Cap. 1 - La scoperta della verità

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La mia storia ebbe inizio anni fa, sulla Terra, dove i miei genitori dovettero abbandonarmi in tenera età e con non poca sofferenza al fine di tenermi al sicuro, e dove vissi buona parte della mia vita. Come facevo a sapere di non essere di questo Pianeta? Avevo sempre sospettato di non essere come tutti gli altri, non solo per quella sorta di maledizione che mi era stata lanciata alla nascita e per il fatto che sembravo non invecchiare nonostante gli anni che passavano, ma anche perché nella mia culla era stata lasciata una lettera scritta in un'altra lingua non terrestre, che sebbene mi fosse estranea, riuscivo a leggere e comprendere perfettamente come se la conoscessi da sempre.

Riguardo invece a quella che definisco come la mia maledizione, devo confessare che purtroppo sin da piccola, non riesco a vedere i colori e fu difficile accettare di non poter vedere il mondo così come lo vedevano gli altri, più che altro perché ciò mi aveva reso oggetto di scherno fino a quando non mi trasferii per studiare in un'altra città. Coloro che mi stavano accanto, tra cui i miei genitori adottivi, avevano cercato in ogni modo di capirne le cause e di starmi vicino, ma la risposta che ricevevano dai dottori che mi visitavano era sempre la stessa: « vostra figlia sta bene, i suoi occhi sono sani. Sta solamente cercando delle attenzioni da voi ». Per mia fortuna, però, loro mi credevano e fu meno pesante sopportare questa condizione durante i miei anni di crescita.

Quando andai a vivere per conto mio e iniziai a lavorare, però, cominciarono ad accadermi cose strane: nella mia mente, sentivo voci maschili parlare in un'altra lingua e avevo frequenti mal di testa. Cercai anche in questo caso di farmi aiutare ma i dottori non facevano altro che dirmi che era stress, che dovevo prendere le medicine oppure che dovevo solo rilassarmi, andare in vacanza. Io però sentivo che non era quello il problema e che c'era molto di più, probabilmente qualcosa di legato al mio passato o ai miei genitori naturali. Un giorno mentre rientravo a casa, trovai nella mia posta una lettera indirizzata a me, scritta in quella lingua non terrestre e mi avviai di corsa nel mio appartamento per aprirla e leggerne il contenuto: forse finalmente stavo per avere le risposte che cercavo da una vita. Una volta aperta, il contenuto mi lasciò alquanto perplessa:

« Incontriamoci questa notte a mezzanotte nel campo sportivo che si trova fuori città. Lì ti darò tutte le risposte cerchi »

Inizialmente pensai fosse uno scherzo di pessimo gusto, ma essendo comunque la sola a sapere di non essere di quel Pianeta non potei fare altro che autoconvincermi ad andarci: forse chi mi aveva scritto, sapeva davvero cosa stessi cercando ed era a conoscenza di questo mio segreto.

Quella notte mi avviai con la mia macchina nel luogo stabilito per l'incontro ed ero davvero agitata. Chi avrei trovato lì? E se fosse stato un mostro? Di solito gli alieni non sono mai di bell'aspetto e se nei miei anni di vita terrestre avevo imparato qualcosa dai film, questa era sicuramente che non erano quasi mai pacifici. Temetti un secondo per la mia vita ma ormai mi stavo dirigendo lì ed io necessitavo davvero sapere cosa mi stesse succedendo. Giunta nel luogo dell'appuntamento, nell'oscurità, scorsi una figura che mi parve piuttosto umana e mi sentii meno spaventata all'idea di quell'incontro.

« Tu devi essere Vera. Piacere, sono Thor. Dio del Tuono, futuro Re di Asgard »

« Sì, sono io. Piacere. Allora dimmi, tu cosa ne sai di me? Hai detto che mi avresti dato risposte. »

« Ogni cosa a suo tempo. Ora non abbiamo un minuto da perdere quindi so che è strano dirtelo appena presentati ma devo chiederti di avvicinarti e stringerti forte al mio corpo. Devo portarti con me ad Asgard immediatamente e non sarà un piacevole viaggio in macchina. »

« Cosa? Asgard? Cos'è Asgard? E poi io non posso andare da nessuna parte! Domani devo.. »

E senza nemmeno farmi continuare il discorso, mi afferrò per la vita e, dopo aver fatto roteare il martello che aveva con sé, ci lanciammo in alto alla velocità della luce: quel viaggio fu la cosa più spaventosa che feci nella mia vita ma per mia fortuna durò meno di dieci secondi.

Chasing ColoursCerita yang bikin terobses. Temukan sekarang