1- Jose

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è una sera come le altre, sono a casa mia, seduto sul divano a guardare con il telecomando una possibile serie tv da vedere su netfilix.
sbuffo con fare annoiato, non c'è nulla di interessante su questo catalogo! sbotto, poi spengo la tv, forse, penso, dormire sarà la cosa giusta da fare.

mi stiracchio e chiudo gli occhi, pronto ad entrare fra le braccia di morfeo, di certo non ho nient'altro di interessante da fare.
ma nemmeno il tempo di chiudere gli occhi che sento arrivare una notifica, alzo gli occhi al cielo, prendo il telefono in mano e leggo.
è il mio migliore amico, Manuel, il quale mi ha appena scritto che, vicino alla piazza centrale si sta tenendo una festa e che io non posso proprio mancare.
a dire il vero sono stanco, e non alcuna voglia di togliermi il piagiama, vestirmi e andare a ballare.
ci penso su, poi scuoto il capo e decido di rispondergli che non si può fare.
ma Manuel sembra essere deciso, alzo un sopracciglio appena mi chiama.

-Jose! cos'è questa storia che non vuoi venire?- mi domanda con un cipiglio curioso, mi metto più comodo sul divano, poi sbadiglio
-ho sonno e non ho tutta questa voglia di andare a ballare-
dall'altra parte del telefono sento il mio migliore amico imprecare
-ma c'è un sacco di gente! ascoltami jos vieni! ci divertiremo un sacco- mi dice cercando di convicermi, ma sono irremovibile.
- se ho detto di no, manu, è no. Lo sai bene-
sento il mio migliore amico ridere
-quindi non vieni nemmeno se ti dico che c'è gabriela?- mi domanda malizioso, a quel nome balzo giù dal divano, sono in piedi e non ho più così tanto sonno.
-come hai detto?- non so se sta scherzando o meno, ma a dirla tutta la presenza di gabriela è un punto in più a suo favore, se è vero che lei è lì, io potrei anche farci un pensierono ed arrivare in piazza all'istante.
-non fare finta di non aver capito jose- mi punzecchia
-è tutta sola soletta, forse aspetta cje arrivi il suo principe azzurro!- mi fa notare e scoppia a ridere, non so che fare, ma la voglia di andarci e di vederla si fa sempre più forte. alla fine decido.
-ascolta manu, sto arrivando! dammi il tempo di vestirmi e prendere la macchina-
Manuele continua a ridacchiare, poi swnza dirmi più nulla riattacca il telefono.
in immediato mi dirigo nella mia stanza, prendo la mia camicia migliore e dopo essermi tolto il.pigiama la indosso.
dopodiché mi dirigo in bagno, per darmi una sistemata, non so perché, ma la presenza di gabriele in automatico mi rende felice e attivo.
mi guardo allo specchio e sorrido, poi mi pettino i capelli perché sono proprio messi male.
sin da piccolo ho sempre avuto dei ricci ribelli, ed in fondo mi piacciono così.
finito di sistemarmi, esco di casa, saluto mia madre e mio padre e vado a prendere le chiavi dell'auto.

non so perché ma ho un brutto presentimento.

appena arrivo in piazza, spalanco le labbra, era chiaro che avrei dovuto aspettarmelo, non c'è nessuno in giro, e nessuna ombra di una festa, magari, appena conclusa.
sbuffo, arrabbiato e faccio per tornare in macchina e chiamare il mio migliore amico per dirgli che, sinceramente, questa cazzata poteva pure rispirmasierla.
ad un certo punto però mi accordo che poco in lontananza vi è un locale.
aggrotto la fronte, poi decido di avvicinarmi, in fin deu conti avere un minimo di curiosità non ha mai fatto del male al nessuno

il locale è aperto e da fuori, ora che sono più vicino, sento musica ad alto volume, decido di entrare, nessun buttafuori, nessuna guardia in vista..ghigno, poi entro, dopotutto se non ce nessuno significa che è una festa aperta a tutti no?

