CAPITOLO 1

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L'appartamento non era tanto illuminato ma era più grande delle loro vecchie case, in ogni caso anche se non fosse stato così, sarebbe andato bene comunque, in quanto non avevano mezzo soldo e piuttosto che finire sotto un ponte avrebbero accettato anche un monolocale. Per la cronaca, era la casa di una povera signora morta da poco, Carla, comprata precedentemente dal fratello di Martina, perciò quelle due pezzenti non avevano sganciato nemmeno un centesimo, si erano semplicemente limitate a lamentarsi.
La decisione era nata in terza media, quando ancora frequentavano lo stesso istituto e scherzavano sul fatto che avrebbero ordinato la pizza tutte le sere se fosse davvero successo, ora però quando era il terzo giorno che campavano di tranci del kebabbaro nel vicolo vicino, non ridevano più così tanto. Ad ogni modo, le loro famiglie si erano tolte un peso cacciandole di casa quindi approvavano anche questa dieta non molto salutare. 
In tanti avevano scommesso, quanto sarebbero vissute insieme prima che una delle due avrebbe accoltellato l'altra:
molto probabilmente ne sarebbe uscita vincitrice Sofia, ma non perché avrebbe ucciso la sua coinquilina, è quest'ultima che avrebbe fatto tutto da sola.
Quella era la loro prima serata nel nuovo "bunker", così lo definivano. Era carino tutto sommato, avevano sistemato una bandiera arcobaleno dietro al televisore, tanto per ricordarsi, quando capitava di avere dubbi, che in quella casa di etero non ce n'era neppure l'ombra; il divano era comodo e color grigio perla; la cucina ristretta ma ben organizzata (per ora); salendo le scale c'era la camera da letto, spazio alquanto particolare agli occhi degli ospiti: era come se fosse abitata da due persone diverse, una parte era color panna, con i giradischi di un noto cantante inglese e quale piantina qua e la, mentre opposta c'era una parete nera, abbinata al letto dello stesso colore e così le mensole. Di fianco c'era la stanza degli ospiti, meglio definita da Martina "scopatorio", dato che era la camera nella quale Sofia dormiva con la sua ragazza. E infine, luogo più importante (dopo la cucina): il bagno; bello, pulito e calmo. Insomma, erano le dieci di sera e siccome l'indomani avrebbero iniziato rispettivamente l'università e il lavoro, avevano deciso di rannicchiarsi nei loro letto a guardare una serie tv.
"Elite?" Propose la più piccola scorrendo tra la home di Netflix.
"Passo, sarebbe come guardare un porno"
"Devilman crybaby?" Domandò invece l'altra.
"Mi prendi per il culo? Fammi capire bocci élite perché scopano, ma non devilman crybaby?"
"Almeno quello ha una trama" Affermò senza indugio Martina.
"Anche Elite ha una trama, è solo che tu non la comprendi"
"Scusa se non vedo un filo narrante in episodi in cui ogni due minuti si strusciano gli uni sugli altri"
"Non che nel tuo facciano molto altro"
"Beh sai che ti dico? Vado in sala a guardarmi il mio anime da sola"
"Bene"
"Bene" Concluse la riccia togliendosi il piumone e scendendo le scale
"E non tornare piangendo da me quando nella notte cadrai dal divano" Gridò per finire la mora uscendo, a suo parere, vincitrice dal primo bisticcio in quella nuova casa. Nel frattempo finiti ben tre episodi della serie giapponese, Martina ebbe la bella idea di scrivere un bigliettino e di appiccicarlo sul frigorifero, così che la mattina seguente la sua coinquilina lo avrebbe letto prima di andare all'università. Prese una penna, un post it giallo, e scrisse:
"Cavolo come crescono in fretta,
sembra ieri che guardavo tua mamma allattarti e ora guarda un po', sei al tuo primo giorno di università.
Buona giornata polipo gay"
Si diresse subito dopo fischiettando verso il comodo divano, sogghignando sotto i baffi per il gesto carino e simpatico che aveva fatto.

