Capitolo Uno - Harry

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''Dove credi di andare?''

Harry volta piano la testa, confuso, mentre adocchia la sacca abbandonata sulla sua spalla: ''Ci servono pane e uova, mamma.''

Anne alza gli occhi al cielo, le braccia incrociate, fintamente arrabbiata mentre un sorriso le apre le guance piene: ''Lo so, tesoro, ti ho chiesto io di uscire. Intendo: dove credi di andare con quello?'' specifica, facendo un cenno al libro che il ragazzo sta sollevando dal cassettone all'ingresso.

Harry alza le spalle, facendo ondeggiare i corti ricci. ''L'ho finito, e non è certamente mio. Devo riportarlo al signor Tabelthoot.''

''Ma hai preso quel libro ieri, Harry!''

''E oggi lo riporto'' conclude semplicemente, facendoselo scivolare nella sacca di cuoio. Ride e bacia l'espressione stupita di sua madre, rubando una mela alle sue spalle nel mentre. ''Colazione,'' spiega, ammiccando e mostrandogliela.

Un minuto dopo, Harry apre la porta e se la chiude dolcemente alle spalle, scendendo le scale del portico. Una gallina in attesa gli sfiora lo stivale, ma lui alza la gamba per evitare di calpestarla.

''Dopo'' promette con un dito alzato, iniziando a mordere la mela e finendola per i pochi minuti che lo separano dal centro della città. Lascia il torsolo in una mangiatoia, regalando una grattata tra le orecchie al maiale nel mentre, poi continua a camminare, spazzolandosi i palmi e sistemandosi le maniche arrotolate della camicia bianca. Osserva il cielo terso ed inspira, rabbrividendo. E' ottobre, e avrebbe dovuto portarsi un maglione (sua madre l'avrà come sempre ricordato troppo tardi, e non mancherà di farglielo notare non appena tornerà a casa), ma il fatto è che Harry adora il freddo sulla pelle, quindi sopporta e si tempra per quel piccolo difetto. Il sole, lontano dall'essere alto, è ancora di poco sollievo, ma lui si gode gli uccelli sugli alberi e l'incidere degli scoiattoli sui rami, facendosi ripulire i polmoni dall'aria frizzante.

Arriva all'ingresso del centro delle città evitando le due bancarelle di carne fresca che stanno aprendo, salutando i proprietari con un sorriso completo di fossette, che non mancano di sussurrare al suo passaggio.

''Sempre stato un ragazzo molto educato'' fa il primo, seguendo la sua schiena. ''Però...''

''Un po' strano'' finisce l'altro, facendolo annuire. ''Forse non è tagliato per la vita qui. Più per la città, con il viso che si ritrova.''

Harry sa che il suo passaggio scatena sussurri, su cui non si è mai interrogato, però. Non sa che dopo che l'ha salutata, la figlia della sarta sospira sognante per quella piccola attenzione e si poggia al davanzale, la mano abbandonata nel palmo, seguendolo finché può con occhi liquidi.

''Ancora con il figlio della meccanica?'' domanda severamente la madre, facendola sobbalzare. ''Quel ragazzo è strano. Legge in continuazione e sta sempre sulle sue, per quanto sia educato. Non credo che gli piaccia qui.''

''E' intelligente'' protesta lei, debolmente.

''E' un po' spostato, come la madre. Credo abbia incontrato una Bestia.''

La ragazza sospira e chiude la finestra per la rabbia. Harry nemmeno si vede più. ''Quella è solo una leggenda, mamma.''

Quando Harry arriva alla sua fornitrice, poggia volutamente i gomiti sul bancone, le mani che circondando il viso affilato con le dita, e aspetta pazientemente che Meg abbia finito con il cliente per servire lui. Quando quest'ultima si volta e nota che il prossimo è proprio Harry, si apre in un sorriso intenerito che il giovane ricambia subito.

''Il mio raggio di sole preferito'' mormora la donna, sulla soglia dei sessanta, imitando la sua posa dall'altro lato del bancone. Gli tira un ricciolo ed Harry amplia il suo sorriso. ''Guardati, già quasi ventiquattro anni. Ma dov'è finito il bambino a cui regalavo il panpepato nei fine settimana?''

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