appena entro spalanco le labbra, per quanto piccolo il locale è davvero bello, vengo travolto subito da delle luci pscadeliche, e la musica quasi non mi rompe i timpani, mi guardo attorno e vedo tante gente, miei coetanei molto probabilmente, ballare senza fermarsi.
a quel punto mi rendo conto che manu non mi ha mentito, che una festa c'è davvero.
solo che però non noto la presenza di Gabriela. di certo, penso, trovarla in mezzo a questo caos non sarà facile, ka comunque decido di cercarla, sgrano gli occhi, poi mi guardo attorno, deve esserci ne sono convito, guardo in ogni angolo, ma non la vedo, non c'è alcuna traccia di lei.
sbuffo spazientito, oppure mi sembra strano che manu, per quando possa essere burlone nei miei confronti, mi abbia mentito davvero.
continuo a cercarla.
fin quando non mi si para davanti proprio il mio migliore amico, in mano tiene un alcolico, ha la camicia sbottonata, i capelli biondi li cadono sul viso.
alzo gli occhi al cielo e penso che è il solito incosciente.
lui appena capisce chi ha davanti sorride, un sorriso a trentadue denti.
-JOSE!- urla il mio nome ed allarga le braccia, io non mi avvicino.
-Manuel- dico a denti stretti, vorrei fargli capire che sono cambiato, che non ho più la voglia di andare a ballare ogni sera, di rimorchiare qualche tipa e di portarmela a letto.
nella vita non voglio più questo, voglio solo vedere Gabriela.
- alla fine sei venuto
mi dice lui, portandosi alle labbra il bicchiere e bevendo un sorso, io annuisco
- sono solo venuto per gabriela, dov'è?- domando, manuel ghigna, poi con un cenno del capo mi indica un angolo remoto, che prima non aveva visto.
-lì...seduta su un divanetto penso...almeno l'ultima volta che l'ho vista-
aggrotto la fronte
-dici che potrebbe essere andata via?-
scrolla le spalle, poi getta un'occhiata ad una biondina ossigenata poco più distante da noi, la mangia con lo sguardo, ghigna.
-che ne dici se?- non lo lascio nemmeno continuare poiché so gia dive vuole andare a parare, scuoto la testa, inutile non cadrò di nuovo nei brutti vizi.
e siccome la musica a palla comincia a farmi venire un po' di mal di testa, gli do una pacca sulla spalla e poi mi allontano, non gli do spiegazioni, perché dentro di me se che ha già compreso.
dunque mi dirigo nel posto che mi ha indicato, il cuore mi batte un po' ma non ci faccio caso.
spero tanto di vederla, spero tanto che sia lì e che manuel non l'abbia scambiata, ubriaco com'è, per qualcun'altra.
ma poi la vedo ed il mio cuore fa un balzo di tre metri.
è li, davvero, seduta su un divanetto rosso, in mano ha il proprio cellulare, la vedo sbuffare un po' e penso che è davvero bella.
che in effetti lo è sempre stata.
Gabriela ancora non mi vede, piuttosto sembra intenta a scriversi con qualcuno. spero non un altro ragazzo, non qualcuno che possa interessarle.
rimango fermo ad osservalra per qualche momento, noto i suoi sorrisetti, i suoi occhi che sotto la luce del telefono brillano di un azzurro intenso.
a quel punto non riesco a far altro che sorridere, perché è l'unica cosa che riesco a fare in quel momento, perché mentre la guardo mi rendo conto, sempre meglio, di ciò che provo per lei.
mi rendo conto di volerla ora a tutti i costi.
forse ho atteso troppo tempo? mi domando.
ci siamo conosciuti tempo fa, quando un giorno mia sorella, di poco più piccola, decise di portare a casa la sua migliore amica, doveva farla conoscere a tutta la famiglia, perché la riteneva come una sorella che non aveva mai avuto.
da quel giorno Gabriela è sempre venuta a casa mia, per fare i compiti assieme a mia sorella Loren, per pranzare per mangiare. ed io senza rendermene conto già allora un po' la volevo.

