Hand in mine

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Era ovvio che non volesse farlo.

Si leggeva nelle sue mani tremanti, nei suoi occhi lucidi, nella sua titubanza anche solo a guardarlo in faccia.

Non aveva mai ucciso un uomo, anche dopo anni al fianco di Molosso, non era mai stato costretto a prendere la pistola e posarla sulla tempia di un essere umano. Era un peso spaventoso, insostenibile.

Soprattutto se l'essere umano era così dannatamente bello, e lo guardava con quegli occhi così grandi, colmi di sorpresa mista ad un'aria di sfida, cosciente che l'altro non avrebbe mai avuto il coraggio di togliergli la vita.

Mimmo continuava a passare dal guardarlo negli occhi senza proferire parola a fissargli la bocca, la pistola ormai debolmente poggiata al lato della testa di Simone, il dito ancora sul grilletto.

3 mesi prima

Era stato chiamato urgentemente da Molosso per un "incarico importante", e se già per definizione una cosa del genere non prometteva nulla di buono, in ogni caso sarebbe stato costretto a farlo, come al solito.

Entrò nell'appartamento dove Molosso riceveva i collaboratori, una sottospecie di bilocale che sembrava un misto tra uno studio medico e l'ufficio del Presidente della Repubblica.

Aspettava su una sedia di pelle, che si appiccicava alla sua epidermide sudata, di essere chiamato nell'ufficio, cercando di capire cos'altro volesse il suo “capo” da lui.

Ormai Mimmo non aveva più volontà propria, andava avanti nella sua vita spinto dagli ordini di qualcun'altro, ci mancava solo che mangiasse solo sotto richiesta, e sarebbe diventato un automa perfetto, senza emozioni, una marionetta manovrata per danzare al ritmo di qualcun'altro.

Si sentiva così, un burattino, un braccio senza mente, un robot a cui assegnare i compiti giornalieri, con l’unico scopo di completarli per poi spegnersi in un angolino finché non riceve altre direttive.

La mattina si raccoglieva il pizzo, il pomeriggio si giocava a carte e la sera occasionalmente si spacciava, oppure faceva il palo per qualche rapina ai creditori di Molosso.

Alcune di quelle povere anime finivano ammazzate, colpevoli soltanto di aver chiesto soldi alla persona sbagliata, ma fortunatamente Molosso non gli aveva mai chiesto di far fuori nessuno, era bene a conoscenza della codardia di Mimmo.

O così lui pensava.

"T'aggia ra na notizia, è il tuo primo incarico grosso."

Mimmo già aveva una mezza idea di cosa avrebbe dovuto fare, ma fu comunque preso alla sprovvista, e fece un minuscolo passo indietro, ritirandosi istintivamente come se avesse toccato una piastra rovente.

"Chillu grandissim piezz 'e merd ro scass ha mandato il suo braccio destro a fa n'agguato a Palommo e Aldo. Palommo sta ricoverat ngopp' o 'spital e invece Aldo m' l'ann accis. Tutt' cos p'avè na piazz e chiu per il pizzo."

Mimmo non aveva mai avuto una grande simpatia per Aldo, era un ometto viscido che non faceva altro che stuzzicarlo e cercare guai, quindi non era eccessivamente dispiaciuto dalla sua morte, solo preoccupato poichè questo significava che gli incarichi più seri sarebbero passati a lui.

Incarichi da ergastolo.

"Quindi mo', tu che ormai si fidat, prenderai il posto di alduccio mio.." sussurrò quasi come se fosse una grande opportunità, con gli occhi glaciali che lo scrutavano mentre faceva scivolare una pistola sulla scrivania.

Nella sua direzione.

Mimmo deglutì.

"Tu adesso devi prendere questa bella bambolina, e tieni tre mesi p' fa terra bruciata attuorn a chillu cess e Sbarra, prima c'accirimm i collaboratori più fidati, piano piano per non destà sospetti, e po' a chillu bucchinar 'o facc for ij stesso." incrociò le mani davanti alla bocca, sorridendo maligno.

Non poteva essere.

Lui non era e non sarebbe mai stato un assassino.

Prese la pistola in mano, sentì il suo peso tra le mani, ma come poteva prendere una cosa del genere in mano e diventare una volta per tutte il carnefice? Questo era veramente troppo, non poteva sottostare ad un ordine del genere. 

"Questo è il primo che devi sotterrare, po' pe l'atu strunz dobbiamo fa' passà un poco di tempo." Gli passò una foto in bianco e nero di un tizio, giovane, avrà avuto la stessa età di Mimmo, con la faccia da pesce lesso, un cespuglio di ricci in testa e un filo di barba.

La possibilità di rifiutare l'incarico gli sfiorò l'anima come un vento gelido, ma non era un'opzione nemmeno contemplabile, sarebbe passato istantaneamente da boia a condannato a morte, sarebbe diventato un infame, un senza palle.

Ma questo era un essere umano, non erano beni materiali, non era un negozio, era un ragazzo che avrà avuto la sua età, probabilmente fresco di liceo, con un futuro davanti e una vita fin troppo corta alle spalle per essere stroncata così. 

Magari aveva una madre che lo amava, a differenza sua, o un padre presente, o magari non aveva proprio nessuno esattamente come lui ed è per questo che era entrato in quei giri strani, solo per essere protetto.

Questo qua sarebbe potuto essere chiunque, un pezzo di merda o un ragazzo d'oro in una situazione difficile.

Mimmo non aveva idea di chi fosse, non lo aveva nemmeno visto veramente in faccia, e avrebbe dovuto decidere il suo destino come se fosse autorizzato, come se fosse Dio, come se potesse prendere una decisione del genere.

Nessuno merita la morte.

"Il prima possibile, m'arraccumann" si alzò e diede una pacca sulla spalla a Mimmo, prima di uscire dalla stanza.

Mimmo avrebbe preferito andare direttamente all'inferno, però forse già c'era.

NOTE

Beh raga questa l'ho scritta principalmente su Ao3, però ho pensato di portarla anche su wattpad per chi preferisce leggere qui. metterò tutti e 6 i capitoli che ho scritto fino ad ora tutti insieme e poi gli updates saranno simultanei tra ao3 e qua.

Lo stile di scrittura lo trovo abbastanza maturato rispetto a quello della one shot, penso vi piacerà.

Enjoy!!

just because my hand's around your throat (It doesn't mean I don't love you)Stories to obsess over. Discover now