"Dio, pensavo che fare video del genere fosse una cagata che fanno quei terroristi prima di ammazzarsi, una qualche sottospecie di rito prima della vendetta"
dice l'uomo che pare essere piuttosto giovane, a dispetto del tono di voce rauco, alla telecamera. Piegato in due su una sedia di legno mezza scassata, con una sigaretta in bocca consumata, i capelli lunghi oscurano metà del suo viso, sebbene un orecchio riesca timidamente a spuntare fuori, rivelando sul bordo esterno una serie di piercing metallici. Sull'occhio non coperto sono distinguibili, oltre che ad un paio di occhiali da lettura squadrati e un po' rovinati, anche delle occhiaie che gli scavavano un po' il volto, altrimenti piuttosto affilato e bello da vedere. Inquadrato insieme al viso é il suo busto, magro, non in splendida forma ma non ossuto. In carne quanto basta per renderlo discretamente appetibile alla vista, senza contare una semi-elegante camicia azzurra a quadri con una cravatta nera. Appena visibili, sotto lo stomaco sono i pantaloni, un paio di jeans neri a prima vista, o forse dei cargo sempre neri. Dietro di lui, un tavolo con un vaso piccolo ed elegante era illuminato da un semplice lampadario, e attorno ad esso sta la cucina. Ma é difficile intravedere altro, perché un muro separa quest' area da quella in cui stava lui, salvo ovviamente la porta aperta, e non era chiaro che scopo abbia quest'area. Forse, un salotto. Dopo una breve pausa, l'uomo parla
"Ed invece eccomi qui, proprio a fare questo tipo di video. Non so perché, ma sentivo il bisogno di esprimere le mie opinioni sulla questione." Si alza in piedi, affaticandosi.
"Oggi non sto uscendo di casa con l'intensione di non tornare. No, non sono un pazzo suicida, sono semplicemente stufo di vedere la gente con le loro false vite felici da film. Che si comportano da persone superiori perché le loro vite sono perfette e non hanno nulla di cui lamentarsi." Fa un paio di passi avanti, poi indietro "no no, cosi non va bene" si passa una mano sulla faccia, e va dietro la telecamera. Si sente armeggiare un pochetto qualcosa e prende un foglio d'appunti ed una penna. Scrive qualcosa nevroticamente, chiaramente forzandosi. La penna a scatto viene fatta cliccare più volte, speso battuta sulla fronte come se dovesse fissare qualche pensiero in mente, per poi di nuovo fiondarsi sul foglio e scrivere aggressivamente qualche altra cosa. L'uomo tira via il foglio, lo accartoccia con una certa aggressività, e rimane un attimo interdetto sul dove buttarlo, prima di infine optare per semplicemente lasciarlo cadere per terra, e se sedersi sulla sedia. A questo punto, si prende la testa fra le mani, con le dita sulle meningi nel disperato tentativo di pensare a qualcosa. Nuovamente, si passa la mano sulla faccia, ma sta volta tira la schiena indietro, e si stravacca sullo schienale, che scricchiola sinistramente, e di nuovo, parla.
"Mi presento prima di tutto, sono Joe Nowac"
Dice, sta volta deciso, e sicuro in volto "e sto per compiere una strage. Perché? Perché sono stufo della gente che pretende di vivere una vita perfetta, quando questa non lo é. Sono stufo di vivere in una cazzo di pubblicità. Ma lo sapete cos'è la vita io mi dico? É dolore signori, é sudore, é sopportazione. Ma invece no, le persone fanno finta che tutto vada bene. No, dicono, devi essere contento che hai un lavoro. Certo, perché chissenefrega se il tuo capo é una carogna, é uno stronzo, é un pezzo di merda e ti tiene li solo per sfogare non so, la sua frustrazione sessuale del cazzo o qualunque cosa abbia. Chissenefrega se i tuoi colleghi di merda stanno a fare gli snob del cazzo in sala comune con i loro caffettini, escludendoti sulla base che "guardate, c'è lo sfigato strano". Strano, poi, perché mi vesto di nero? Perché non aderisco ai valori sociali della giacca e cravatta? Ah, parlando di valori sociali, parliamo dell'amore. Eh si, anche il qui presente é stato innamorato e felicemente fidanzato. Fino ad una settimana fa esattamente..."
