insieme dei villaggi che formavano un unico gigante parco di divertimento.
Mio marito aspettava in piedi che ci consegnassero le chiavi della stanza. Io mi ero seduta su un divanetto vicino ai bagagli. I nostri due amici, Paolo e Sonia, erano un po' in disparte. Sonia non si era ancora ripresa del tutto dal viaggio aereo. La durata del volo l'aveva provata. La sosta in aeroporto e tantomeno il tragitto in pullman non avevano contribuito a farla stare meglio. Ci portarono, nell'attesa, il cocktail di benvenuto. Un liquido dal vago sapore di ananas. Finalmente ci assegnarono le camere. Blocco Balam. Noi la 212 ed i nostri amici la 234. Ci dissero di lasciare pure i bagagli dove erano. Di contrassegnarli con il numero della camera per mezzo dei cartoncini che ci avevano consegnato per tale scopo e che ce li avrebbero recapitati direttamente nell'alloggio. Così facemmo. Andammo alle camere che trovammo, grazie alle indicazioni, senza difficoltà. Non erano fronte mare, ma neppure così distanti dalla spiaggia. Sembrava un giusto compromesso visto che avevamo preferito spendere meno per l'alloggio privilegiando i servizi all-inclusive. Mio marito, Luca, si stese subito, senza togliersi i vestiti del viaggio, sul letto, provando la consistenza del materasso. Il letto, king size, reagì bene alla sollecitazione. Io iniziai a depositare nella cassaforte in dotazione i passaporti, il portafoglio con il denaro contante e i documenti di viaggio, tenendo pronti cinque dollari per l'addetto che ci avrebbe consegnato i bagagli in camera. Dopo un'attesa di circa mezz'ora sentimmo bussare alla porta di ingresso. Un messicano alto circa un metro e cinquanta ci consegnò borse e valigie e accettò, ben felice e un po' sorpreso, i cinque dollari di mancia. Probabilmente gli europei non sono normalmente così prodighi di mance come lo sono invece gli americani. Mi dedicai così a disfare i bagagli senza ricevere aiuto alcuno da mio marito che continuava a sonnecchiare sul letto.
«Che intenzioni hai?» gli chiesi quando avevo quasi finito di riporre i vestiti nell'armadio.
«Ho fame» rispose come risvegliandosi dopo un periodo di letargo.
«Ci facciamo una doccia e dopo scendiamo a vedere il resto del villaggio e a mangiare qualcosa?» chiesi, cercando di esaudire il suo desiderio.
«Va bene» rispose. «Comincia pure tu a fare la doccia. Quando hai finito chiamami. Potrei essermi addormentato di nuovo.»
Andai in bagno. Aprii l'acqua della doccia e, non appena raggiunta la giusta temperatura, mi infilai sotto il soffione. Il getto d'acqua mi rigenerò all'istante. Sarebbe stata una vacanza indimenticabile, pensai. Non mi rendevo conto ancora di quanto lo sarebbe stata.
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Mexico!
Short StoryUna coppia felice si fa coinvolgere in un gioco pericoloso che rischia di porre fine alla loro relazione. La storia racconta fatti realmente accaduti nel corso di una vacanza in Messico ad una mia amica e a suo marito. Nella realtà la mia amica non...
