Passato

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Bella fra le mie braccia, Bella che sussurrava il mio nome...
Bella in salute e radiosa, diversa da come era adesso, ma in un certo senso identica: il suo corpo, non più deforme ma modificato in maniera del tutto naturale.
Arrotondato da mio figlio.
Quelle parole - le mie stesse parole - mi rimbombavano nella testa, attimo dopo attimo.
Ero seduto sul divano di casa mia, stremato dalle ronde nonostante la presenza di Seth e Leah nel mio branco.
La faida con Sam era ancora aperta anche se Quil ed Embry volevano che tornassi ma non lo avrei fatto, almeno non ora.
Appoggiai la testa sulla spalliera del divano e chiusi gli occhi.
"Stanco, stanchissimo", pensai rilassandomi e sentendo i muscoli bruciare.
Bella era ancora a casa Cullen, mancava solo un giorno.
Un maledettissimo giorno e quella "cosa" sarebbe uscita fuori e io avrei potuto ucciderla, farla a pezzi!
Anche se Edward e la bionda avessero tentato di impedirmelo, ci sarei riuscito lo stesso.
Mentre pensavo il telefono squillò, mi alzai svogliato e risposi.
"Pronto?", chiesi rendendomi conto che la mia voce era un misto tra un sussurro e una lamentela.
"Sono Bella", disse la voce dall'altro capo del telefono in un tono straziato.
"Bella?", chiesi sorpreso.
"Jake ci sei? Ti prego rispondi", disse ancora.
"Sì, Bella. Che succede?", domandai già preoccupato.
"Jacob... io... io...", disse senza finire la frase e scoppiò a piangere.
"Dimmi dove sei", dissi con tono serio.
Era strano che le sanguisughe l'avessero lasciata sola in quello stato, stupidi.
"Sono a casa di Edward. Ti prego vieni", disse singhiozzando.
Attaccai senza risponderle e uscii di casa trasformandomi.
"Jacob?" , mi domandò la voce del pensiero di Leah.
"Sì, Leah. Che c'è?" , chiesi a mia volta in un pensiero che correva con me veloce verso casa Cullen.
"Ma che fai? Dovresti riposare!" , affermò con un pensiero e sbuffando dal naso rugoso e caldo.
Stava correndo sul confine da sola.
"Vado da Bella. Mi ha chiamato in lacrime. Chiama Seth e tenetevi pronti", le dissi col pensiero e lei eseguì subito l'ordine andando verso il fratello.
Sfrecciai verso casa Cullen e poco dopo fui sul sentiero.
La porta si aprì proprio nel momento in cui tornai umano; infilai i pantaloncini che mi ero legato alla caviglia.
"Jacob che ci fai qua? Bella sta bene", mi disse Carlisle in tono gentile.
Sentii alle mie spalle, appena al limite della boscaglia, Leah e Seth pronti a scattare.
"Sì, certo", gli risposi ed entrai senza badare alla puzza di vampiro.
Bella non era in salotto come al solito, percepii il BIP lento del macchinario che la sorvegliava al piano di sopra ed il suo respiro debole.
Salii avendo alle spalle Carlisle; entrai e Bella subito tese le braccia verso di me.
"Bells che succede?", le domandai abbracciandola piano come se fosse una piuma delicata.
"Voglio parlarti. Da sola", disse guardando Carlisle.
Il dottore alzò le mani e se andò chiudendo la porta alle spalle.
"Jake...", disse sospirando e tamburellando sul pancione livido con le dita.
"Jake mi porteresti via da qui se te lo chiedessi?", domandò senza guardarmi in viso.
Portarla via? Ma stava delirando.
Sì probabile, colpa dei medicinali e della stanchezza.
Mi prendeva in giro? Sì, per forza!
"Bella ma che dici? Non dirai sul serio", le dissi senza rispondere alla sua domanda.
I suoi occhi caldi penetrarono nei miei.
"Non scherzo, Jacob. Voglio andarmene", disse stringendo i piccoli pugni e notai che la fede non c'era più.
"Che diavolo succede", pensai stupito.
Dov'era il suo bel vampiro? E tutti gli altri? C'era qualcosa che non andava.
