Parte 1 senza titolo

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Vissi per anni con Isabella e con lei passai la mia infanzia. Infanzia bellissima e straordinaria, ricordo, ma troppo breve per la sua innocenza e la sua bellezza. Ricordo le nostre chiacchierate, i nostri sguardi e la nostra amicizia come le cose più preziose che ricordo. Ricordo bene i luoghi in cui eravamo soliti stare e le nostre risate. Vivevamo in un castello su dolci colline, sempre cullate dal sole. Uscivamo almeno due volte la settimana, facendo lunghe passeggiate sui diversi sentieri che costeggiavano la nostra dimora; erano sentieri isolati e nel loro silenzio eravamo entrambe davvero in pace. Stavamo fuori giornate intere, e non rientravamo che a sera inoltrata. Però la notte dormivamo ben poco: era il regno della sorpresa e dell'incanto così preferivamo sederci su due vecchie sedie e parlavamo e leggevamo libri di terre lontane; ci sembrava così di non abitare nemmeno più nel castello, ma nei luoghi sognati. Stavamo lì per ore, finché l'aurora non ci risvegliava dai sogni. La mattina la passavamo sui prati della dimora; ci divertivamo a veder le nuvole di passaggio e ad assegnar loro forme diverse: per noi lassù avvenivano continuamente avventure fantastiche. Tutto ciò durò per anni, fino a quando, presa da un male incurabile, ne morì. E lì morii anche io. Ero tormentato da rimorsi, pensavo di non aver fatto il massimo durante i momenti passati con lei. La continuai a vedere nel giardino, ogni giorno più bella, ma lei non mi vedeva né mi poteva vedere, perché fatta di vento e memoria; persi completamente il contatto con la realtà, di modo che io vivevo ancora con lei in un mondo reale ma la verità è che ero ormai pazzo. Passai continuamente il mio tempo in poltrona, ad ricordare ciò che avevamo fatto assieme e riviverlo, ma non mi recai mai nei luoghi che effettivamente ci avevano visto felici; non avrei retto. In realtà, non ressi nemmeno a stare continuamente inerte: mi ammalai, dello stesso male che un tempo aveva ucciso Isabella. Passai i miei ultimi giorni di vita a letto, a leggere e rammaricarmi ancora, di non aver potuto vivere abbastanza con Isabella. All'improvviso lei mi apparve, con candide parole mi parlò per la prima volta da quando fu morta: "Tu non hai alcun debito con me, perché continui a pensarmi in questo modo? Svegliati. Non mi devi nulla, ripeto. Abbiamo vissuto la vita migliore possibile,a che pro essere infelici?". Poi scomparve, com'era venuta. Mi stava dicendo: vai avanti, ma non ci riuscii. Perché vivere, se non pensavo a lei? Così non andai avanti, ma presi una corda. E quando chiusi gli occhi, in fondo al mio animo vidi Isabella, che scuoteva la testa.

IsabellaWhere stories live. Discover now