il piccolo viaggiatore

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Ha sempre avuto tanto da raccontare. Potrebbe raccontarvi di quando ha solcato i sette mari con la sua ciurma di pirati. L’odore di salsedine gli penetrava le palpebre. Il sole brillava sul sale che si era incrostato sulle pareti della sua barca. Emetteva un flebile luccichio, simile a piccolissimi diamanti posti uno vicino all’altro. Il mare era calmo. C’era solo un’onda di tanto in tanto. Era blu come i suoi occhi. Era profondo. Avrebbe tanto voluto tuffarsi e vedere cosa ci fosse, voleva scoprire. Alle sue spalle sentì tanto baccano. Si girò di scatto. Sorpreso. Poi ricordando, sorrise. I suoi compari urlavano vittoriosi. Erano riusciti a conquistare il tesoro dell’isola sperduta. Ognuno di loro grondava di sudore. Il sole era cocente. La pelle aveva forse raggiunto il massimo della temperatura concessa. Ogni membro della sua ciurma aveva qualcosa di particolare. Il suo fidato braccio destro aveva sempre un pappagallo. Reré. Era blu notte. Il suo piumaggio sfumava sul chiaro man mano che si avvicinava al ventre. Era fastidioso. Gracchiava sempre forte forte. Al più vecchio della sua ciurma mancava un occhio, infatti aveva una benda sulla parte sinistra del volto. Era il più logorato della ciurma. Tutti portavano finte bende sugli occhi e finte protesi. Non sapeva il perché, ma dicevano che così facevano più paura. Infatti erano i più temuti dei sette mari. Potrebbe narrarvi di quando è diventato un piccolo tritone che si divertiva a inseguire le balene. Loro gli cantavano le storie più belle. Lo facevano per rendere il viaggio più divertente. Altrimenti sarebbe stato noioso. Si divertiva molto. Avevano tutte una voce bellissima. Riuscivano a coinvolgerti nel racconto, facendoti sentire veramente parte di esso. Giocava spesso con i loro cuccioli, quando le loro mamme non avevano voglia di cantare. Erano molto simpatici. Spesso dovevano salire in superficie per prendere aria, altrimenti non sarebbero stati più in grado di continuare il viaggio. Era una gara. Sempre così. Chi arriva per ultimo è un pesce lesso! I più grandi facevano sempre i prepotenti. Spingevano sempre i più piccoli, volevano andare sempre per primi. I più piccoli allora chiedevano aiuto alle loro mamme. Così salivano pima. Così avrebbero ricominciato prima a giocare. Lui sguizzava felice tra i più piccoli. Le sue squame gli facevano prendere sempre velocità in acqua. Infatti era il più veloce di tutti. Potrebbe anche raccontare di quando si è divertito in discoteca la scorsa sera. Si scatenava sulla pista da ballo. Tutti lo guardavano estasiati. Era al centro della scena. Era il fulcro della serata. Le luci lo colpivano a intermittenza sul volto, facendo brillare il suo completo ricoperto di paillettes. Oppure potrebbe narrarvi di quando conobbe una bella ragazza, si innamorarono. Il loro matrimonio fu spettacolare. C’era tantissima gente. Tutti i suoi parenti e amici. Ha anche fatto parte di un gruppo teatrale che viaggiava per il mondo. era anche il direttore di un’azienda miliardaria. Ha visitato tutto il mondo. Girando e girando ancora. Ha anche preso parte a un balletto di danza classica in mezzo alla strada. Il loro menager era completamente pazzo. Come si può mettere in scena un balletto in danza classica in mezzo alla strada? E’ entrato anche a far parte del suo libro preferito. C’erano i draghi, immaginate. Pazzesco no? Lui ha vissuto tante vite. Spesso cambiando qualcosa. Ma ha vissuto tante vite no? È quello l’importante…
“Allora…possiamo andare?” chiese colui che era davanti a lui. Non riusciva a vedere il suo volto. Era incappucciato. Indossava un grande e lungo mantello nero. Stringeva una grande falce. Il legno era rovinato. Era scheggiato. Aveva un brutto colore. Come se non vedesse la sua corteccia da tempo.
“Quando saremo arrivati…potrò raccontare a tutti le mie avventure vero?” chiese il piccolo bambino con gli occhi che gli brillavano alla luce della lampada sul comodino. Il suo pigiamino aveva delle curiose macchinine rosse con i vetri celesti e le ruote nere. Era il suo pigiamino preferito.
“Certo che potrai. Vedrai. Tutti vorranno sentire le tue storie. Ci siederemo tutti insieme in un cerchio e ci racconteremo tutto. Vedrai. Sarà molto divertente” disse la figura. Il suo tono era dolce e gradevole. Tese l’altra mano verso il bimbo. Era scheletrica ed estremamente pallida. Aveva delle unghie lunghe e appuntite. La sua mano era priva di pelle. Sulla poca pelle che c’era c’erano molte rughe. Il bimbo non si spaventò a quella vista. Lo guardò accigliato.
“Perché non usi la crema idratante per le mani? Mamma la usa sempre. Ti farà bene vedrai.” Il bimbo gli afferrò la mano e scese giù dal suo lettino. Un cipiglio di tristezza si impossessò del volto del più piccolo.
“Cosa succede?” chiese la figura. Si inginocchiò accanto al piccolo.
“La mamma non viene con noi?” delle lacrime cominciarono a solcare il volto del piccolo. Stingeva forte la mano scheletrica. Come se quella fosse la mano della sua mamma.
“No piccolo. La mamma non può venire con noi, ma potrai sempre vederla”
“D’avvero?” chiese speranzoso il piccolo asciugandosi le lacrime con il pugnetto chiuso.
“D’avvero. Allora…andiamo?”
“Sì”

2 maggio 1998

                        Gazzetta del mezzogiorno

Muore un bambino di cinque anni a causa di una leucemia. Questa mattina i funerali.
Il signor e la signora Mauriches soffrono ardentemente la perdita del loro figlio primogenito Lucas Mauriches. Il piccolo ha avuto un infarto nel sonno. La mattina presto l’infermiera di corsia ha trovato il piccolo disteso nel suo letto inerte. “La leucemia ha impedito al nostro piccolo di parlare” ha rivelato il signor Mauriches “Quella maledetta malattia si è portata con sé il nostro piccolo angelo. Lui adorava raccontare storie che sognava a occhi aperti. Spero sia morto sognando.”  

  

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