"Prima spiegami cosa succede e perché Edward non è qua", le dissi quasi a modo di rimprovero.
Sospirò e la pancia sussultò piano provocando una smorfia sul suo volto pallido.
"Ho detto ad Edward che non voglio stare più con lui", mormorò ma le mie orecchie lo sentirono benissimo.
Il mio cuore fremette, esultò ma cercai di non far vedere la mia gioia.
"Ma Bells, che senso ha? Hai fatto tutto questo", dissi indicando il pancione livido.
"Ora molli il tuo vampiro?", le chiesi comunque stupito.
"Jake per favore. Portami via", disse ancora guardandomi.
"Come fai con il bambino? Non puoi muoverti. Rischi di romperti qualcosa ancora", sbottai per farla ragionare.
"Non lo so. Domani nasce, posso aspettare ancora un giorno", rispose pensandoci mentre creava dei cerchi sulla pancia; da sotto la pelle - quasi trasparente - si vedeva muoversi quella "cosa".
"Se sopravvivi posso pensarci ma non prima e neanche se diventi una vampira ok?", le dissi così per essere sicuro della sua scelta.
Non potevo andarmene in giro per La Push con una vampira.
Annuì con un sospiro e chiuse gli occhi sprofondando, poco dopo, in un sonno profondo.
Uscii dalla stanza e andai da Carlisle.
Lo trovai seduto nel suo studio che prendeva appunti, credo.
"Hai sentito tutto dottore?", gli domandai sapendo già la risposta.
Annuì e mi guardò.
"Non la capisco, Jacob", mi rispose con tono calmo.
"Neanche io, ad essere sincero. Ha fatto tutto questo e si sta lasciando uccidere per cosa? Per mollare Edward? Non lo so!", dissi alzando le mani al cielo e sbuffando.
"Credo che abbia capito. Magari è quello che desidera però preferisce un'altra vita. Penso che finalmente si sia resa conto del suo errore, Jacob", disse e mi guardò con i suoi occhi dorati.
"Sbaglio? Ora? Ma pensarci prima? Porca paletta!" , pensai alzando gli occhi al cielo.
"Ora che si fa ora? Se non dovesse sopravvivere?", domandai a Carlisle che aveva smesso di scrivere.
"Non lo so Jacob. Dobbiamo aspettare domani", rispose nello stesso istante in cui si sentì un urlo straziato provenire dal piano di sopra.
In un attimo io e Carlisle fummo di sopra.
Bella perdeva sangue dalle gambe, da in mezzo alle gambe.
La "cosa" aveva deciso da nascere un giorno prima e nel momento sbagliato.
"Dannazione!", pensai e mi si rivoltò lo stomaco; e in quel momento entrarono tutti gli altri.
"Bella!" urlò Edward allarmato.
Ringhiai.
Da fuori la casa si sentirono degli ululati, inconfondibili.
"Calmatevi tutti. Bella, Bella mi senti? Resisti. Lo tiriamo fuori!", disse allarmato Carslie.
Vidi Edward mettersi tra le sue gambe e affondò i denti nella carne; mi venne il vomito ma resistetti.
I suoi denti erano come una lama rovente nel burro e Bella urlava ancora e la "cosa" si dimenava.
Sgorgò altro sangue, arretrai.
Rosalie si avvicinò con un asciugamano bianco che si intrise di rosso vivo appena Carlisle appoggiò il bambino su di esso.
"È una femmina!", annunciò quasi trionfante la bionda.
Oh certo che bello, borbottai sarcastico. "Aiutate Bella!", continuai incazzato.
Non urlava più, respirava affannata e dolorante e mi cercava con gli occhi.
Mi avvicinai e le presi la mano.
"Sono qua, Bella", le sussurrai e lei annuì piano prima di perdere conoscenza.
"Ha perso troppo sangue", mormorò il dottore che era intento a ricucirla.
"Serve una trasfusione. Alice prendi il sangue che abbiamo di scorta.  Dovremo usare quello", disse.
"Fantastico, anche il sangue nel frigo", pensai disgustato.
Tenevo la mano di Bella, fredda e inerme.
"Non lasciarmi", sussurrai sentendo il suo cuore debole.
