"Quindi vai?"
Per carità del cielo, davvero mi stai chiedendo se preferisco restare in questo paesino dimenticato da Dio, piuttosto che partire per Seoul?
"Certo che vado Hanna. Che faccio cambio idea dopo un anno per preparare questa partenza?" risposi quasi sarcastica.
Lei scosse la testa mentre il suo sguardo scendeva sulle punte dei suoi piedi.
"Spero tu abbia fatto la scelta giusta e che non sia dettata da chissà quale follia che la tua mente ha partorito."
I suoi occhi ritornarono a fissare i miei.
Sorrisi mordendomi le labbra.
"Chissà, magari lo sposo!" iniziai a ridere piegandomi sulla pancia.
Lei mi puntò l'indice contro e mi rispose alzando il tono della voce:"Ecco, lo sapevo io!"
Finalmente fermai le mie risate e le dissi che non c'era nulla di cui preoccuparsi e che sarei partita per ricominciare a vivere la mia vita.Quello in questa città era un capitolo che sapevo perfettamente si sarebbe chiuso. Certamente all'epoca fu la svolta, la novità e la voglia di cambiare, ma adesso avevo bisogno d'altro. La mia anima chiedeva altro.
Tirai lo zaino sulle spalle, presi il manico della valigia e mi diressi verso il taxi chiamato qualche minuto prima.
L'autista mi aiutò a sistemare la valigia nel bagagliaio. Diedi un ultimo sguardo a quell'appartamento, sollevai il braccio e salutai energicamente Hanna, come fanno i bambini verso i genitori il primo giorno di scuola. Entusiasti di questo nuovo inizio, ma quasi certamente, quel rapido movimento nascondeva anche tante paure.
Tirai un respiro profondo, salii sulla vettura e chiusi la portiera.
Partivo da sola, per l'ennesima volta, come quando ero nata, sino ad ora.
Non è mai stato facile per me. Sono cresciuta senza un padre e con una madre assente.
Ho sempre deciso da me e ogni tanto c'ho azzeccato. Andare via dalla mia città natale, per poi decidere di andare a vivere a Seoul non è poi stato così difficile, ho sempre preso quelle scelte avventate per "il plot".
Durante questi anni ho ripreso a studiare fotografia ed ho cominciato ad imparare bene il coreano. Non è stato facile, il lavoro mi assorbiva completamente e non avevo mai tempo per me stessa. Ma questa scelta mi ha ripagato gli sforzi.
Finalmente giungo in aeroporto. Pagai il tassista e una volta tirata fuori ricomincio a trascinare la mia valigia.
Stavo partendo e chissà, magari sto posto avrei potuto chiamarlo casa un giorno.
Sollevo lo sguardo verso il cartellone delle partenze e mi dirigo verso il gate.
C'era un po' di gente in attesa. Sistemo la mia roba in un angolo e trovo una seggiola libera. Tiro fuori il cellulare e inizio a scorrere nervosamente le home dei social. Chi è che sta partendo per l'ennesima volta mentre i suoi coetanei sono ormai sposati e con figli? Presente!
Anche quell'uomo che avevo frustrantemente amato era riuscito a tirar su famiglia, nonostante tutto quello che mi aveva combinato per anni. Ogni tanto il karma gira male.
Sorrido sarcastica e metto via il telefono. Passa un'ora e finalmente inizia l'accesso per l'imbarco. Mostro il mio passaporto, la carta d'imbarco e ci indicano la direzione per accedere all'aereo. Non era molto freddo, nonostante l'inverno fosse passato da poco più di una settimana ma nonostante questo mi stringo nella mia giacca da motociclista, comprata perchè "Avrò una moto un giorno!"...beh, spoiler, la qui presente non ha mai avuto quella moto, ma le piace pensarlo.
Saliamo sull'aereo e cerco il mio posto. Sistemo lo zaino sulla cappelliera e finalmente mi siedo nel sedile accanto al finestrino che avevo accuratamente scelto. Perché già stare fermi per un ariete come me è un'impresa, ma pensai che magari guardare fuori avrebbe aiutato a distrarmi. Ritiro fuori il cellulare per inviare qualche messaggio e avvisare che da lì a poco l'aereo sarebbe decollato. Fortunatamente solo uno scalo e poi dritti in Corea del Sud!
Abbasso il cellulare sulle cosce e comincio a guardare fuori. Pensavo a cosa mi sarebbe mancato dell'Italia nonostante io non abbia lasciato qui nulla, se non qualche amicizia ormai assopita. Sospiro ancora tiro su col naso, dandomi mentamente una pacca sulla schiena cercando di farmi coraggio il più possibile. Nonostante una vita costernata di solitudine, partire è sempre una gran fatica, soprattutto quando non hai fatto il biglietto di ritorno.
Finalmente l'aereo decolla e può ora iniziare il mio viaggio.
Sì Valeria, non si torna indietro.
Intro di questa follia iniziata dopo ore di lavoro e tanta stanchezza, ma mi son detta "vediamo come va!"
YOU ARE READING
Say Yes
FanfictionLe decisioni per chi le prendiamo? Per noi stessi dopo un'attenta riflessione o per il plot?
