Una ragazza, un'assassina, incaricata di uccidere un re. Il passato influisce sul presente e sul futuro. I prescelti dovranno combattere contro lo scorrere del tempo perché il giorno della luna rossa si avvicina, così come la fine di Tlaya. Il prezz...
Era a faccia in giù sul pavimento freddo di una stanza anonima dalle pareti grigio sporco molto, forse troppo, simile a unna cella. Si rimise in piedi con cautela, come un bambino che avesse appena imparato a camminare. Il dolore lancinante dietro la nuca rimosse qualsiasi dubbio nutrisse sul fatto che si trattasse di un sogno.
Non sapeva come era arrivata lì. I suoi ultimi ricordi risalivano ad ore prima, supponeva. Era stata convocata, dopo la mensa, nello studio del Gran Maestro e, mentre proseguiva titubante lungo i corridoi che portavano alle sue stanze, qualcosa le aveva pizzicato il collo. Era crollata al suolo con la punta di un tranquillante in mano, l'ultima cosa vista prima di perdere del tutto conoscenza erano un paio di stivali neri.
Ora era lì. Sfortunatamente, sapeva sin troppo bene dov'era lì.
Nell'Orfanotrofio giravano leggende di tutti i tipi su quello che c'era nei sotterranei, su quella che chiamavano "Stanza delle Torture". Maya - tale è il nome della nostra protagonista - era stata valutata sacrificabile.
Nell'Orfanotrofio, funzionava così: tutti coloro in grado di proseguire gli studi, coloro che avevano il talento e le abilità necessarie per diventare fonti di guadagno, sopravvivevano. Gli altri diventavano carne da macello o, per meglio dire, cavie per esperimenti. I Sotterranei ospitavano i Laboratori. Nessuno sapeva cosa fossero o cosa ci facessero perché mai nessuno era uscito vivo da lì per raccontarlo. Be'... quasi nessuno. Maya ricordava quando, appena arrivata, le urla provenienti da là sotto l'avevano svegliata nel bel mezzo della notte, tenendola sveglia fino all'alba. Di solito era un singolo urlo, generato come dal centro della terra, che evocava immagini di indicibili torture nella sua mente di bambina. Il fatto che chiunque stesse urlando sarebbe scomparso dalla memoria di tutti il giorno dopo le sembrava assurdo, eppure era così; chiunque osava fare domande sulla sorte degli Scomparsi riceveva temibili punizioni. Tutto ciò veniva usato come stimolo per ricordare a tutti che l'unico obiettivo della loro vita era sopravvivere, senza curarsi di nessun altro se non se stessi.
Adesso, però, era lei quella Scomparsa, quella che sarebbe stata dimenticata. Mai esistita. Era immobile al centro della stanza, bloccata nel tentativo di processare l'inaccettabile realtà. Stava per morire. Non sapeva come, ma sapeva che sarebbe stato doloroso.
Si rese conto di avere i piedi bagnati. Il pavimento era coperto da una sostanza nera come l'inchiostro e densa come il sangue. Un brivido le corse lungo la schiena. Di tutti gli esperimenti di cui aveva sentito parlare, il più terrificante era noto come Noxusel. Tale era il nome del liquido che stava riempiendo la stanza. Non si poteva neppure definire liquido, in realtà. Quella... cosa era un'incognita. Non era un demone eppure divorava chiunque sulla sua strada, non aveva un cervello eppure si supponeva fosse un essere senziente. Aveva sentito dire che il Noxusel riconosceva i "degni", gli unici che non inglobava dentro di sé. La definizione di "degno", tuttavia, era ancora un mistero.