Ho cercato un buon modo per cominciare a raccontare questa storia, la mia storia, e sono giunta alla conclusione che il miglior modo sia presentandomi: ciao, il mio nome é Alessandra, ho quarantacinque anni anni, sono nata a Torino in autunno, per l'esattezza il 19 ottobre del 1978, mi sono 'inutilmente' laureata al DAMS-Cinema nel 2007 (vi chiederete perchè inutilmente, perchè per realizzare un sogno così in Italia, e non solo, sevrono spinte ben piazzate e ben calibrate nel cu... oppure esistono molti spiacevoli sotterfugi che rischierebbero di compromettere la mia etica) sono una fotografa che per vivere fa la barista in un ristorante italiano sulle alpi Francesi; so che sembra una follia, ma non ho mai voluto trasformare questa mia passione in un mestiere vero e proprio, perché farsi pagare per fare qualcosa che si ama follemente è un pò come prostituirsi.
Non posso dare un prezzo alla mia passione.
Mi esprimo attraverso le immagini, ritaglio dei piccoli angoli di mondo che mi affascinano e li condivido, come tanti altri, attraverso i social, che mi danno un tanto piacevole quanto amaro ed effimero senso di popolarità. Adoro conoscere le persone e fotografarle, principalmente le donne, quando le incontro le fermo e le invito a farsi fotografare da me, non ho mai ricevuto un rifiuto e ho un bagaglio di fotografie immenso, impossibile riuscire a mostrarlo tutto.
Come diceva Dostoevskij 'La bellezza salverà il mondo', ne sono convinta, solo che ne è stato leggermente mutato il senso, Fëdor non si riferiva meramente all'estetica, e fortunetamente nemmeno io.
Come mai questa passione? Ho conosciuto la fotografia quando ero bambina, mio padre prima di me l'ha amata e mi ha trasmesso questa 'febbre' senza insistenza, senza imposizione semplicemente mi affacsinava quando era immerso nella fotografia. Utilizzava il bagno di casa per cimentarsi nello sviluppo delle vecchie pellicole e nella stampa delle immagini, vi lascio immaginare la gioia di mia madre nel veder trasformato il suo bagno in una vera e propria camera oscura disordinata e piena di vasche da bagno per acidi per stampa fotografica, ma non si può mettere un freno all'estro artistico ed io lo ringrazio perchè ogni singolo ricordo della nostra vita è stampato su carta fotografica. Quando non avrò più una buona memoria mi resteranno tutti i suoi splendidi scatti per risvegliare la memoria; una buona fotografia è in grado di farti sentire un profumo, di farti ascoltare una ristata e di percepire l'emozione che vivevi in quell'istante, realmente congelato per sempre ed è capace di farti piangere.
É un inizio audace, o forse semplicemente inutile, ma credo di aver detto molto di me in queste poche righe.
La storia parlerà di me e di quello che la vita, attraverso alcune esperienze, mi ha insegnato.
Non vorrei risultare così presuntuosa da definire questo mio viaggio, un vero percorso filosofico, ma più una mescolanza di antropologia, sociologia, psicologia e perché no anche un pò di filosofia, perché parlerò di uomo, di donna, di amore, di delusione, di confronto, di accettazione, di morte, di dolore e di scoperta.
Sono complici inconsapevoli di questo progetto tutte quelle persone che hanno attraversato, in silenzio o rumorosamente, i sentieri della mia vita lasciando quel pizzico di sale che mi ha cambiata aiutandomi a diventare la persona che sono.
Cercherò, seguendo un determinato filo temporale, di raccontarvi la mia vita, senza annoiarvi.
Avete presente Babbo Natale? Ecco, immaginatevi bambini e ricordatevi con quale e quanta facilità avete creduto a quella fiaba, poi... un bel giorno qualcuno, senza pensare alle conseguenze delle sue parole, vi svela che quel caro vecchietto barbuto, dalle gote rosacee e vestito di rosso non esiste, vi rivela che tutta è una gigantesca bugia degli adulti invetata a scopo religioso, anzi per una volgre strategia di marketing.
Io credevo a Gesù bambino, l'ho immaginato, mi vergogno un po' a dirlo, piccolo e goffo, con un mutandone bianco (tipo Tarzan) nella stessa posizione fetale che ha nella mangiatoia del presepe e con un sacco di cotone sporco pieno di doni sulle spalle (ad oggi, a ripensarci, in effetti, sembra più macabro che fiabesco), con questa scoperta si infrange la prima illusione dell'infanzia.
Correvo a letto presto, ricordo con quanta ansia aspettassi il suo arrivo, passava non so bene per quale tubo del termosifone (visto che non avevo il camino) esattamente a mezzanotte, ora in cui i miei andavano a letto la sera della vigilia di Natale.
Non ho mai dubitato della loro esistenza: prima di Gesù bambino e poi di Babbo Natale, mi sembravano così reali, e probabilmente ci credo ancora, non più alla mera magia della notte di Natale, alle renne, alla carrozza e alla favola di quei giorni, ma, più o meno dall'8 di Dicembre al giorno dell'Epifania, credo in un qualcosa che con la complicità dei led, della neve, del freddo che fa uscire il vapore dalle nostre bocche mentre parliamo, delle persone felici di impacchettare i doni e dell'entusiasmo incontrollabile dei bambini fa sì, almeno per me, che quelle settimane siano una finestra sulla mia infanzia, divoro film e fiabe di Natale, concentrandole in quel periodo, come se fosse peccato guardarle durante il resto dell'anno, 'La favola del principe Schiaccianoci', 'Scrooge', Il Grinch', 'Miracolo nella 34^ strada' (non sto ad elencarli tutti) adoro addobbare l'albero col le palline, i festoni e le lucine e allestire il presepe con il muschio, le lucine colorate, i personaggi, gli animaletti, i fiumi, i laghetti, la neve, le candele sono gesti che mi riportano inevitabilmente agli anni meravigliosi e spensierati dell'infanzia. Ed è proprio da qui che vorrei cominciare il mio cammino, dall'infanzia.
Non pensate ache voi che sia il periodo più bello? Privo di ogni genere di preoccupazione e di dolore. Eccezion fatta per quei bambini che, per una ragione o per l'altra, sono costretti a soffrire, per loro mi si stringe il cuore in petto e l'unico potere che ho è pregare per loro, qualcuno che, se esistesse, non peremetterebbe mai ad un bambino di soffrire, la mia fede con gli anni ha iniziato a vacillare. L'infanzia è l'età della magia, della fiducia e della sensibilità. Tutto quello che impariamo a quell'età è ciò che inevitabilmente ci 'modella'.
Durante l'infanzia spazio e tempo hanno una forma straordinaria; nessuna voglia di scappare, nessun desiderio di crescere, si ha la certezza che sarà sempre così, nemmeno si suppone quanto poco possa essere magica la vita da grandi il sogno scivola nell'oblio e l'amore si trasforma in scudo, il tempo diventa sempre più breve e lo spazio così stretto da voler evadere. Non rimane molto di quella perduta gioia, solo un piccolo e lontano ricordo nascosto in un angolo quasi dimenticato della memoria.
Io, però, non ho mai smesso di sognare.
Questo sarà il racconto di me, della mia vita, di quelle esperienze che mi hanno cambiata, di come l'amore abbia partecipato al mio cammino, di quanto il tempo sia impaziente e di quanta paura io abbia di averlo sprecato.
