Era un sabato pomeriggio tranquillo, Alice si trovava seduta sulle tribune a vedere suo figlio giocare a calcio quando sentì un signore dire qualcosa che attirò la sua attenzione.
«Quel numero sette è veramente forte, non può avere nove anni.»
«Scusi. - interruppe il discorso - Cosa sta dicendo sul numero sette?»
«Lei è?»
«La madre.» si presentò.
«Signora, lei non si rende conto del potenziale che ha suo figlio. Per caso ha dei video? Dei commenti degli allenatori?»
«Ho tutto, ma prima vorrei sapere chi è lei.»
«Diciamo che sono un osservatore. Vengo da Milano, con la mia squadra abbiamo appena aperto una piccola accademia per i bambini. Certo è una cosa fresca, ma sono sicuro che con il mio aiuto e quello dei miei colleghi faremo di suo figlio un fuoriclasse.»
«Senta, apprezzo l'interesse e la ringrazio per i complimenti, deve capire che però sono una ragazza di ventisei anni con un figlio di nove anni. Viviamo da soli, non posso certo lasciare tutto e partire senza nessuna garanzia.»
«Potremmo trovare un accordo, ne sono sicuro. Abbiamo delle residenze per i calciatori professionisti, sono sicuro che potremmo trovarne una per lei e per ....»
«Mattia.»
«Mattia, bel nome.»
«Posso pensarci?»
«Ovviamente. Facciamo che lei mi manda altro materiale e la richiamo io tra una settimana per comunicare gli eventuali sviluppi.»
«Va bene, arrivederci.» si allontanò dal signore tornando al suo posto per continuare a vedere il piccolo giocare.
La settimana passò in fretta, la loro vita proseguì normalmente fino a quando, il sabato successivo verso l'ora di pranzo, Alice ricevette una telefonata.
«Buon pomeriggio, la disturbo?»
«No mi dica.»
«Sono il rappresentante della squadra calcistica Inter, di Milano. Un nostro osservatore dovrebbe aver parlato con lei settimana scorsa.»
«Si, mi ricordo.»
«Bene, vorrei comunicare ufficialmente la nostra proposta che dovrebbe arrivarle anche via mail a breve. Offriamo a lei e a suo figlio un alloggio vicino al luogo dove avverranno gli allenamenti, in più per Mattia abbiamo trovato un posto in un'ottima scuola e per lei garantiremo per una posizione lavorativa in un ambito a sua scelta»
«Wow, ma è serio?»
«Certamente.»
«Ma tutto questo per mio figlio?»
«Signora, noi amiamo i giovani talenti, ci piace formare ed educare già da piccoli per poter diventare grandi nonostante l'età possa essere bassa. Suo figlio, non sarò di certo il primo a dirglielo, ha un grandissimo potenziale, si vede che gioca con passione.»
«Va bene allora, affare fatto.»
«Perfetto, le prego di firmare almeno digitalmente i documenti che le arriveranno giusto per avere una garanzia, poi appena arriverete qua sistemeremo tutto.»
«Ok, quando dovremmo arrivare?»
«Il prima possibile, la casa è già disponibile da domani. Decida lei con suo figlio e ci faccia sapere. Buona giornata.»
«Anche a lei.»
La ragazza rimase immobile per qualche istante per poi girarsi verso Mattia: era seduto sul divano a giocare a lanciare la pallina. Lo osservò. Non poté fare altro che notare la sua purezza, la sua sincerità e si rese conto che era la cosa più bella che lei avesse fatto in vita sua.
«Tesoro, vieni a tavola.» lo chiamò dolcemente mentre stava servendo il pranzo.
«Arrivo mamma.»
«Devo dirti una cosa, siediti. Poco fa ho ricevuto una telefonata da un signore, avevo visto un collega alla tua ultima partita. Mi hanno fatto entrambi i complimenti per come giochi, gli piaci molto.»
«Davvero? Beh ringraziali.»
«L'ho fatto non ti preoccupare. Ma la vera notizia è un'altra: vogliono che ci trasferiamo così potrai giocare per loro. A Milano. Hanno trovato una casa e un'ottima scuola per te»
«A Milano? E con che squadra?»
«Inter mi sembra.» a quelle parole gli cadde la forchetta sul piatto e spalancò la bocca.
«Inter? Hai detto veramente quel nome? Ci sono un sacco di giocatori fortissimi mamma, voglio andarci.»
