Prologo - Ephrazon

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"E dunque, è così che finisce..."
Le parole uscirono piano dalla bocca di Ephrazon, quasi impercettibili, a contrasto con le assordanti urla di battaglia che infuriavano fuori dalle finestre della Sala del Trono, sfondata  anche l'ultima linea di difesa dai ribelli, che si facevano largo fra i difensori rimasti verso il Palazzo Reale.

"Sire, dovremmo davvero considerare l'idea di ritirarci...ormai ci rimane poco tempo."
Ephrazon si voltò, per posare lo sguardo su Graphiel, capitano della Guardia Reale, che lo osservava col solito misto di ammirazione e deferenza, anche se le rughe di preoccupazione che solcavano la sua fronte la dicevano lunga...
Graphiel era un veterano ed uno dei suoi migliori spadaccini, ed era famoso per avere sempre il controllo della situazione in battaglia e fuori da essa, ma stavolta poteva fare ben poco.

"Amico mio, sai bene che non mi ritirerò. Markieff mi deve delle spiegazioni...questo massacro di innocenti rende la sua causa ingiusta a prescindere."
 Ephrazon si sentiva stranamente calmo, a dispetto della situazione intorno a lui, come se fosse rinchiuso in una bolla di lucidità mentre tutto il resto scorreva senza senso a velocità incredibile.
Aveva creduto di poter controllare la rivolta senza problemi anche perchè era convinto di essere un buon Re, ma quando Markieff si era rivolto ad Astaroth tutto era cambiato...e non c'era stato tempo di poter far molto.
Ancora però qualcosa poteva, e doveva, essere fatto....

"Non credo venga qui a parlare Sire... Anche se, ovviamente, rispetto la sua decisione."
La risposta di Graphiel ruppe la bolla del Re, che osservò le altre guardie, i loro volti un misto di paura e determinazione mentre le urla della battaglia all'esterno si facevano sempre più vicine. Erano i suoi 10 uomini migliori, ma avrebbero potuto far poco contro l'orda di ribelli che si sarebbe riversata nella Sala di lì a poco. 

Il pensiero di Ephrazon andò a mezz'ora prima, quando saputo dell'imminente arrivo dell'esercito ribelle aveva convocato Kess, uno dei suoi migliori esploratori a dispetto della giovane età. Tutto ciò che poteva fare era guadagnare tempo per lui, ed augurarsi che portasse a termine la sua missione. Sapeva che gli aveva affidato un fardello pesantissimo, ma era anche sicuro che il giovane era uno dei pochi che poteva essere in grado di compiere un'impresa del genere.

"Non la deluderò, Sire" erano state le ultime parole del ragazzo mentre si infilava nel passaggio segreto che dalla Sala del trono conduceva direttamente fuori dalla capitale Regiadrim, il tono di voce sicuro sebbene l'orecchio attento del re avesse percepito anche della paura nella frase del giovane.

Avrebbe voluto aiutarlo in qualche modo, ma sarebbe stato inutile (ed anzi dannoso) mandare qualcuno con lui, dato che il non dare nell'occhio era sembrata al Re l'unica soluzione percorribile nella situazione attuale. Un uomo solo avrebbe sicuramente catturato meno l'attenzione di un drappello di guardie aveva pensato, e sperava di averci visto giusto. 

"Il passaggio ti porterà fuori città, ma non sarai al sicuro. Probabilmente ci saranno delle pattuglie dell'esercito ribelle nei dintorni, quindi dovrai essere bravo a non farti notare ed a raggiungere la Foresta di Ellorian." Il re aveva dato queste istruzioni mentre Kess lo ascoltava con attenzione.
"Una volta nella Foresta potrai riposare, dato che è ancora sotto la protezione degli elfi, sebbene il loro potere non sia più quello di un tempo. Celleras saprà del tuo arrivo, e l'oggetto che porti con te dovrebbe guidarlo nella tua direzione quando ti addentrerai nella Foresta."

"Quindi devo fidarmi di questo elfo, Sire?" aveva a quel punto replicato Kess, proseguendo con "Non mi pare che siano venuti in nostro soccorso per aiutarci contro Markieff..."

