Sono ferma, e non riesco a ripartire.
E' già da un po' ormai che sono entrata dentro questo tunnel di pigrizia e apatia che mi tiene bloccata dentro le cose che so, anche se non mi fanno stare più bene.
Sento che è arrivato il momento di dover dare una svolta a tutto, cambiare prospettiva, ma non ci riesco. Ogni volta che mi preparo a farlo trovo sempre una scusa per rimandare.
Dicono che tutto stia nel primo passo. Superato quello, il resto verrà automatico. Il primo piccolo gradino bastardo, che sembra altissimo, e forse lo è, molto più degli altri, ma che ti porta alla vetta. Ecco, la mia situazione attuale è questa: io che guardo il primo gradino bastardo.
Lo guardo e lo riguardo, quasi lo ammiro, ormai conosco ogni sua piccola sfumatura e scanalatura. Lo trovo quasi piacevole da guardare dopo tutto questo tempo, anche se mi provoca uno stato di inquietudine e un po' di nervoso, ma sono talmente abituata a stare li a fissarlo che ci ho preso gusto.
Sapete come si chiama il mio stato attuale? COMFORT ZONE.
Eh si, questa internazionale espressione di merda che dà cosi tanta sicurezza sotto un certo punto di vista, ma che inibisce a livelli di non ritorno, se ci pensiamo bene.
Cosa è la comfort zone? Io penso che sia fondamentalmente uno stato mentale. Un pensiero in cui il nostro cervello sguazza costantemente e sempre più agilmente, tanto da diventare la sua casa, non lasciando posto a nient'altro. E' un pensiero che mi fa stare bene? Solo all'apparenza. E' uno stato psicologico di serenità e rilassamento? Certo che no. Mi fa fare progressi nella vita, mi rende migliore in qualche modo? Ovvio che no, anzi, fa tutto il contrario. E allora che cos'ha di cosi speciale questa comfort zone da essere cosi difficile da abbandonare? Perché una volta che l'abbiamo arredata esattamente come volevamo ci crea ansia ma è anche talmente tanto bella e nostra da non riuscire a lasciarla andare? Semplice, per modo di dire: è comoda.
Il suo pregio più grande, forse l'unico, è la comodità. Quel senso di stop che infonde. Non si va né avanti e né indietro, non si fanno progressi ma non si ottengono neanche fallimenti, non va bene ma di fatto non va neanche male, non ci rende felici o sereni, ma non ci rende nemmeno molto tristi, all'apparenza, semplicemente perché non succede niente, perché sappiamo cosa aspettarci, perché non ci porta sorprese.
Descritta cosi sembra quasi superlativa, lo stato mentale ideale, non ci fortifica ma cazzo, nemmeno ci uccide. E ti sembra poco?
Il problema è che ci logora. Piano piano, da dentro, in maniera impercettibile. Ci fa a pezzi. Perché si, è vero che non ci fa sbagliare, ma non sono forse gli sbagli che ci fanno crescere e migliorare? E dopo un po' che non cresciamo e non miglioriamo che cosa abbiamo? Niente. Esattamente niente, ed è questo nulla cosmico che fa da padrone nella nostra vita che ci spezza dentro. E le ferite sono profonde, e difficili da cucire. Si cicatrizzano col tempo e rimarranno sempre li, in bella vista, a guardarci ogni giorno, e ci faranno male di tanto in tanto, col cambio del tempo magari, per ricordarci che siamo stati rotti, ora cuciti, ma pur sempre rotti.
Le cicatrici sono belle, sono esperienza, fanno parte della nostra storia. Ma cercare di crearsene il meno possibili non ci rende meno forti, o meno saggi. Ci rende solo più sani.
Io sono chiusa nella mia comfort zone da qualche anno ormai, credo. Ho cambiato arredamento nel frattempo ma non sono riuscita a cambiare zona. Mi sono spaventata, ho avuto troppa paura e ho preferito cambiare qualche sedia e due mobili. Fino a un certo punto mi è andata bene, sapevo di non essere una tipa spumeggiante ma avevo le mie due o tre finte certezze che mi ero creata, mi facevano schifo ma erano comunque sicurezze. Le preferivo all'ignoto e al rischio, anche se facevano male. Nel pieno della giovinezza pensavo che potesse anche andare bene cosi', ogni tanto facevo le mie cose, le mie ribellioni, mi sfogavo. E mi pareva di starci dentro.