«Piano piccoletto, sei sicuro? Vorrebbe dire lasciare casa nostra, la scuola, la tua squadra.»
«Mamma, stiamo parlando dell'Inter. Poi hai sempre detto di odiare questa città.»
«Beh, forse un nuovo inizio non ci farebbe male.»
«Evviva! Sei la migliore.» la ringraziò saltandole addosso.
Il giorno della partenza arrivò prima del previsto, come ogni Martedì la ragazza si recò al campo per prendere il figlio e partirono subito dopo.
«Ho sentito che se ne vanno a Milano.»
«Povero bambino, lasciare tutto per una scelta stupida della madre.» dissero un gruppo di persone mentre Alice stava passando davanti loro.
«Mamma. - urlò il figlio venendole incontro - Oggi i miei compagni mi hanno evitato, dicono che sono cattivo ad andarmene.»
«Lasciali parlare, sono solo invidiosi di quanto cavolo tu sia forte.»
«E se non lo fossi veramente?»
«Come hai detto tu all'Inter ci sono un sacco di giocatori fortissimi: scommetto quello che vuoi che sarai tra quelli.»
Dopo un lungo abbraccio la mamma prese il borsone del piccolo, gli affermò la mano e si diressero alla macchina: da quel momento stava iniziando la loro nuova vita.
«È bellissima questa casa.» disse Mattia appena mise piede nella nuova dimora.
«Già, pensare che hanno fatto tutto questo per averti qui mi rende estremamente orgogliosa.»
«Dai, perché devi commuoverti sempre.»
«Ehi! Sono sensibile, ora vieni da tua mamma e fatti abbracciare.» appena il piccolo sentì quelle parole si mise a correre cercando di scappare, Alice però riuscì a prenderlo e iniziò a riempirlo di baci.
«Mamma. - le disse la mattina successiva poco dopo aver sistemato le ultime cose - Possiamo andare al campo?»
«Si, ma prima di iniziare ad allenarti dobbiamo fare le visite e devo firmare i documenti.»
«Però possiamo andare?»
«Non lo so, intanto preparati.»
Verso le 11 arrivarono alla struttura principale, entrarono nell'ufficio del signore che la ragazza aveva sentito al telefono che le fece firmare i documenti, si presentò a Mattia e gli consegnò la divisa insieme a tutto il necessario.
«Allora, vi accompagno nella parte medica per le visite.»
«Quando posso iniziare ad allenarmi?» disse Mattia senza riuscire a contenere il suo entusiasmo.
«Mi fa piacere che tu non veda l'ora di iniziare, se i risultati dei tuoi esami andranno bene anche domani. Eccoci arrivati, potete accomodarvi e aspettare che vi chiamino.»
I due si sedettero e dopo qualche secondo Mattia venne chiamato per le visite, mentre era in bagno Alice rimase fuori e iniziò a dare un'occhiata all'ambiente. I muri erano pieni di foto riguardanti delle vittorie, c'erano varie coppe fotografate, i nomi dei giocatori che avevano fatto la storia di quella squadra e immagini dello sviluppo di quel centro sportivo.
«Cavolo, piace fare le cose in grande a questi calciatori.» non trattenne quel commento che tanto le passava per la testa.
«Beh si, non amano passare inosservati.» disse una voce maschile che la fece sobbalzare; si girò di scatto e vide un ragazzo appoggiato ad una macchinetta che le sorrise.
«Scusa, io non volevo dire quello che ho detto.» cercò lei di scusarsi nonostante il suo evidente imbarazzo.
«Tranquilla, hai detto solo quello che pensavi.»
«Ho fatto, possiamo andare.» la avvertì Mattia uscendo dal bagno che però, quando vide quel ragazzo, si bloccò e iniziò a fissarlo.
«Andiamo?»
«Aspetta, posso chiederle una foto?»
«Ma certo, e non darmi del lei, non sono così vecchio.» disse quel misterioso ragazzo disordinando i capelli al bambino; si fecero la foto e poi i due uscirono dall'edificio.
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Rischiare con te || Joaquin Correa
FanfictionAlice ha 26 anni, la sua vita non è stata semplice, piena di alti e bassi che l'hanno portata a diventare madre molto giovane; suo figlio Mattia ha 9 anni ed è una promessa del calcio, per questo motivo i due lasceranno la loro città Bologna per and...
