00. L'istante

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Lo chiamano Petricore, l'odore che si sente nell'aria dopo un temporale.

Non è l'odore confortante, quello avvolgente, dell'erba bagnata. Molti li confondono.

Quello dei prati irrorati dalla pioggia è un profumo rigoglioso, sa di primavera e di abbondanza, questo invece pizzica, ti pungola le narici. È l'odore che rilascia la terra polverosa, arsa viva dal sole d'agosto. Lì dove il caldo impietoso ha prosciugato ogni goccia d'acqua, nell'illusione di aver sconfitto ancora una volta la vita, avviene l'alchimia della prima pioggia. Gli oli della terra, ormai annichiliti nella roccia, si trasformano in un aerosol balsamico e pungente che si diffonde tutt'intorno. Minerale, ferroso, non a caso ricorda il sangue e la polvere da sparo.

Per questo sapevo con certezza cosa stava succedendo.

Non riuscivo a muovermi, non potevo aprire il casco. Sentivo chiaramente la tuta impregnarsi velocemente, dal ventre giù lungo il fianco sinistro, pochi secondi ed avevo già la pelle madida. 

Nessuna sorpresa.

L'avevo sempre saputo ma l'ho capito, davvero, solo in quell'istante. E mentre le mie labbra si schiudevano alla disperata ricerca di ossigeno, in quell'ultimo, naturale, incondizionato riflesso teso alla sopravvivenza, sopra di me ho visto il suo collo contrarsi, il suo respiro imprigionato nell'alto torace, ad un passo dalle vie aeree. Era senza fiato.

Gli occhi sgranati, nelle sue pupille il guizzo dell'improvviso stupore che diventa consapevolezza, l'entanglement istantaneo.

UNBLESSEDWhere stories live. Discover now