"Celleras è prima di tutto un amico, quindi sì, potrai fidarti di lui. Anche perchè qui non stiamo parlando del destino di una nazione, ma della sopravvivenza del mondo intero, Kess."
Ephraim parlò con calma, comprendendo la preoccupazione del giovane, mentre metteva fra le mani dell'esploratore la cosa che gli elfi stessi avevano affidato a lui anni prima, avvolta in quello che all'apparenza era un semplice panno bianco.
All'interno c'era il Libro Nero...un oggetto proveniente direttamente dalle leggende più antiche di Eorea, e da cui poteva dipendere il suo futuro.

"Questo panno è incantato da una delle più potenti magie elfiche, per celare l'aura di immenso potere che questo libro emana. Una volta addentratoti nella Foresta, dovrai togliere il libro dal panno. Questo permetterà a Celleras di percepire la tua presenza, ma attirerà anche lo sguardo del nemico su di te. Dovrai essere silenzioso, rapido, muoverti sempre nell'ombra ed essere sempre allerta" aveva spiegato il re "Non dovrai aprirlo per nessun motivo, e ancor meno cercare di leggere cosa c'è scritto all'interno. Ti basti sapere che da esso dipende il futuro dell'intero mondo, e non deve cadere nelle mani sbagliate...specie quelle di Astaroth."

Improvvisamente, un rimbombo più forte degli altri riportò l'attenzione del Re al presente. 
"Sire, devono aver sfondato le porte del Palazzo." le parole di Graphiel erano quasi superflue, dato che adesso si sentivano chiaramente i rumori della battaglia provenienti fuori dalle robuste porte della Sala del Trono, ultimo baluardo rimasto a contenere la furia dei ribelli.
"Dobbiamo ritirarci..." Il tono del suo capitano, quasi disperato, fece per un attimo breccia nella mente di Ephrazon, ma fu un attimo.
"Non possiamo, Graphiel" disse il Re, nel mentre estraeva la sua arma dal fodero finemente intarsiato d'oro. 

Turenar, questo il nome della spada curva elfica che Ephrazon puntò verso un nemico immaginario, la lama sempre affilata pronta ancora una volta a fare il suo dovere...forse per l'ultima battaglia.

"Dobbiamo resistere più che possiamo" il Re si rivolse alle sue Guardie Reali
"Ed ogni secondo che guadagneremo ed ogni soldato che riusciremo ad abbattere potrà fare la differenza non solo per voi, ma per il futuro di Eorea intera!"
 Le Guardie non fecero in tempo ad esultare che dei possenti colpi iniziarono a scuotere le porte della Sala del Trono.

"D'accordo, Sire. Gliela faremo sudare." disse Graphiel a bassa voce al Re, per poi esclamare verso i suoi uomini
"In posizione! Combatteremo a coppie, spalla contro spalla, per evitare di farci accerchiare! Saranno molti, ma possiamo resistere...ci siamo addestrati per questo e dobbiamo farlo! Per Re Ephrazon e per Eorea!"

I soldati rimasti gli fecero eco, poi si disposero a coppie come ordinato dal loro comandante, le loro armature argento ed oro scintillanti nella luce del giorno che iniziava lentamente a scemare. 

Graphiel si avvicinò al Re "Un'ultima danza al suo fianco, mio signore" gli disse con un mezzo inchino ed anche, forse, un accenno di commozione negli occhi.
Tutti questi uomini sarebbero morti per lui...ed Ephrazon non poteva fare niente per dimostrare loro la sua gratitudine, pensò il Re in quel momento.
"Che sia la migliore che abbiamo mai fatto Graphiel allora!" disse, cercando almeno di infondere un po' di coraggio nel cuore del soldato, anzi dell'amico, al fianco del quale era praticamente cresciuto.

In quel momento, la porta della Sala del Trono si spalancò con un ultimo colpo dell'ariete che la stava sfondando, rivelando uno sciame di uomini urlanti vestiti perlopiù con rozze armature e armi di fortuna.
"Si va in scena" pensò il Re, stringendo forte l'elsa di Turenar mentre si metteva spalla a spalla con Graphiel.
E la battaglia cominciò.

Il Libro NeroWhere stories live. Discover now