Joe si ferma un attimo. La voce stava lentamente incrementando, le vene cominciavano a pulsare nella sua faccia e diventava rosso. Tira un paio di respiri, e continua di nuovo, con un espressione in viso come se stesse cercando di ignorare una coltellata allo stomaco
"Fino a quando quella brava ragazza ha deciso di mollarmi per un altro. Perché? Per quale motivo? Ve lo dico io, perché sono stato cieco. Ho vissuto nella pubblicità che mi ha venduto, una cazzo di vita saltellando tra i prati, fatta di carezze baci e abbracci. Ed invece, nel pieno di questo sogno sbam, una mazzata dietro al collo"
E si tocca il retro del collo, dando un paio di botte con il palmo della mano
"Forse dovrei ringraziarla, ma non lo farò, non se lo merita. Vedete, anche ora io penso, che restare sprofondati, incollati e immersi in una pubblicità sia meglio che spalancare gli occhi alla vera e pura realtà. É meglio vivere in un universo fantastico che vedere con propri occhi quello che succede nella vita vera. Che per comprarti un tetto sulla testa, ti devi indebitare fino al collo, con la speranza che un giorno possa ripagarlo non da solo. Con la speranza che quando arrivi l'eredità..."
Qui joe comincia a singhiozzare, ed una lacrima gli scende dal viso
"...Di tuo padre, quel buon uomo che si é fatto il culo in 4 per tirarti su come si deve, quella fantastica persona che mi stava vicino quando tutti gli altri mi abbandonavano, che mi consigliava cosa fare,dove andare, cosa scegliere, che quell'eredità non arrivi nelle mani della banca per ripagare debiti assurdi. Ed invece no. Tanto ricchi, si dovevano pigliare pure quello che mi ha lasciato il mio vecchio. Tutto, apparte una cosa, vi faccio vedere."
Si alza e va a prendere una scatola, dalla quale tira fuori, bello impacchettato, una rivoltella.
"Ecco quello che resta della mia eredità. Una pistola calibro .44, perfettamente funzionante. Ieri é arrivato il fattorino che me l'ha consegnata, precisando che era l'unica cosa che la banca poteva darmi, siccome aveva un minimo valore di mercato che potevo reinvestire per fare altri soldi. E per un po' ci ho pensato, ho pensato profondamente a cosa fare con questa cosa. Potrei venderla, ricavarci un paio di migliaia di bigliettoni, che dovrò dare alla banca per pagare il mio mutuo, e non risolverei nulla. Potrei spararmi, e onestamente mi sembrava una buona idea, perché finire le mie pene qui da solo in casa mi sembra la fine più umana che possa avere. Ma c'è la possibilità che non crepi subito, e se mi beccano ancora vivo, stai sicuro e certo che to faranno pagare fior fior di quattrini l'intervento. Però, sentite qua che piano"
Joe é chiaramente eccitato all'idea di raccontare il piano, si sistema sulla sedia, si scopre il volto, ed espone;:
"Ucciderò 23 persone, tutti i miei compagni delle elementari. Perché proprio loro? Perché non li conosco abbastanza bene d sentirmi male della loro morte se li ammazzo, e perché mi ricordano un sacco tutte quelle bambinate del cazzo. Lavoretti, giochi di squadra da cui sono sempre stato escluso. Mi ricordo bene delle elementari, erano tutti stronzi. Oggi mi prendo la vendetta, anche se non sono gli unici che dovrebbero riceverla. Ma vedremmo, magari ne ammazzerò solo uno e la polizia mi ucciderà. Spero di no onestamente."
Joe sbuffa, poi sorride
"Ehe, scusate, ho un po d'ansia da prestazione. É l'ora di farlo dopotutto"
Si alza, e spegne la telecamera.
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Joe Nowak
Mystery / ThrillerJoe Nowac é un regolare cittadino americano, finché la sua realtà comincia a crollare su di lui. in rapida successione, una serie di eventi sfortuiti cominciano ad abbattersi sulle sue spalle, ed alla fine, dopo una riflessione, decide di scaricare...