Non mi ero accorto che Alice era andata e tornata con sangue, Carlisle lo attaccò subito al braccio di Bella con una flebo e aspettammo  qualche reazione.
Erano passati 13 minuti esatti quando, finalmente, sentimmo il suo cuore riprendere un ritmo abbastanza normale.
C'eravamo io, Edward, Alice e Carlisle nella stanza ma sentivo la bionda giocare con il mostro nella stanza al piano di sotto.
"Bene", dissi lasciando la mano di Bella. "Torno subito", continuai e scesi al piano inferiore.
Andai nel salone dove Rosalie stava con la "cosa"; sentivo che rideva mentre faceva delle smorfie buffe.
"Ora l'ammazzo, e poi ammazzo la bionda", pensai avvicinandomi in silenzio.
Un momento dopo sentii una mano fredda sulla mia spalla e mi girai.
"No Jake. No", disse Edward e scosse la testa.
"Cosa no? Devo", pensai per non farmi sentire dalla bionda che si era girata e mi fissava da dietro il divano.
Stringeva la "cosa" al petto.
"Hai già Bella. Lasciami almeno mia figlia", sussurrò triste.
"Cosa significa?", mi girai verso di lui mentre lo chiedevo.
"Ha scelto te, Jacob. Non vuole stare più con me. Ha detto che forse è giusto così. Che stia con qualcuno simile a lei. La capisco", disse poco convinto ed amareggiato.
Rimasi a bocca aperta.
Si era decisa a stare con me.
Mi toccai la fronte con le dita continuando a non crederci.
"Va da lei Jacob", disse e poi si sedette vicino a Rosalie e alla sua bambina.
Salii di corsa, due gradini alla volta.
Bella era sveglia e il suo colorito era di nuovo rosa così come le sue labbra rosse.
Mi sorrise e ricambiai avvicinandomi a lei.
"Come stai?", le domandai mentre il mio cuore sembrava scoppiarmi in petto.
"Bene, Jake e tu?, rispose e rise.
"Io? Bene, direi!", risposi fin troppo contento.
"Hai visto... L'hai vista?", domandò abbassando gli occhi.
"No ma tu puoi vederla. Non mi importa", le dissi alzandole il viso.
Carlisle ed Alice uscirono lasciandoci soli.
La guardai negli occhi.
"Sul serio hai lasciato Edward?", le domandai.
Le sue guance divennero rosse per il sangue che affluì veloce, era imbarazzata.
Mi era mancato vederla così, le carezzai la guancia e sorrise.
"Sì, Jake. Sul serio, mi dispiace ma... ma ti amo Jacob", disse sussurrando l'ultima frase.
Mi amava? Sorrisi come un bambino a Natale.
"Ti amo anch'io Bells", le risposi con voce quasi strozzata e lei annuì.
Già lo sapeva, lo aveva sempre saputo.
Mi sedetti accanto a lei e appoggiai il viso sulla sua pancia, ora vuota.
Mi accarezzava i capelli e io sorridevo,  beandomene.

Erano passati due giorni.
Bella aveva trascorso quel tempo a casa Cullen per riprendersi e conoscere meglio la sua bambina.
L'aveva chiamata Renesmee Carlie: incrocio tra i nomi dei nonni.
Io non mi ero mai avvicinato alla bambina, non mi interessava, volevo solo portare a casa Bella.
La mattina del terzo giorno salutò tutti. "Rosalie prenditi cura di lei, come se fosse tua figlia", le disse prima di uscire dalla porta della casa lussuosa.
"Certo, Bella. Ogni tanto passa a trovarci", si raccomandò, già premurosa.
Salutò Edward ed Alice, Jasper ed Emmett e infine Esme e Carlisle.
Io ero appoggiato alla mia moto nera e l'aspettavo; arrivò con un bel sorriso in volto e in gran forma.
"Ciao Bells", la salutai con un bacio sulla guancia.
Salimmo sulla moto e partimmo sfrecciando lungo il vialetto di casa Cullen, per lasciarcelo alle spalle.
Forse per sempre.

Bella & Jacob: Passato, Presente, Futuro Stories to obsess over. Discover now