continuo a pensare a i vecchi ricordi, fin quando è propio la sua voce a riportarmi alla realtà.
-JOSE!- urla il mio nome, poi con un gran sorriso sul volto mi fa cenno di sedermi accanto a lei con un gesto della mano, non me lo faccio ripetere che subito mi siedo.
ci guardiamo per qualche momento, stiamo in silenzio, nessuno forse sa cosa dire.
è lei a rompere il ghiaccio.
-credevo che manuel mi avesse preso in giro- mi rivela un pizzico divertita
-perché che ti ha detto?- le domando, un attimo confuso, Gabriela sbuffa
-e beh mi ha detto di venire subito qui , perché c'eri tu- spiega, poi la vedo arrossire un po', forse sa di aver detto una cosa che avrebbe fatto meglio a mantenere segreta.
io sorrido ancora di più, gabriela è venuta per me, non era già qui, la chiamata manuel e le è arrivata pensando di trovarmi.
benedetto ragazzo, penso, di sicuro vorrà il favore ricambiato.
scuoto il capo, come a farle capire che non mi importa molto.
-sono contenta che sei qui- mi rivela poi posando il cellulare nella borsetta
-anch'io- rispondo.
-hai progetti per sta sera?- mi chide seria, nel suo sguardo leggo speranza.
-sinceramente no, che ne dici se...ehm
.- per un attimo rimango senza parole, perché non ho effettivamente idee su cosa fare, di certo non posso dirle di tornarsene a casa, sarebbe un'occasione sprecata.
così, nonostante avevo promesso a me stesso di non ballare più sotto le luci di una discoteca, decido di fare la scelta migliore.
mi alzo, poi porgo la mano a gabriela, la quale comprende cosa ho intenzione di fare all'istante, ride, poi mette la sua mano sulla mia.
avverto una scossa, forte, potente.
lei nel frattempo mi guarda, è silenziosa, il che è molto strano, è sempre molto logorroica, sempre con qualcosa da raccontarmi.
piega un po' la testa, poi le sue labbra si piegano in un sorriso meraviglioso.

vorrei baciarla

penso, ma chiaramente so di non poterlo fare, mi ucciderebbe lei, e poi anche mia sorella.

-vuoi chiedermi di ballare per caso?mi domanda, un pizzico di malizia nel tono della voce, io divento paonazzo, ma per fortuna non lo può notare per via delle luci pscadeliche, poi annuisco
-certo...mi dai il tuo permesso?-
lei ridacchia
-mi pare ovvio- mi mette le braccia attorno al collo, io invece le avvolgo le mani attorno alla vita, con delicatezza per paura di romperla.
certo, ballare un lento in una discoteca non è una soluzione migliore, ma ad una certa la musica cambia.
diventa soft, diventa romantica, non più sesso e samba o sinceramente.
mi chiedo chi sia stato, poi penso a manuel e le sue conoscenze rido.
-perché ridi?- mi chiede gabriela
-pensavo- rispondo, lei annuisce.
poi non parliamo più, decidiamo entrambi di non farlo perché vogliamo goderci il momento.
o almeno la penso così.
balliamo per un altro po, circa un venti minuti, dopodiché gabriela mi propone di uscire ed io non posso far altro che accontentarla.

usciamo fuori dal locale, gabriela corre come una bambina felice, poi si siede una panchina e prende fiato, io la raggiungo divertito.
ora che siamo soli, e lei è illuminata da i lampioni mi rendo conto del fatto che è ancora più bella, che forse è arrivato il momento.

gabriela ride di gusto, poi apre la borsa e ne esce uno specchietto, si guarda, si aggiusta un po i capelli a caschetto, poi si guarda il trucco.
-non hai bisogno di farti bella- le dico d'improvviso facendola sussultare, gabriela appoggia il proprio specchietto sulle gambe, poi mi fissa sbattendo più volte le palbrebe
-come?- mi domanda incerta, molto probabilmente, su ciò che ha udito, io mi avvicino a lei, mi siedo.
-sei bellissima anche così- le rivelo, gabriela deglutisce, per un attimo la vedo quasi decisa ad alzarsi e scappare, ma non lo fa, piuttosto rimane ferma, immobile a fissarmi.
il mio sguardo invece ricade sulle sue labbra, voglio baciarla, voglio dirle che mi piace da circa un anno.
e quale momento migliore se non questo? ora che siamo soli, senza nessuno attorno.
deciso.
-senti gabriela- le metto un mano fra i capelli, e comincio ad accarezzarle  dolcemente, lei non si ribella, non fa nulla.
-tu...- pensavo fosse più facile dirlo.
pensavo fosse semplice, invece mi ritrovo con le parole bloccate.
avverto come se la lingua è incastrata, come se non riuscissi più a spiccare parola.
gabriela fa una smorfia confusa.
-io cosa?- mi domanda alzando un sopracciglio
sospiro.
ora o mai più.

-gabriela tu...mi piaci-

L'amore è una maledizoneLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora