Pov Edward
La notte era scura, e il ruggito dei tuoni lontani annunciava una tempesta imminente mentre mi aggrappavo al volante della macchina, occhi fissi sulla strada. La pioggia cominciò a scendere, inizialmente come deboli gocce che danzavano sul parabrezza, ma presto si trasformò in un vero e proprio diluvio. Accesi i tergicristalli e accelerai, ansioso di raggiungere l'ospedale.
La mia mente era preda dell'angoscia, il cuore mi batteva violentemente nel petto. MI avevano appena telefonato con una notizia che mi aveva fatto gelare il sangue: mio fratello minore, Ethan, era stato coinvolto in un terribile incidente stradale. Non sapevo ancora nulla della sua condizione, ma l'idea di perderlo era insopportabile. Avevamo sempre avuto un legame speciale, una connessione che andava oltre il semplice rapporto tra fratelli.
Avevo appena girato l'ennesimo angolo, quando una folgore illuminò il cielo notturno, e il lampo mi rivelò il volto nel riflesso del vetro. Il mio aspetto era segnato dalla preoccupazione, e l'ombra di barba era testimone delle notti insonni passate a chiedermi cosa fosse successo a Ethan.
L'ospedale era una struttura imponente, con una facciata che sembrava sfidare il cielo tempestoso. Parcheggiai la macchina e mi precipitai all'interno, dove l'odore di disinfettante riempì subito le mie narici. Chiesi alla reception se poteva avere informazioni su mio fratello, e mi venne indicato il reparto di terapia intensiva.
Camminai lungo i corridoi sterili, passando accanto a infermieri e pazienti che sembravano concentrati solo su se stessi e sui propri affanni. Quando raggiunsi la porta del reparto di terapia intensiva, mi fermai un attimo per prendere fiato, poi entrai.
Era un ambiente freddo e silenzioso, interrotto solo dal suono monotono dei monitor cardiaci. Mi avvicinai all'infermiera di turno, una donna dai capelli grigi che sembrava avere visto di tutto nella sua carriera.
"Mi scusi," dissi con la voce incerta, "sto cercando mio fratello, Ethan Garcia. Mi hanno detto che è qui."
L'infermiera consultò il suo registro e mi guardò con compassione. "Sì, suo fratello è qui. È in condizioni critiche, ma stiamo facendo il possibile per lui."
Sentì un nodo nella gola. "Posso vederlo?"
L'infermiera annuì e mi condusse verso una delle stanze. Mentre entrava, vidi Ethan disteso su un letto d'ospedale, circondato da tubi e macchine che lo tenevano in vita. Il suo viso era tumefatto e graffiato, e io potevo a malapena riconoscere il fratello che avevo conosciuto per tutta la vita.
Le lacrime mi offuscarono la vista, e mi avvicinò lentamente al letto di Ethan. Lo presi delicatamente per la mano e sussurrai, "Sono qui, Ethan. Sarà tutto okay, lo prometto."
Ethan sembrò reagire debolmente al mio tocco, anche se era chiaramente in uno stato di incoscienza profonda. Mi sedetti accanto a lui e iniziai a pregare silenziosamente per un miracolo.
Mentre tenevo stretta la mano di suo fratello, un brivido improvviso mi attraversò. Alzai lo sguardo e vidi una donna che stava passando di fronte alla stanza. Era alta e
slanciata, con lunghi capelli neri come la notte. Sentì un senso di déjà vu, come se avessi visto quella donna prima, ma non riuscivo a ricordare dove.
La donna si voltò lentamente e i nostri sguardi si incontrarono per un istante, un istante che sembrò durare un'eternità. I miei occhi si spalancarono,rendendomi conto che quella donna assomigliava in modo incredibile a qualcuno che avevo già visto nei miei sogni.
Il mio cuore continuava a battere forte mentre la donna sconosciuta mi fissava attraverso il vetro della porta. Era come se il tempo si fosse fermato, e tutto intorno fosse svanito nell'oblio. Ma poi, con una lenta inclinazione del capo, la donna si allontanò e scomparve lungo il corridoio dell'ospedale.
Mi alzai di scatto e mi precipitai fuori dalla stanza di Ethan, seguendo la figura sfuggente. Camminai lungo i corridoi, ma quando raggiunsi la fine del corridoio, la donna era sparita
Confuso e agitato, tornai nella stanza di suo fratello. L'infermiera stava ancora lì, occupata a monitorare le condizioni di Ethan. Sentivo dentro si me di dover chiedere qualcosa.
"Scusi" dissi, cercando di raccogliere le parole, "quella donna che è appena passata, chi è?"
L'infermiera mi guardò con una certa perplessità prima di rispondere. "Quella donna è la dottoressa Anderson, il medico di suo fratello. Ha fatto parte del team di medici che lo ha curato sin dall'inizio."
Rimasi senza parole. Era stata lei. Quella donna così simile a quella dei miei sogni era il medico di mio fratello.
"Posso parlarle?" chiesi, con un filo di speranza.
L'infermiera annuì. "Sì, posso cercarla per lei, la dottoressa le parlerà delle condizioni e dei trattamenti di suo fratello"
Annuì e ringraziò l'infermiera. Mentre aspettavo mi sedetti di nuovo accanto al letto di Ethan. La mia mente era in tumulto, cercando di capire il significato di tutto questo. Cos'era successo a Ethan? Perché proprio ora? Quella donna chi era veramente?
Poco dopo, la dottoressa Anderson entrò nella stanza. Era vestita con un camice bianco e aveva un'espressione seria sul viso.
"Sei il fratello di Ethan, giusto?" chiese, guardandomi,annuì, incapace di pronunciare una parola. La mia mente era in preda a diverse emozioni.
"Mi dispiace molto per quello che è successo a tuo fratello," disse la dottor Anderson con compassione. "Stiamo facendo il possibile per lui, ma è ancora in uno stato molto critico."
Mi sforzai di trattenere le lacrime. "Grazie, dottoressa Anderson. So che state facendo il vostro meglio."
La dottoressa Anderson si sedette di fronte a me, e i nostri sguardi si incrociarono di nuovo. non potevo evitare di notare quanto i suoi occhi fossero incantevoli, un verde così incisivo e chiaro.
"Mi scuso se ho causato qualche confusione," disse la dottoressa Anderson. "Non avrei dovuto passare di fronte alla tua stanza senza dire nulla. È solo che ero di fretta."
La tranquillizzai, volevo parlare ancora ma il suo cercapersone suonò.
"Ora, mi scuso, ma devo andare a controllare altri pazienti."
La ringraziai e la guardai mentre si allontanava. Non potevo smettere di pensare ai suoi occhi e in un istante, un dolore acuto mi si piantò nel petto. Era come se quella sensazione fosse già stata vissuta, come se quegli occhi avessero già attraversato la sua anima in un passato remoto. Un brivido mi attraversò mentre cercavo di decifrare quello che mi stava accadendo, ma le risposte sembravano sfuggirmi come sabbia tra le dita.
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Camelia Rosa
RomanceMentre guardavo sconvolta l'anima lentamente abbandonare gli occhi del mio amore. Sentendomi il cuore sprofondare,riuscì a capire che quella sarebbe stata anche la mia sorte, riuscivo solo a pensare al dannato giorno in cui il nostro destino si inco...
