La prova

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Devo scrivere di me, mi hanno chiesto di parlare della mia vita, del passato del presente, del futuro. Ho un'ora di tempo per farlo, solo un'ora.

Non posso, non ce la faccio.

Devo farlo, questo lavoro mi serve ed io so di essere preparata, so di avere tutte le carte in regola, devo solo parlare di me, devo solo parlare di me.

Mi chiamo Anna, ho 34 anni, vivo a Roma, sono una scenografa.

Cosa dovrei dire di più, il mio curriculum scolastico lo hanno già esaminato, mi hanno visto, conoscono il mio viso, ora metto un punto e la finisco così.

Già, la finisco così.

Non capisco perché non farmi fare una prova tecnica, chiedermi un bozzetto, la progettazione di una scena teatrale, l'allestimento di un set d'epoca. Potevano chiedermi questo, del mio lavoro, cosa c'entra la mia vita, cosa c'entro io.

Sono dieci minuti, dieci maledetti minuti e non ho scritto ancora una sola parola, devo stare calma, se riesco a rimanere calma sarà tutto più facile.

Si, mi chiamo Anna, ho 34 anni, vivo a Roma, sono una scenografa.

Ho già 34 anni, molti e si vedono tutti, non come quella seduta in seconda fila con la camicetta rossa, quella quanti ne avrà 22, 25 al massimo e poi guarda che fisico!

Vent'anni, io li avevo una vita fa, forse non era neanche in questa vita, forse non li ho mai avuti, non me lo ricordo.

Correvo, correvo sempre, c'era sempre qualcosa da cui andare via, qualcuno da cui scappare ma non voglio parlare di questo anche se è di me che dovrei raccontare, della mia vita, di una vita da non dover parlare.

Questo maledetto foglio bianco!

Cazzo! Guarda quel ragazzo ha già riempito l'intera pagina ed io, io nulla, bianco.

Non dovrebbe essere così difficile, è di me che devo parlare, è che mi manca l'aria, è caldo in questa stanza.

Ora mi concentro ed inizio, allora: mi chiamo Anna, ho 34 anni, vivo a Roma, sono una scenografa.

Non mi ricordo se da piccola giocavo con le bambole o correvo in bicicletta, non so se avevo una bicicletta ma qualcuno deve avermi insegnato ad andarci senza rotelle.

Giocavo sempre da sola, inventavo, ho sempre avuto molta fantasia, inventavo storie per le mie bambole ed altre le inventavo per me, per non vivere il presente.

Non me la ricordo la mia infanzia, non mi ricordo la mia immagine allo specchio, lo specchio non lascia scampo a chi lo guarda.

Ogni tanto ci torno nella mia memoria a cercare ma ci sono cose che non voglio trovare, che è meglio stiano li, lontane, come se non fossero mie, come se non fossi io.

Neanche volevo venire questa mattina, me lo sentivo che non sarebbe stata una giornata facile ma questo lavoro mi serve, mi serve davvero.

Non ci posso credere, quella già consegna ma quanto tempo è passato? Cinquanta minuti!

Possibile che io non abbia nulla da dire?

Certo avrei cose da raccontare ma nella mia infanzia, nell'adolescenza non è accaduto nulla di interessante, non è accaduto nulla.

Io correvo sempre, c'era sempre qualcosa da non ricordare, qualcosa da tenere nascosta perché faceva troppo male. Correvo, correvo sempre, correvo fino allo sfinimento, fino a quando le gambe non le sentivo più, fino a quando il cuore mi arrivava in gola ed il dolore mi toglieva il respiro.

Non c'era mai nessuno a fermare il massacro, io ero una ragazzina che urlava in silenzio.

Mi chiamo Anna, ho 34 anni, vivo a Roma, sono una scenografa, giudicatemi per questo, condannatemi se volete, ma per questo, per quel che è accaduto ieri lasciate stare, non c'entra niente con me, non ero mica io, non erano le mie quelle lacrime, non erano miei gli occhi che non volevano guardare, le mani aggrappate al lenzuolo, non erano miei i lividi, non erano miei i sogni rubati, non erano miei i no derisi, non erano miei i miei giorni.

Mi chiamo Anna, punto.

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⏰ Last updated: Aug 17, 2023 ⏰

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