Ora è cambiato tutto. Tra poco compirò 29 anni e lo so che sono ancora giovane, e lo so che ho ancora tempo per creare e disfare, è che mi sono resa conto di come, nell'ultimo anno, la mia ottica delle vita è cambiata e di come io senta la necessità di cambiare anche qualche priorità. Ed è in questa esigenza di cambiamento che sento che la comfort zone in cui vivo comincia a starmi stretta. Forse ora avrei bisogno di un trilocale.
Il problema principale non è capire cosa non va. Io so benissimo cosa non va. O se non altro credo di saperlo, ne ho una vaga idea insomma. L'ostacolo più grande è il coraggio, che non ho. Il coraggio di cambiare, di uscire da quello che so, di staccarmi da ciò che mi fa andare a letto la sera stanca e insoddisfatta. E cosi sogno, immagino, a volte quasi pianifico, cose che poi non metto in atto, strategie di cambiamento che finiscono in niente, perché ho paura che se riuscissi a salire il famoso primo piccolo gradino bastardo poi gli altri li farei di corsa. Ma non so come sia la vista dall'ultimo, sono sicura che sia bellissima, ma non lo so con certezza, e la mancanza di certezza di mi terrorizza e mi blocca.
Ovviamente ci sono diversi motivi per cui ho questi blocchi. Vado in terapia da diverso tempo ormai e ho inquadrato le mie problematiche, alcune le ho risolte, altre sono in gioco proprio in questo momento. Di base, una panoramica generale ce l'ho. Infanzia difficile, eventi familiari traumatici e bla bla bla... Quello che succede se non a tutti, alla maggior parte.
Dare la colpa a tutto ciò, al mio passato, a quello che mi è successo, è sempre stato il mio passatempo preferito. Trovavo il modo di ricondurre ogni cosa agli eventi che mi hanno fatta soffrire, perché è ovvio che ho sofferto. Mi comporto cosi perché mi è successo quello, la penso in questo modo perché mi hanno educata a fare questo. Una serie di scuse, per giustificare i miei comportamenti di merda, che di fatto davano la colpa a cose/eventi/terze persone. Ma, ovviamente, non era mai colpa mia.
Lo faccio tutt'ora, chiaramente. Cambiare impostazione mentale non è una cosa che fai in una settimana o due. La differenza sta nel fatto che ora ci rifletto. Mi fermo, mi costringo a staccare il pensiero e a ragionarci in maniera lucida. Se mi comporto di merda di chi è la colpa? Mia, e di nessun altro. Ho appena detto che ho quasi 29 anni, quindi, come potrebbe essere colpa di qualcun altro se non mi so comportare in maniera decente avendo un'età praticamente adulta e un cervello, sebbene non con un QI rilevante, pensante e sano? Infatti la colpa non è di nessuno, tranne che di me stessa.
Fare questo passaggio mentale, mettere in discussione sé stessi prima di trovare altre scuse, potrebbe essere un punto di partenza non indifferente per cambiare le cose, perché riflettendo su te stesso e sui tuoi comportamenti puoi capire dove hai sbagliato (perché è certo che qualcosa lo hai sbagliato) e magari non rifarlo più. Già cosi sei cambiato, da una piccola cosa, che ti può sembrare banale, ma che se ripetuta nel tempo alla fine tanto banale non sarà.
Inoltre, ragionare su se stessi e sui propri comportamenti ci porta inevitabilmente a conoscerci, a scoprire il nostro carattere, i nostri desideri, i nostri sogni, quello che ci piace e quello che non ci piace, ed è solo nel momento in cui sappiamo cosa abbiamo realmente dentro che possiamo capire in che direzione andare e, magari, trovare il coraggio di lasciare la nostra comfort zone per andare alla ricerca di qualcosa di un po' più ignoto ma che ci appartiene sicuramente di più.
Peccato che tra il dire e il fare ci sia di mezzo il mare, e capire cosa vogliamo davvero può diventare un'impresa quasi impossibile.
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PENSIERI DI UNA QUASI TRENTENNE
Non-FictionSono sulla soglia dei trent'anni, l'inizio di una decade di cambiamento, l'inizio della fine mi verrebbe da dire. Si arriva ai trenta e si comincia a fare un bilancio della propria vita: sono in ritardo? Ho ancora tempo? Sono felice? Sto facendo que...
