"Sofia!"- Un sussurro.
Il sussurro diventò più forte - "Sofia!"
Ebbe un sussulto. La macchina si fermò. Aveva sentito qualcuno che chiamava il suo nome. Forse era la sua testa che le faceva brutti scherzi.
«Sofia! Dai su, scendi dalla macchina! » gridò la mamma da fuori. «Siamo arrivate.»
Era la prima volta da molti mesi che non metteva piede in un'automobile. Sentiva i battiti del cuore tambureggiarle sulle costole, il respiro corto. Aveva tenuto gli occhi chiusi per quasi tutto il viaggio.
«Ciao Sofia!» fece la nonna, il viso macchiato dal sole che faceva capolino oltre il finestrino. «E' da tanto che non ti vedo, fammi vedere come sei cresciuta.»
Un respiro profondo. La dottoressa Russo glielo ripeteva sempre: Ricorda Sofia, quando senti che quel mostro cresce dentro di te, chiudi gli occhi e fai un bel respiro profondo. Il mostro se ne era andato, almeno per ora.
«Ciao nonna!» Scese dalla macchina e abbracciò la nonna, constatando che dall'ultima volta l'aveva quasi superata in altezza. Non che ci volesse poi molto.
«Il nonno dov'è?»
«Oh, lui è giù in paese ad aiutare il comune per la festa di San Giovanni, ma l'ho appena chiamato e dovrebbe salire fra poco.»
«Mamma, ti lascio i bagagli di Sofia all'entrata, poi ci pensa lei. Mi raccomando non fare sforzi» disse la mamma mentre scaricava la macchina.
«Si, non ti preoccupare Camilla» sbuffò la nonna, poi fece l'occhiolino a Sofia. «Tua mamma pensa che io sia fatta di burro.»
«Allora io vado, il papà ha bisogno di me. Non è neanche in grado di girare il sugo sui fornelli, se non gli spiego come fare. Fai la brava coi nonni, e fa quello che ti dicono. Ci sentiamo domani mattina.» Aprì lo sportello della macchina, poi si bloccò e prese qualcosa dal sedile posteriore. Le mise fra le mani il suo piccolo diario. «Non lasciarlo in giro questo. La dottoressa ha detto di scriverci su ogni volta che ne senti il bisogno.»
Sofia si irritò, non gli era mai piaciuto scrivere. «D'accordo mamma.»
L'abbracciò e la vide salire in macchina e allontanarsi sul piccolo vialetto, tra i bassi fiori rossi e rosa che aveva imparato a riconoscere come rododendri. La macchina si fermò ancora, il viso di suo madre sporse dal finestrino.
«Stasera appena arrivo a casa ti telefono, tuo padre vorrà sicuramente sentirti. Ciao!»
Non la salutò di nuovo, era già troppo scocciata di essere lì. Avrebbe voluto passare tutta l'estate in camera sua con le sue cose e passare le giornate con il suo cellulare. Ma anche quello gli era stato tolto, su consiglio di quella ficcanaso di una dottoressa. Che male poteva farle chattare con qualcuna delle sue amiche? Le sue amiche, già. Dopo l'incidente nessuna si era comportata come prima con lei. All'inizio l'avevano rincuorata, ma poi erano diventate tutte strane e poi avevano cercato addirittura di evitarla. Ma aveva scoperto di non aver bisogno di loro. Lei aveva se stessa e... e il suo mostro...
«Sofia, finalmente!»
Il nonno sbucò dalla faggeta, percorrendo il sentiero che portava al paese. Vedendolo le si illuminò il viso e si distrasse dai suoi pensieri.
«Ciao, nonno!»
«Ma sei diventata una graziosa signorina.» L'abbracciò amorevole poi la squadrò, tenendola per le spalle. «Ormai hai...quanti anni hai?»
«Quasi tredici, nonno.»
Il nonno sorrise. «Che ne dici di una passeggiata, andiamo a vedere se qualche fungo è già spuntato.»
«No, grazie nonno. Pensavo di andare in camera. Devo sistemare le mie cose e sono anche un po' stanca.»
«Va bene, va bene. Non insisto, ma cerca di riposare allora. Ci vediamo per cena.»
La cameretta sotto il grande sottotetto era come se la ricordava: il profumo di legno e il grande abbaino che immergeva la stanza nella luce rossa della sera.
Si buttò sul letto, non aveva voglia di star lì. Ma, pensandoci, non avrebbe avuto voglia neanche di stare a casa. Là c'erano troppe cose che la facevano pensare, e il suo mostro poteva far capolino in ogni stanza, a ogni pezzo di mattoncino delle costruzioni trovato abbandonato in qualche angolo della casa. Era il gioco preferito del suo fratellino. Immerse la testa nel cuscino, quasi fino a soffocare. Percepì nei ricordi il calore della mano di Ale, suo fratello, le luci delle auto, le risate per le facce buffe fatte dal finestrino; poi il suono del clacson, le urla di suo padre, il boato dello schianto...Vattene, vattene, vattene... il suono acuto della sirena dell'ambulanza...Vattene, vattene, vattene...
Le lacrime scesero bagnando il cuscino, i singhiozzi aumentarono. Cercò di reprimerli. Non voleva che i nonni sentissero, non voleva essere commiserata anche da loro. Ma più cercava di scacciarli più questi aumentavano.
«Sofi...» Neanche sentì quando nonna entrò nella sua stanza per accarezzarle la testa. «Passerà tutto questo dolore che provi, vedrai.»
Lei avrebbe voluto che passasse, ma si sentiva anche in colpa a pensarlo. Non poteva, non doveva, non era giusto...Ale non se lo meritava.
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La Scelta di Sofia
FantasySofia ha subito una perdita importante e l'ultima cosa che vuole fare è passare un'estate nella baita dei nonni sull'Appennino. Quello che però scoprirà nei boschi in cui passeggiava da bambina la porterà alla scelta più importante e difficile della...