Il primo risveglio non fu dei migliori per nessuna delle due, ma per Martina in particolare, alla quale arrivò un cuscino in piena faccia che, se non fosse stato per la coperta che la avvolgeva come un bozzolo, l'avrebbe fatta cadere a terra.
"Ma che cazzo" Esclamò.
"Non dovresti essere all'università?" Domandò quando si rese conto che era la sua coinquilina l'artefice di quel maligno buongiorno.
"E tu al lavoro" Affermò l'altra come se stesse rimproverando la figlia di essere in ritardo per la scuola.
"Touché" Concluse la riccia stropicciandosi gli occhi e cercando di uscire dall'involucro della coperta.
"Sai che ora sono?" Chiese Sofia dopo averle srotolato il lenzuolo di dosso. 
"Ti sembro una che ha l'aria di sapere che ore sono?"
"Le dieci passate. Sai che significa?"
"Che tutti i piani di oggi saltano e si pensa soltanto a che cazzate fare nella giornata?"
"Esattamente" Concluse la mora con un sorriso complice.

Era ormai l'una di pomeriggio, il pranzo, ovvero il pasto più importante della giornata, era passato e il sole splendeva alto nonostante fosse solo febbraio.
Martina era intenta a disturbare la coinquilina, che, diligentemente, stava cercando di studiare.
"Posso raccontarti una barzelletta?" Chiese con un sorrisino stampato in faccia.
"Anche se dicessi di no me la diresti ugualmente" Rispose la mora cercando di non staccare gli occhi dal libro di Matematica.
"Effettivamente. Allora, c'è una ragazza, bella, alta e ovviamente intelligente, che una sera decide di parcheggiare la macchina che la sua amica le ha gentilmente prestato in un parcheggio vicino al suo appartamento. Il problema? Il giorno seguente la regina suprema si affaccia alla finestra e vede che l'auto era stata sostituita dal mercato del paese..ecco, potrebbe non essere soltanto uno scherzo."
La più piccola corse alla finestra e vedendo che davvero la sua amata macchina non c'era più, guardò Martina con fare minaccioso. Quest'ultima non volendo rischiare una morte imminente se ne uscì con:
"Non litigamo dai..Pace Pace Pace Pace!"
Sofia scoppio a ridere e mentre pronunciava parole incomprensibili cercando di mettere insieme una frase sensata, anche l'amica stava ridendo fragorosamente, non tanto per la situazione, alquanto comica, ma per la risata asmatica, anzi spastica per meglio dire, della sua coinquilina.
"E ora dove cazzo l'hanno portata?" Chiese quando riprese fiato.
"Non ne ho idea." Affermò la riccia
"Vabbè dopo chiama il carrozziere e la vai a recuperare"
"Ma-"
"Niente ma" La interruppe Sofia "tu hai fatto il danno, tu lo risolvi. E ora aiutami a studiare"
Martina tirò un sospiro per non ribattere con la prima scusa che le era saltata in mente, per non andare a prendere quella dannata macchina.
"Senti, ma che cazzo significa calcolare analiticamente?" Chiese la mora dopo essere riseduta alla sua postazione da finto studio.
"Da' qua" Ribattè la più grande, affinché l'altra le passasse il libro di matematica.
"Ma figa ti sembro un bio-fisico che sa ste robe?" Esclamò urlando subito dopo.
"Ma appunto. Chi cazzo è il malato di mente che usa sti termini in un fottuto libro di matematica sapendo che la maggior parte della gente che lo userà non sarà nemmeno capace di addizionare due pere e dividere per tre le fette di torta del compleanno di un bambino inutile" Esordì Sofia come se stesse litigando con il produttore del libro.
"Sai che si fa a questo punto? Si chiudono i libri e si brinda alla vita!" Esclamò la riccia afferrando due bicchieri e lo champagne che il vicino di casa, Enzo, gli aveva gentilmente offerto come benvenuto nel vicinato.
Così bevvero, neanche tanto in realtà, ma si sa, la più piccola non reggerebbe nemmeno un misero bicchiere di spritz figuriamoci lo champagne! Così Martina si fece tante di quelle risate che a stento riusciva a respirare, ma forse era proprio quello che desiderava: ridere così tanto da avere mal di pancia, da sentire gli zigomi doloranti, e, finalmente, era felice come una pasqua.

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