prologo

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2 anni prima

RILEY

Non dovevo essere lì.

E lo sapevo benissimo.

Il piano era semplice: prendere il mio manuale di dibattito che avevo dimenticato in aula 2B, tornare a casa e studiare fino a quando il sonno non mi avrebbe stesa sulla scrivania.

Ma poi il cielo si era fatto scuro troppo in fretta, la scuola era quasi deserta, e il silenzio aveva cominciato a fare più rumore del previsto.

Stavo tornando indietro lungo il corridoio del secondo piano, quando ho sentito delle voci provenire da una delle aule chiuse. Era la stanza degli armadietti del personale tecnico, se ben ricordavo. Nessuno ci andava mai. Tranne loro.

Mi sono fermata. Non per curiosità, ovviamente. Solo per... precauzione. Ok, sì, curiosità.

Una delle voci era familiare. La riconoscerei ovunque, anche se fosse sommersa da musica, sirene e il caos totale: Kian Hayes.

Non ci parlavamo. Non direttamente, almeno. Era quello che chiamavano "problema in cammino": battute taglienti, assenze frequenti, voti appena sufficienti e un'aria da "non mi importa di nulla" tatuata in faccia.

L'altra voce era più grave. Più dura.

Axel, suo fratello maggiore. Ex leggenda del liceo. Quello che aveva tutto - sport, carisma, fascino - finché non era sparito nel nulla dopo il diploma. Alcuni dicevano per lavorare. Altri... per guai più grossi.

Mi sono avvicinata al muro, trattenendo il fiato.

"Non puoi continuare così, Kian."
"Non ho scelta, Axel."
"Hai sempre una scelta."
"No. Tu hai scelto. Io sto solo pagando."

Silenzio. Poi qualcosa si è rotto. Forse una sedia. O un cuore.

"Hai promesso che non avrei dovuto farlo. Hai detto che sarebbe durato poco."
"E tu hai accettato il patto. Non cambierà niente ora."
"Non puoi chiedermi di restare qui a far finta che non mi importi."

Mi si è bloccato il respiro.

Cos'era quel patto? E perché Kian sembrava così... ferito?

Poi qualcosa è caduto. Un rumore secco. Kian ha urlato, ma non di rabbia. Di frustrazione.

Mi sono allontanata di scatto, il cuore in gola. Ho fatto due passi indietro... e ho urtato un carrello. Il suono ha rimbombato come una bomba nella quiete.

"C'è qualcuno?"
Era la voce di Axel.
"Aspetta!"
E quella... era Kian.

Ma io ho corso.

Ho corso senza voltarmi, senza respirare, con le gambe che tremavano e un pensiero che rimbalzava nella testa come una sirena d'allarme: non dovevo sentire.

Da quel giorno, Kian mi ha odiata. Non l'ha mai detto. Non ha mai chiesto se avevo sentito. Ma lo sapeva. Lo sentiva.

E io? Io ho fatto finta di non sapere. Ho nascosto il dubbio dietro l'arroganza. Ogni volta che mi guardava, ero fredda. Tagliente. Protetta. Perché non volevo vedere quella crepa nei suoi occhi.

Non volevo ammettere che, per un attimo, avevo visto il vero Kian Hayes.

E mi era piaciuto troppo.

Burning HeartsWhere stories live. Discover now