Capitolo 1

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Il volo sembrò durare un'eternità, fremevo al solo pensiero di poter finalmente mettere piede in quella città che tanto avevo desiderato. Alla fine, anche provandoci, non dormii neanche un secondo, ero troppo emozionata per chiudere occhio.
Non appena arrivai, ad aspettarmi c'era Josh Hunrey, il proprietario della casa in cui sarei stata per tutto l'anno. Era un uomo sulla cinquantina, bassino e grassoccio. Aveva un'aria abbastanza simpatica e sorrideva tenendo in mando un cartello con il mio nome sopra: Isabella Miceli. Non appena lo vidi mi diressi subito verso lui, e sorridendo gli tesi la mano, lui la strinse e mi sorrise
"Salve signor Hunrey, sono Isabella. È un piacere conoscerla" dissi cercando di utilizzare una pronuncia quanto meno decente, in mio Inglese non era male, era una lingua che avevo sempre studiato volentieri.
"Piacere mio, Isabella. Com'è andato il viaggio?"
"È andato bene. Mi è sembrato lunghissimo, non vedevo l'ora di arrivare"
Fece un sorriso tenero e comprensivo, come se mi vedesse come una piccola bambina felice.
"Allora che aspettiamo? Londra ti aspetta" disse felice.
Ci indirizzammo verso l'uscita, lui mi parlò un po' di se e della sua famiglia e io gli parlai dell'Università e del perché avevo scelto proprio Londra. Era un uomo davvero eloquente e non si fermò per un solo secondo di parlare, io cercavo di stargli dietro, tentando di capire ogni cosa, ma molto mi sfuggiva, sia perché dovevo abituarmi all'idea che inglesi parlassero ad un velocità incredibilmente esagerata, sia perché ogni tanto mi perdevo osservando Londra fuori dal finestrino, era meravigliosa.
Arrivammo in questa strada incredibilmente illuminata, era vicino al centro di Londra. Mi ero informata bene sulla scelta della casa, volevo fosse al centro, dove la magia di Londra potesse regalarmi attimi di infinita bellezza ogni volta che ne avevo voglia.
"Arrivati" disse il signor Hunrey
Mi fece strada verso un grande portone di vetro, entrammo dentro e tutto era molto elegante e raffinato, quasi fosse un film.
Prendemmo l'ascensore e il signor Hunrey premette il numero 4.
"La casa ti piacerà" mi disse interrompendo chissà quale lungo discorso.
"Ne sono sicura" sorrisi io
Non appena aprì il mio appartamentino rimasi sbigottita, era bellissimo.
C'era un grande salone, con un divano centrale ad L, di fronte ad esso un enorme tv e un tavolino, successivamente un tavolo a sei posti e invece del muro una meravigliosa vetrata dal quale si poteva vedere tutta Londra illuminata.
"È bellissimo signor Hunrey, davvero"
"Sapevo ti sarebbe piaciuta. Continuiamo il giro"
A sinistra c'erano due porte, una porta bianca e meravigliosamente lavorata, portava a una cucina, era incredibilmente moderna e accessoriata, pensai che non avrei mai usato tutte quelle cose, io non ero mai stata un portento a cucinare. C'era un'isola enorme con sgabelli in legno, mi vedevo già fare colazione li. L'altra porta invece conduceva a un piccolo bagno splendidamente decorato.
Ritornammo nel salone e prendemmo la scala che si trovava a destra, salimmo sopra, c'era un piccolo corridoio e tre porte, in una, quella all'estrema sinistra c'era un grande bagno, con vasca idromassaggio e uno specchio davvero enorme, nella porta al centro invece c'era la mia stanza, era incredibilmente bella ed elegante, un grosso letto matrimoniale con testiera in ferro battuto regnava al centro della camera, poi c'era un grande armadio, era altissimo, e una scrivania. Nella porta all'estrema destra c'era invece un piccolo stanzino.
"E questo è tutto. Spero ti piaccia e spero la tua permanenza qui sia di tuo gradimento, Isabella. Se ti serve una mano, per qualunque cosa, non esitare a chiamarmi, il mio numero ce l'hai già. Ti ho lasciato un post-it nel frigo, c'è il numero di una pizzeria qui vicino, ormai sono le 21:00 e non c'è nulla da mangiare, puoi ordinare una pizza se ti va"
"Grazie mille signor Hunrey, è stato davvero gentilissimo"
"Dovere. Adesso vado, mi aspettano per cena. Arrivederci"
"Arrivederci" dissi sorridendo e chiudendo la porta. Mi voltai e sorrisi, quella era casa mia.
Chiamai subito i miei, volevo dirgli ogni cosa, parlammo un po e poi staccai. Ordinai una pizza, avevo davvero fame. Arrivarono subito e io mi sedetti nella grande isola della cucina a mangiare. Mi sentivo un po sola e spaventata, era tutto nuovo e in più non ero mai stata così lontana da casa, ma dovevo farcela, era quello che avevo sempre voluto. La paura non mi avrebbe bloccata, sarei stata forte e ci sarei riuscita. Possiamo essere capaci di ogni cosa, basta solo trovare la forza, e quella sta sempre dentro noi.
Sistemai un paio di cose e andai a letto stanca, l'indomani sarebbe stata una lunga giornata.

Blank space (Niall Horan)Dove le storie prendono vita. Scoprilo ora